[Il punto] F-35 Joint Strike Fighter, quando le promesse elettorali non vengono rispettate. Le responsabilità del M5S

L’argomento è tornato di moda quando la Difesa ha confermato l’acquisto di 90 cacciabombardieri prodotti dalla statunitense Lockheed Martin per un costo stimato in almeno 14 miliardi. La decisione di restare dentro il progetto non è stata accolta con soddisfazione dagli ambienti pacifisti vicini al Movimento. L'ex Capo di Stato maggiore dell'Aereonautica Pasquale Preziosa: "Gli F35 sono trategici". Luca Marco Comellini (Pdm): "Dietro front del governo utile al Paese"

F-35 Joint Strike Fighter
F-35 Joint Strike Fighter

Sino a qualche settimana fa sembrava che il dibattito nel mondo politico e nella società civile sulla partecipazione dell’Italia al programma F-35 Joint Strike Fighter si fosse irrimediabilmente sopito. L’argomento è invece tornato di moda quando la Difesa ha confermato l’acquisto di 90 cacciabombardieri prodotti dalla statunitense Lockheed Martin per un costo stimato in almeno 14 miliardi di euro. La decisione di restare dentro il progetto non è stata accolta con soddisfazione dagli ambienti pacifisti vicini al Movimento. La miccia, riaccesa un mese fa dalla ministra della Difesa Trenta, è stata tenuta in vita dal sottosegretario Angelo Tofalo: “Il M5S è da sempre contrario ai caccia F-35, ma si tratta di un programma partito nel 1998 e sarebbe irresponsabile interromperlo ora, anche se stiamo studiando nei dettagli il dossier”, ha detto Tofalo in un’intervista rilasciata all’Ansa. “Questo governo non ha ancora cacciato un solo euro, tutti gli ordini sono stati fatti dai governi precedenti”, ha aggiunto rafforzando quanto già sostenuto dalla sua ministra.

Insomma, il M5S sostiene di non poter rinunciare all’F-35 l’Italia perché ormai i giochi fatti da altri. Interessante in questo senso l’osservazione di Toni De Marchi che qualche giorno fa sul Fatto Quotidiano ha scritto: “Per i gialloverdi, adesso, il problema è come montare la cortina di disinformazione che attenui l’effetto di questa probabile, ennesima retromarcia dopo TAP, TAV, Ilva”.  Quella di De Marchi è solo un’opinione, ma è provato che i 5 Stelle sino a quando erano all’opposizione hanno attaccato a testa bassa l’ex ministra della Difesa Pinotti, con lo slogan cantato nelle piazze e in parlamento “cancelliamo l’F-35, cancelliamo l’F-35”. Quella frase è ora stata confinata nel dimenticatoio, eppure Di Maio nel 2013 su Facebook aveva sostenuto che “l’F35 non è nient’altro che un costosissimo e ipocrita Reddito di Cittadinanza: compriamo aerei inutili perché una parte dei componenti venga prodotto negli stabilimenti italiani per dare lavoro a fabbriche sull’orlo del baratro?”. Le cose cambiano. Evidentemente.

La questione è stata ripresa anche da Luca Marco Comellini, collaboratore di Radio Radicale e segretario del partito per la tutela dei diritti dei militari (Pdm), che in una intervista rilasciata a “formiche” (“Ecco perché sarebbe da irresponsabili interrompere il programma F-35") ha riscontrato qualche incongruenza fra quanto sostenuto dal sottosegretario e la linea tracciata nel programma elettorale dei 5 Stelle. “Dopo la consistente riduzione di 41 aerei ottenuta dai Radicali nel 2012, non ha più senso, né lo ha mai avuto, la posizione del M5S di accesa contrarietà al programma F35. Quella dei grillini era, ed è, una battaglia ideologica insostenibile”, ha detto a TiscaliNews Comellini. Che poi ha precisato: “Non serve arrivare ad essere il sottosegretario alla Difesa per capire che l'operatività delle nostre forze armate è strettamente legata alla capacità aerea che può essere espressa nell'ambito di una coalizione e in ogni condizione, né serve una particolare intelligenza per comprendere che i mezzi aerei come tutte le macchine hanno una vita operativa conosciuta e conoscibile fin dalle prime fasi della progettazione e quindi della decisione di spesa assunta dal Parlamento”.

Per il segretario del Pdm, “serve una particolare lungimiranza per sapere razionalizzare, in modo adeguato alle mutate esigenze di sicurezza, le poche risorse disponibili. Con la loro azione i Radicali, senza incidere sulla capacità aerea dello strumento militare che in quegli anni stava subendo degli stravolgimenti non sempre logici, seppero determinare un risparmio di spesa di 5,4 miliardi che, invece di essere utilizzato per le esigenze dei cittadini (salute, scuola, lavoro), venne poi destinato dai altri governi al finanziamento della c.d. “legge navale” voluta per dotare la Marina di nuove navi a fronte di un piano di dismissioni delle unità navali in servizio che poi si rivelò in parte non veritiero”. In buona sostanza, quando il governo Monti accolse la riduzione degli ordini di acquisto la decisione non fu è casuale né azzardata. “Ben venga quindi il ripensamento del M5S sulla questione F35 ma non posso non evidenziare – ha concluso Comellini - come questa inversione di marcia sia l'ennesima dimostrazione che il Movimento in fin dei conti si sta rivelando un partito politico sempre più uguale agli altri in fatto di promesse che non possono essere mantenute ma che, nonostante tutto, continuano ad essere fatte perché sembrano essere l'unico modo per il M5S per raccogliere consensi”.

Se le cose restano così, gli F35 non si toccano. La loro utilità nel sistema Difesa del nostro Paese era stata confermata dal già capo di Stato Maggiore dell’Aereonautica Pasquale Preziosa, che in una intervista rilasciata al nostro quotidiano ha sostenuto che “il sistema F35 garantirà per almeno 40 anni il desiderato livello di superiorità tecnologica e l’indispensabile precisione d’ingaggio degli obiettivi e degli effetti da conseguire.  “F35, in particolare la versione a decollo corto (STOVL) – ha spiegato il generale ora docente di strategia alla Nicolò Cusano - è stato individuato come strumento indispensabile per rispondere all’esigenza dell’aviazione militare di proiettare la capacità operativa necessaria, in tempi rapidi e con il minor supporto logistico possibile, nei prevedibili contesti d’impiego fuori area caratterizzati dalla disponibilità di aeroporti non attrezzati con piste corte”.  L’F35, sempre secondo Preziosa, permetterà inoltre di realizzare importanti risparmi nella logistica garantendo “la capacità operativa e il livello d’interoperabilità necessarie per operare in coalizione”. Affermazioni piantate nella roccia sulla sicurezza nazionale. A questa conclusione sono ora giunti anche i 5 Stelle. Sorge spontanea una domanda: ma era questo che avevano promesso agli elettori? Ovviamente no, ma si sa le cose cambiano.