Europee. Tre cartelli elettorali proveranno a ‘rubare voti’ al Pd. Più Europa al centro, i Verdi e la Sinistra

E’ tornato anche Rutelli, ma il suo partito personale non avrà il numero di firme necessarie per riuscire a presentarsi alle elezioni: dovrà accontentarsi di confluire nelle liste di ‘Più Europa’. Immancabile, poi, come a ogni elezione, la presentazione di più partiti che recano la falce e martello nel simbolo, a partire dal Partito comunista italiano di Marco Rizzo

Europee. Tre cartelli elettorali proveranno a ‘rubare voti’ al Pd. Più Europa al centro, i Verdi e la Sinistra

Quando, il giorno del deposito dei simboli elettorali presso il Viminale, si è scoperto che era presente anche quello del Pde (Partito democratico europeo) di Francesco Rutelli, la sensazione è stata straniante. Ma come? E’ tornato Rutelli? Pare di sì, ma il suo partito personale non avrà il numero di firme necessarie per riuscire a presentarsi alle elezioni: dovrà accontentarsi di confluire nelle liste di ‘Più Europa’. Immancabile, poi, come a ogni elezione, la presentazione di più partiti che recano la falce e martello nel simbolo, a partire dal Partito comunista italiano di Marco Rizzo.

La dispersione elettorale, male endemico della sinistra

La dispersione politica-elettorale, come le scissioni, sono uno dei mali endemici di cui soffre la sinistra italiana e, da quando esiste, anche il centrosinistra. E così, il centrodestra non avrà concorrenza, a destra, se si esclude Casa Pound, e neppure i 5Stelle ne avranno, nel loro campo di azione. Invece, il Pd di concorrenza – e ‘concorrenti’ – ne avranno diversi, sia al centro che a sinistra. In pratica si tratta di tre liste (Più Europa-Italia in Comune-Psi, Verdi-Possibile, la Sinistra) che rischiano di togliere al Pd – il quale porta a casa solo l’entende cordiale con gli ex scissionisti di Mdp – quella manciata di voti utili a raggiungere l’obiettivo che si è prefisso il segretario, Nicola Zingaretti, per le Europee: superare, seppur in discesa, l’M5S nei voti.

Ovviamente, il rischio concreto è che nessuna di queste liste riesca a superare la soglia di sbarramento, fissata al 4% imposta dalla legge elettorale in vigore per le Europee (proporzionale puro con preferenze e alternanza di genere), ma la possibilità che il Pd non riesca ad agguantare l’M5S, per la seconda posizione, come partito più votato, è reale. Ma vediamo da chi sono composte le liste e i loro candidati.

Più Europa corre sotto il vessillo dell’Alde

Partiamo dal centro dello schieramento, cioè da Più Europa. Nata come partito bicefalo – in quanto formato dagli ex radicali del Partito radicale e della lista Bonino e dalla lista Centro democratico di Bruno Tabacci, che ha garantito l’elezione del nuovo segretario portando dietro le sue ‘truppe cammellate’ (1500 iscritti su un totale di 5 mila) – alcuni mesi fa, Più Europa ha scelto, al congresso, il suo segretario, Benedetto Della Vedova, ha un nume tutelare, Emma Bonino, e una struttura organizzativa assai leggera.

I tentativi di Zingaretti di trovare un accordo politico in vista delle Europee sono naufragati praticamente subito, ma più per ragioni tattiche che politiche. ‘Più Europa’ vuole pesarsi, alle Europee, per poi trattare da posizioni di forza, con il Pd, a eventuali elezioni politiche. Certo, la distanza è data anche dalla collocazione europea: +Europa si iscriverà, se avrà eletti, nel gruppo dell’Alde di Guy Verosthaldt (e di Macron), mentre gli eletti del Pd andranno tutti nel Pse.

Dentro ‘Più Europa’, però, si sono accorti subito che cercare di superare, da soli, l’asticella del 4% era impresa improba e hanno, dunque, cercato subito dei nuovi alleati. Solo che si tratta di movimenti piccoli, o minuscoli, o ancora in nuce. E’ andata in porto l’intesa con il movimento civico fondato dal sindaco di Parma, pentastellato delle origini e poi cacciato dal movimento, Federico Pizzarotti.

L’alleanza con il movimento ‘Italia in comune’

Si chiama ‘Italia in comune’, il movimento di Pizzarotti, ha arruolato un po’ di sindaci e amministratori locali sparsi nella Penisola e come coordinatore nazionale ha eletto Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, che si candiderà. L’accordo tra ‘Più Europa’ e Italia in comune ha avuto, però, una vittima sacrificale, i Verdi. Il piccolo partito – sigla storia dell’ambientalismo italiano – aveva stretto un’alleanza con Pizzarotti che è andata in fumo a causa dell’ostilità dei liberal-democratici di Della Vedova di ‘farsi entrare in casa’ un mondo, i Verdi, da cui sono divisi, storicamente, per le battaglie sui temi nucleare e ambiente.

Rispetto al ‘divorzio’ dal Pd, Della Vedova si limita a dire che “per colpire meglio uniti è bene marciare divisi”, ma la divisione dal Pd c’è e pesa. Zingaretti ha ‘scippato’ a +Europa un nome come quello di Carlo Calenda, alfiere della battaglia europeista, che avrebbe candidato volentieri. I liberal-democratici stanno pensando, proprio in queste ore, di candidare l’ex sindaco di Roma, ‘cacciato’ dal Pd, Ignazio Marino nelle proprie liste. Dispetti e sgambetti che pongono i due partiti in diretta competizione. Non è neppure scontato, alla fine, che Emma Bonino, oggi senatrice eletta nei dem, accetti di fare da capolista proprio perché, almeno lei, vorrebbe evitare il ‘frontale’ con il Pd.

L’accordo con il piccolo Psi

Negli ultimi giorni, infine, Più Europa ha chiuso l’accordo anche con il piccolo Psi, oggi guidato dal giovane campano Enzo Maraio, che non è riuscito a farsi ospitare nelle liste dem (e poco importa se gli eletti Psi andranno nel Pse…).

I Verdi sono rimasti da soli…

Ma se Più Europa, in ‘cartello’ con Italia in comune e il Psi, qualche chanche di superare il 4% ce l’ha, l’altro cartello, quello tra i Verdi e i primi scissionisti dal Pd (il movimento ‘Possibile’ fondato, diversi anni fa, da Pippo Civati, poi confluito in LeU, poi uscito) non ne ha nessuno. Troppo deboli i Verdi, troppo inesistente, ormai, Civati. Si presenteranno, senza dover raccogliere le firme, grazie all’affiliazione con gli eurodeputati Verdi europei (Green), ma non hanno alcuna possibilità di superare lo sbarramento.

La sinistra a sinistra del Pd

Guardando, invece, alla sinistra del Pd, molti piccoli mondi sono entrati in fibrillazione e hanno cercato di correre ai ripari di fronte all’ennesimo rischio di dispersione dei voti. Innanzitutto, bisogna partire da un dato. I due ‘contenitori’ della sinistra-sinistra che si erano presentati alle Politiche, LeU (Liberi e Uguali) e Potere al Popolo non esistono più. O, meglio, esistono come gruppo parlamentare il primo e come sigla politica il secondo, ma sono dei simulacri vuoti.

Potere al Popolo, nato dall’esperienza del centro sociale napoletano ‘Je so’ pazz’, e che si era presentato con il Prc, alle Politiche, senza ottenere eletti, ha rinunciato a correre, alle Europee, ed è rifluito in un’area anarchico-sindacale.

LeU è diventato un contenitore vuoto

LeU, che aveva candidato Pietro Grasso premier, e che ha ottenuto eletti sia alla Camera che al Senato, pur se pochi, ha perso pezzi uno dietro l’altro. Prima se n’è andato Civati (non eletto) e il suo Possibile, poi Laura Boldrini, che ha fondato un suo movimento, ‘Futura’, che oggi tratta col Pd, infine si sono ripresi la loro autonomia gli scissionisti dem di Mdp-Articolo 1. Capitanati da Roberto Speranza (con, dietro le quinte, Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema), sono riusciti a stringere un accordo, per ora solo elettorale, con il Pd e a piazzare alcuni loro nomi nelle liste dem, nella speranza di una – per ora futuribile – riunificazione col Pd.

Infine, sempre dalla famiglia di LeU, hanno preso un’altra strada anche i cosiddetti “autoconvocati” che ha chiamato a raccolta, per sabato prossimo a Firenze, l’onorevole Francesco Laforgia, spalleggiato da un deputato fino a ieri vicino a Civati, Luca Pastorino, per un’iniziativa pubblica che segnerà la nascita di un nuovo movimento politico. In pratica, però, aderiranno al cartello elettorale “La sinistra”, in accordo con la “Piattaforma Primavera Europea” di “Diem 25”, il movimento di sinistra trans-nazionale fondato dall’ex ministro del Tesoro greco, Varoufakis.

La riunificazione tra ‘fratelli coltelli’: SI e Prc

Si tratta, in questo caso, dell’ultima operazione politica, nata in calcio d’angolo, nell’ambito della sinistra-sinistra. Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni, formalmente ancora dentro il gruppo parlamentare di LeU, e il piccolo Prc oggi guidato da Maurizio Acerbo, ma che è fuori dal Parlamento, hanno infatti messo da parte le loro antiche, e in realtà mai sopite, ruggini (al congresso del Prc del 2008, vinto da Paolo Ferrero, predecessore di Acerbo, i vendoliani sbatterono la porta e se ne andarono, fondando prima SeL e poi SI) e si sono riconciliati, facendo di necessità virtù, anche perché la loro somma vale solo il 3%.

Grazie al gruppo rosso-verde all’Europarlamento Gue/Ngl non sarà necessario, per la Sinistra, raccogliere le firme. Il nome viene da una votazione interna effettuata on-line in cui ha vinto, su 20 mila partecipanti, quello “La Sinistra”.

Le liste verranno presentate pubblicamente il 14 aprile a Roma, al teatro Quirino, e sono ancora in fase di definizione, ma tra i candidati di punta ci saranno Andrea Costa, punto riferimento dei volontari di Baobab Experience, che aiuta i migranti irregolari a Roma; la parlamentare uscente Eleonora Forenza (eletta, nel 2014, nella lista “L’Altra Europa con Tsipras”); la giornalista Paola Natalicchio, ex sindaco di Molfetta, e molti altri nomi. Obiettivo, ovviamente, superare il 4%: possibile, ma arduo.