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Elly, Stefano e il Pd: “Unità, senza correnti e opposizione da sinistra senza sconti al ribasso”

La prima assemblea del Pd dell’era Schlein è stata definita una “gioiosa ripartenza”. Ma il partito è chiaramente diviso in due. La “minoranza” Bonaccini, eletto presidente, sta a guardare. Per capire le prime mosse. Schlein parla per oltre un’ora, discorso motivazionale ma poco di sostanza. Falchi, colombe e il nuovo cerchio magico  

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Elly Schlein (Ansa)
Elly Schlein (Ansa)

E’ stata, senza dubbio, quella “gioiosa ripartenza” immaginata anche dagli “sconfitti” della mozione Bonaccini. Sarà la primavera scoppiata all’improvviso a Roma; sarà la location inedita, la Nuvola di Fuksas che invita a guardare lontano, sguardo lungo sul mondo e sulla vita pur con i piedi in terra; sarà che Schlein e Bonaccini hanno già lavorato tanto insieme e i loro abbracci non sembrano avere nulla di rituale ma, anzi, di liberatorio.  Sarà che la donna segretaria del partito è senza dubbio fantasia in testa, benzina nelle gambe e gentilezza che inviata al sorriso. Insomma, c’erano tanti motivi per trasformare l’assemblea del Pd, la prima in presenza dopo tre anni di distanze e collegamenti da remoto, in una festa. Le ultime, va detto, erano state soprattutto un funerale.  Certo, a sera, riletti gli appunti, oltre il concetto di unità, la fine delle correnti, dei chicchi e dei capi bastone, l’omaggio a Mattarella e l’opposizione da sinistra dl governo Meloni, non resta molto altro sui taccuini del programma politico di Elly Schlein. E’ presto, si dirà.  Infatti, aspettiamo. A colpo d’occhio, comunque, in  segreteria hanno trovato posto un po’ tutte le anime del partito, mozione Bonaccini, (che ha la metà del partito), mozione De Micheli,, mozione Cuperlo e poi, oltre alla squadra Schlein, trovano posto anche Sardine e Articolo 1. insomma, la sensazione è che alla fine le correnti non siano sparite ma, anzi, aumentate.  

Ottimi propositi. Poche proposte. Per ora   

“Siamo qui, più vivi, forti, uniti e stiamo arrivando. Sarà questa una nuova primavera” dice la segretaria appena proclamata nel suo esordio sulla “Nuvola” di Fuksas. C’è la  standing ovation (circa 800 i delegati presenti nella sala congressi) l'abbraccio con l’ ex sfidante Stefano Bonaccini che diventa il Presidente del partito. Ruolo di garanzia che consente al governatore dell’Emilia Romagna di esercitare una sorta di contraltare alla segreteria. Se e qualora ce ne sarà  bisogno. L'unità del partito è una delle chiavi ricorrenti del primo intervento di Schlein da segretaria. Che ha messo subito in chiaro: “E’ arrivato il momento della chiarezza, unità e coerenza, basta compromessi al ribasso. Sarò sempre aperta all'ascolto, soprattutto per le critiche costruttive. Dobbiamo mettere a valore diversità e franchezza tra di noi ma fedeli al mandato che ci hanno dato le persone che hanno votato, un mandato di unità e coerenza. Rilanciano la nostra azione politica e insieme torneremo a vincere, ne sono convinta”. Diciamo subito che alla fine degli oltre sessanta minuti di intervento, restano i ringraziamenti, gli inviti ad iscriversi ad un nuovo partito (e sono già oltre diecimila la tessere in più, di cui oltre il sessanta per cento di nuovi iscritti e mai iscritti), gli appelli all’unità e alla coerenza e all’orgoglio della sinistra. E però  resta molto poco sui programmi e le ricette. Unità sì, ma per fare cosa? È la domanda che a microfoni spenti si fanno molti dei presenti. Non è un caso se a fine giornata quella mente acuta e ormai disincantata che è Gianni Cuperlo,  la mette giù così: “Il Pd ha una segretaria di tutti e di tutte, di chi lo ha votata e di non lo ha fatto. La discontinuità dovrà fondarsi sui contenuti. Una cosa sola ci è proibita sprecare: l’occasione di guidare la sinistra fuori dalla crisi. Abbiamo alle spalle due stagioni e due segreterie (Zingaretti e Letta, ndr) che non hanno retto alla prova degli eventi. Non è una questione di persone. Ora però un terzo rovescio non è consentito”. 

Il collocamento politico

Schlein ha collocato il suo Pd in un punto preciso: “Siamo al fianco dell'Italia che fatica”. Quindi le battaglie prioritarie, a cui chiama anche le altre opposizioni su cui “è la nostra responsabilità” esplorare la possibilità di collaborare: salario minimo e difesa della sanità pubblica.

Poi l'affondo sull'autonomia, ma quello più duro contro il governo è sui migranti e Cutro. “Abbiamo toccato con mano l'inumanità delle scelte di chi oggi governa il Paese” ha detto chiedendo di nuovo chiarezza sulla tragedia, l'abolizione della Bossi-Fini e lo stop al finanziamento della guardia costiera libica. Non una parola però su come fermare/rallentare le partenze e fare le espulsioni di chi non ha diritto a emigrare e di chi delinque. Quindi diritti Lgbt, per omosessuali e stranieri, ambiente, Costituzione e  lavoro. “Faremo. Ha promesso - opposizione dura ma sempre accompagnata da proposte perché noi siamo sinistra di governo”. Non si parla di “vocazione maggioritaria”, Veltroni non è presente e il tempo ci dirà cosa resterà di quel Pd. Però “sinistra di governo” fa tirare un sospiro di sollievo all'ala riformista dem (che ha votato in massa Bonaccini). Stessa cosa per il passaggio sull’Ucraina non gradito invece dall’ala della sinistra radicale ormai tornata in gran misura nel Pd. “Dobbiamo continuare a sostenere in modo pieno il popolo ucraino - ha detto Schlein - che ha diritto di difendersi. Ma accanto a questo, anche chiedere un protagonismo più forte dell'Europa perché finisca la guerra” con “una pace giusta, perché non si può mettere sullo stesso piano chi è stato aggredito e chi ha deciso di aggredire”. La buona notizia per Schlein è che l’aula del Parlamento non dovrà votare un nuovo decreto Ucraina fino a dicembre 2023. Si spera che nel frattempo la situazioni trovi una sua soluzione. Dunque il malcontento della base tra chi accetta l’invio di armi e chi no non potrà contarsi in un voto. Un bel pensiero in meno.

Due registri

Gli interventi e gli umori di giornata - e di quelle precedenti - seguono in sintesi due registri.  Quello del messaggio esterno alle opposizioni, i potenziali alleati, per far partire un'azione congiunta su alcuni temi, dal salario minimo alla sanità pubblica e difesa della Costituzione. Il Pd di Schlein si fa carico di provare ad aggregare su questi “terreni comuni”: “E’ nostra responsabilità andare ad esplorarli - ha detto avvertendo la destra al governo - stiamo arrivando”.

Poi c’è il registro con due parole chiave “unità e coerenza”, cioè la necessità di tenere insieme l'unità interna con la radicalità delle posizioni. Su migranti, diritti, lavoro, leadership “femminista” e non solo “femminile”. Messaggio diretto a Giorgia Meloni. E’ l'opposizione “durissima” che la premier si aspettava e che si conferma. Ma anche un'opposizione costruttiva, con critiche e proposte. Il passaggio che piace di più al presidente Bonaccini, l'ex-sfidante, capo della nuova minoranza interna. L’accordo sulla Presidenza è stato “ingoiato” da Schlein che lo avrebbe preferito forse vicesegretario per evitare che si possa creare una contro-segretaria alla Presidenza. Vedremo. Intanto Bonaccini professa “unità e complicità”. Ma restano ancora tanti nodi da scogliere sulla gestione del partito, dalla segreteria ai capigruppo.

Da come sono stati gestiti i primi giorni post primarie, molto delle decisioni da prendere, potrebbero passare proprio dal confronto diretto tra Schlein e Bonaccini. Del resto, come ha ricordato la stessa segretaria, tra loro c'è già un metodo rodato e una frequentazione consolidata come presidente della regione Emilia Romagna e vicepresidente. “La lealtà, il reciproco rispetto e la fiducia: sono le cose che ci hanno permesso di lavorare bene insieme” ha ricordato  la segretaria Pd consapevole che questo è il punto più difficile e tutto da dimostrare. Su cui c’è anche la massima attenzione mediatica. “Dobbiamo provare nelle diversità a dare il senso di una linea chiara espressa dalle primarie (che per l’appunto però hanno spaccato in due il partito, ndr) - ha detto Schlein - nessuno sopporterebbe altre divisioni. Intendo costruire una leadership che si sceglie le persone realmente competenti e non le più leali”.

Falchi e colombe

La luna di miele è già finita per Schlein. Nel senso che la vacanza da elezione ha chiuso la sua parentesi. Ora c’è da rimboccarsi le maniche. E vedere che fare. I falchi e le colombe per ora sono fermi ad aspettare. Ma ci sono e ampiamente rappresentati all’interno della due aree, maggioranza e minoranza. Ad esempio: segretaria unitaria in cui entrano anche membri della minoranza o no? Presidenze dei gruppi tutte alla maggioranza o no? Nell'area che ha sostenuto Bonaccini c’è chi spinge per accettare la “gestione unitaria” se questa sarà la proposta di Schlein e quindi entrare nella segreteria collaborando alla guida politica del Pd. C'è invece chi esorta a tenersi mani libere e mettere tutte le fiches sulla presidenza dei uno dei gruppi tra Camera e Senato.

Serviranno ancora alcuni giorni per definire il tutto.

Le correnti pre-congressuali sembrano essere state scardinate proprio dalle assise dem. Molti osservatori sono scettici sul punto perché “leader come Orlando, Bettini, Franceschini, per non parlare degli ex di Articolo Uno non li scardini mai”. Comunque  al momento in campo ci sono Schlein, leader del partito e della maggioranza, e Bonaccini, guida della minoranza composita uscita dal congresso.

Il nodo cattolici

C’è poi il nodo dei cattolici. Pierluigi Castagnetti, ex segretario Ppi e presidente de “I popolari”,  avrebbe dato il via libera.   “C'è posto per i cattolici nel Pd di Schlien” ha detto ad Avvenire. Ma il tema dei cattolici resta aperto e irrisolto. Come hanno fatto notare Graziano Delrio e Paola De Micheli. “C'è preoccupazione, inutile negarlo. Ma non devono esserci pregiudizi - ha detto Delrio - su molti temi come sanità pubblica e salario minimo le battaglie sono condivise. Su altri temi ci sono discussioni da fare nel merito”. Paola De Micheli, che ha una mozione molto riformista, parlando del pluralismo dentro il Pd ha osservato: “L'idea che l'unità nel pluralismo sia possibile significa dare dignità alle idee di tutti. Il disagio non va sottovalutato, soprattutto quella del mondo cattolico”.

Nel suo primo discorso da segretaria Schlein non ha introdotto elementi potenzialmente divisivi. Ha rimarcato, ovviamente, l'importanza dei diritti in primis lo Ius Soli, ha rilanciato il ddl Zan, i diritti dei figli di coppie omogenitorialli, i diritti Lgbt+ in generale. “Abbiamo bisogno di insistere per una legge contro l'odio e la discriminazione, è il minimo sindacale in Europa. Su queste discriminazioni non dobbiamo dormire la notte.

Anziché prendersela con Peppa Pig, bisogna garantire i diritti ai figli delle coppie omogenitoriali, una società più giusta è la più sicura, perché non lascia indietro nessuno”. Si vedrà.

Altre cariche

Oltre alla presidenza del Pd con Bonaccini, ieri sono state definite le vicepresidenti. Due donne, entrambe sostenitrici di Schlein (e anche questo non piace al corpaccione dell’assemblea): Chiara Gribaudo, ex dell'area dei Giovani Turchi, che non ha seguito Matteo Orfini ed altri nel sostegno a Bonaccini; Loredana Capone, presidente del consiglio regionale della Puglia. Di area Schlein anche il nuovo tesoriere: Michele Fina, senatore, classe 1978. Votata anche la nuova Direzione del Pd. Tra le new entry il ritorno degli ex di Articolo Uno da Alfredo D'Attorre a Maria Cecilia Guerra. Entrano anche le Sardine con Mattia Santori e Jasmine Cristallo. Tra i nomi noti Goffredo Bettini, i sindaci Emilio Del Bono e Giorgio Gori e poi Pier Francesco Majorino, Andrea Orlando, Peppe Provenzano, l’ex vicepresidente del Csm David Ermini, il senatore Borghi solo per citare alcuni. C’è anche il ritorno di Livia Turco. Voci dall’assemblea: “Altro che cerchio, super magico di Elly…”. 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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