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Fatti, tempi e coincidenze dell’inchiesta Toti. Il governatore è stato un target dello spionaggio di Striano

Nelle 656 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare si parla di un sistema corruttivo per cui il presidente della regione Liguria avrebbe messo la propria funzione a disposizione di manager e imprenditori. Licenze e concessioni sbloccate in cambio di finanziamenti al comitato elettorale. Il tutto per meno di duecentomila euro. Fatti vecchi anche di quattro anni. Le esigenze cautelari scattano ora per il rischio di reiterazione e inquinamento prove

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Fatti, tempi e coincidenze dell’inchiesta Toti. Il governatore è stato un target dello spionaggio...

Ci sono i fatti, i tempi e anche le coincidenze. L’indagine che ha portato agli arresti domiciliari per corruzione elettorale il presidente della Liguria– ora sospeso – Giovanni Toti e altre nove persone inizia nel 2020. Nelle 650 pagine dell’ordinanza si parla di “un sistema”, quello di Toti, che sarebbe a questo punto destinato a crollare. La richiesta di arresto del pm è arrivata il 27 dicembre 2023, il 30 aprile scorso c’è stata un’integrazione. Il 6 maggio, lunedì, il via libera del gip di Genova Paola Faggioni. Le pattuglie della Guardia di finanza sono andati a “prenderlo” alle tre del mattino mentre dormiva all’hotel Lolli di Sanremo, il trattamento riservato in genera ad un pericoloso latitante in cerca della fuga. Al tempo stesso il cronista non può non notare che il nome del presidente Toti era nella lista di centinaia di politici, manager e uomini di affari attenzionati in modo un po’ ossessivo dell’ufficiale della Guardia di Finanza  Pasquale Striano distaccato alla Procura nazionale antimafia dai primi anni Duemila.

Uno dei target

 Ve lo ricordate? Parliamo dell’addetto alle banche dati della Dna sulla cui attività illegale hanno messo gli occhi prima il procuratore antimafia Giovanni Melillo e poi il procuratore di Perugia Raffaele Cantone. Entrambi andarono in Parlamento a denunciare “il colabrodo delle nostre banche dati investigative” e “il verminaio che veniva fuori tracciando l’incessante attività di accesso illegittimo da parte di Striano”. Ci furono stupore, sgomento. E tante domande: per chi lavora Striano; non può aver fatto tutto da solo; a  chi sono servite quelle informazioni; chi le ha richieste e perchè. Una centrale di spionaggio e raccolta dati inquietante iniziata nel 2019 e chissà per quanto sarebbe andata avanti se l’analista Striano, o ancora altri con lui,  non avesse scaricato dai server (autunno 2022, nasceva il governo Meloni) informazioni sul ministro Crosetto. Il quale, una volta trovati molti dettagli della sua vita  spiattellate sui giornali, ha denunciato tutto alla procura di Roma. E ha preteso che si andasse fino in fondo: Così è stato, anche se c’è voluto più di un anno e mezzo. Rintracciare Striano è stato facile (gli accessi avvengono tramite codici di ingresso che lasciano la firma). Il fenomeno si è rivelato molto più vasto del previsto: “Gli accesi illegali sono molto frequenti, anche durante le nostre indagini ce ne sono stati altri” spiegò il procuratore Cantone letteralmente allibito del numero di file scaricati da Striano.

Da allora - erano i primi di marzo - nulla più si è saputo dell’inchiesta. A parte qualcuno dei nomi di politici - e non solo - che erano stati oggetto delle ricerche di Striano. Su qualcuno di questi target - ad esempio il presidente della Federcalcio Gravina - sono stati avviati fascicoli di indagine dalla procura di Roma. Su altri nomi le indagini della procura (in questo caso Firenze) sono state precedenti la scoperta della “centrale dei dossier”, ad esempio l’inchiesta Open con il coinvolgimento di Matteo Renzi e altri ancora. Tutte inchieste che al momento, a parte il grande rumore mediatico, non hanno prodotto nulla sul piano giudiziario.  Tra le migliaia di target di Striano c’era anche il presidente della Liguria Giovanni Toti. Gli accessi illegali risalgono al biennio ’20-’21, almeno per quello che è stato possibile sapere in base alla documentazione depositata in Commissione antimafia. L’inchiesta di La Spezia parte nel 2020, per un sospetto caso di voto di scambio. Perchè Striano cercava materiale su Toti  proprio in quei mesi? Nessun magistrato della procura antimafia ligure aveva incaricato la Dna di fare indagini sul governatore. E allora, perchè? Perchè aveva vinto le elezioni per la seconda volta? Perchè era arrivato qualche input dai colleghi della Guardia di finanza di La Spezia? Mistero che chissà se mai saremo in grado di risolvere. Dalla procura di Perugia non ci sono novità sull’inchiesta Striano. Dalla Commissione antimafia tutto tace. E dire che tra febbraio e marzo sembrano fosse a rischio la stessa sicurezza dello Stato.

Approfondimenti necessari

Ora però la coincidenza Striano-Toti può, deve, essere degna di qualche approfondimento. “L’attività di dossieraggio, lo spiare dal buco della serratura cariche istituzionali, politici, o comunque personalità in vista - scrisse in quelle ore Toti - credo sia il frutto malato di una mentalità che si è ormai diffusa in questo Paese cioè che ci sia sempre qualcosa di marcio, qualcosa di nascosto, qualcosa di torbido. È la conseguenza malata di un odio sociale diffuso, che ha trasformato il merito e il consenso in qualcosa da punire, legato a imbrogli e non a capacità. È la voglia di abbattere per sentirsi uguali invece di impegnarsi per sentirsi migliori”. Parole amarissime. Soprattutto alla luce di decine e decine di inchieste giudiziarie che negli anni hanno fatto molto rumore mediatico, certamente rovinato la carriera politica di tanti amministratori salvo poi sgonfiarsi come soufflé alla prova del processo.

L’ordinanza

“E’ tranquillo e saprà spiegare tutto” dice l’avvocato Stefano Savi, legale di Giovanni Toti. Il Presidente della Regione Liguria, sospeso dall’incarico, è nella sua casa in provincia di La Spezia e sta rileggendo una dopo l’altra le 656 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip della  procura di Genova Paola Foggiani. Non è una lettura “facile” da parte dell’indagato Toti e delle altre otto persone coinvolte tra cui il capo di gabinetto Matteo Cozzani, manager come Paolo Signorini, ex presidente dell’Autorità portuale e attuale ad della multiservizi Iren, o Aldo Spinelli, ex patron del Livorno e del Genoa. Pagine e pagine di intercettazioni telefoniche e ambientali, mezze frasi ricostruite in parte perchè la fonetica spesso tradisce e non aiuta. Come il 17 settembre 2021 quando Toti è al telefono con l’imprenditore Spinelli  e parlano  “del rinnovo della concessione del terminal Rinfuse”. Dice Toti: “Il 29 va la tua roba… ricordati che io sto aspettando anche una mano eh…!!!” (la polizia giudiziaria trascrive spesso con puntini di sospensione e punti esclamativi). E Spinelli: “Ma anche l’Enel”. Toti: “Si ma ci dobbiamo vedere dai”. O un’altra conversazione, secondo il gip altamente indiziaria. E’ il 15 febbraio 2023. “Era lo stesso Toti – scrive il gip – a telefonare a Spinelli per comunicargli di aver appena sbloccato in Regione una pratica di suo interesse e contestualmente gli chiedeva denaro in vista delle imminenti elezioni”. A supporto di questa accusa, il gip riporta la telefonata: Toti: “Guarda che abbiamo risolto il problema a tuo figlio sul piano casa di Celle, ora facciamo la pratica, si può costruire, l’abbiano risolto stamattina. Quando mi inviti in barca? Così parliamo un po’ che ora ci sono le elezioni. C’abbiamo bisogno di una mano”.

Quattro anni di indagini

Il gip ha messo insieme quasi quattro anni di indagini – le prime intercettazioni sono del 2020 – e diversi filoni di indagine. L’inchiesta è partita nel 2020 a La Spezia da un’ipotesi di corruzione elettorale. Gli atti furono poi trasmessi a Genova che avrebbe scoperto quello in ambienti giudiziari viene chiamato “il vaso di pandora”. Emerge per prima la figura di Matteo Cozzani, il capo di gabinetto di Toti e coordinatore della lista “Cambiano con Toti presidente”che “già nella campagna elettorale  2020 agì su mandato di Giovanni Toti, insieme ai fratelli Testa, rappresentanti della comunità riesina genovese”. Si tratta del clan Cammarata del mandamento di Riesi e che negli anni ha rafforzato la sua proiezione nella città di Genova. Secondo l’accusa, Cozzani avrebbe agito per ottenere il voto degli appartenenti della comunità resina di Genova promettendo posti di lavoro ad amici e parenti del clan. Va anche detto che in un’altra intercettazione proprio Cozzani, parlando con Toti, suggerisce di “lasciar perdere quelli che ci portano in galera”.

650 pagine, vari filoni di indagine

Insomma, oltre seicento pagine così, non sono facili da leggere. Anche perché costringono ad un lavoro di memoria e contestualizzazione che può essere ginnastica dolce per un delinquente ma sono invece massacranti per un amministratore convinto di aver agito con trasparenza. Saranno settimane lunghe e complesse.  La difesa proverà a dimostrare che i finanziamenti elettorali ci sono stati ma che sono tutti trasparenti e bonificati. Circa le praticghe edilizie e le concessioni sbloccate diranno i riscontri alle indagini se son state il prezzo per i finanziamenti elettorali o se sono state legittime. Se esiste un rapporto di causa-effetto tra loro. Il giudice è sicuro, anche sulla base delle numerose intercettazioni, della coincidenza elettorale. “Si osserva che in occasione e in concomitanza di ciascuna delle quattro competizioni elettorali che si sono susseguite nell’arco temporale della presente indagine (circa 18 mesi) - elezioni amministrative di Savona (ottobre 2021), di Genova (ottobre 2022), elezioni politiche nazionali (ottobre 2022) ed amministrative di Ventimiglia e Sarzana (maggio 2023) - Toti, pressato dalla necessità di reperire fondi per la campagna elettorale, ha messo a disposizione il proprio ruolo i favore di interessi privati in cambio di finanziamenti reiterando il meccanismo con diversi imprenditori. In alcuni casi - sottolinea il gip - è stato lo stesso Toti a chiedere esplicitamente il finanziamento promettendo al privato provvedimenti al lui favorevoli o addirittura ricordando di aver fatto la sua parte”. 

Le esigenze cautelari

C’è tanto, quasi tutto, da dimostrare in questa indagine. “Sono ancora in corsi alcuni approfondimenti investigativi” si legge nell’ordinanza. I provvedimenti amministrativi erano legittimi o illegittimi? Da quanto tempo erano bloccate le pratiche? Sbloccarle è stato un favore o un dovere? Quante altre ne sono state sbloccate nel stesso periodo? I finanziamenti al Comitato Toti sono bonificati? “Particolarmente significativo - scrive il giudice - il comportamento tenuto da Toti poiché nel corso delle indagini ha sempre cercato di scegliere luoghi riservati (la barca o la casa di Spinelli), per scambiare specifiche richieste di favori”.  Vale anche qui la pena sottolineare, da quanto emerge dalle carte, che Toti avrebbe accettato il patto corruttivo per un totale di 194 mila euro. Una cifra abbastanza irrilevante per il comitato elettorale di qualunque presidente di regione.  

Gli arresti domiciliari sono scattati per “il pericolo attuale e concreto che l’indagato commetta altri gravi reati”, in particolare “che possa reiterare in occasione delle prossime elezioni analoghe condotte corruttive, mettendo al propria funzione al servizio di interessi privati in cambio di utilità per sè e per gli altri”. Il giudice parla di “sistematicità del meccanismo corruttivo”. E indica l’inquinamento probatorio come motivo per procedere con urgenza all’arresto. C’è il rischio che l'indagato “si ponga in contatto con altri indagati per elaborare una strategia comune”, oppure che contatti persone “in grado di fornire circostanze utili ai fini di una conveniente ricostruzione degli eventi”. E’ per queste “gravissime circostanze” che gli uomini della Finanza sono arrivati alle tre del mattino all’hotel di Sanremo dove il presidente della Regione alloggiava per motivi istituzionali.  Quattro anni dopo i primi fatti. E per tornare a Striano, non deve sfuggire che se sarà dimostrato che i suoi accessi per quanto illegittimi, cioè non richiesti da un magistrato, sono stati poi utili ad un’inchiesta, alla fine se la potrebbe cavare con tanto rumore per nulla.  

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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