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Elezioni europee: i big hanno già votato. La posta in gioco per partiti e coalizioni

Seggi aperti anche domenica dalle 7 alle 23

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Elezioni europee: i big hanno già votato. La posta in gioco per partiti e coalizioni
Foto Ansa

 

I big della politica italiana non hanno perso tempo e sono al voto per il rinnovo del Parlamento europeo nel primo giorno utile. Al seggio elettorale si sono visti la premier Giorgia Meloni, il leader leghista Matteo Salvini, la segretaria del Pd Elly Schlein, quello forzista Antonio Tajani e i big del centro Renzi, Calenda Bonino. Al voto anche il leader del M5s Conte che ha dato la notizia sui social. Gli italiani chiamati alle urne per eleggere 76 eurodeputati su 720 sono più di 51 milioni. I politici hanno voluto dare un segnale importante recandosi subito al seggio perché si teme una forte ondata di astensionismo con l’adesione inferiore al 50%. Non è una buona notizia il forfait di scrutatori in alcune città italiane. Si vota anche domani dalle 7 alle 23. Lo spoglio inizia subito dopo la chiusura delle urne.

PRIMO IMPORTANTE TEST DOPO LE POLITICHE
La partita elettorale è intrecciata a doppio nodo con il futuro delle coalizioni e dei singoli partiti italiani. Ognuno si gioca qualcosa: la leadership, gli equilibri di governo, la sopravvivenza. Se l'asticella del 4% rappresenta la spada di Damocle per le formazioni minori, i partiti principali vedono nel voto per l'Europarlamento il primo importante test dopo le ultime politiche.

L’OBIETTIVO DI FDI E’ CONFERMARSI AL 26%
Per Fratelli d'Italia, traino della maggioranza, l'importante è tenere e dunque non scendere (o almeno non troppo) al di sotto del risultato del 2022. Lo ha chiarito, senza troppi giri di parole la stessa premier Giorgia Meloni che, interpellata sulla prospettiva del 26% per il suo partito, ha risposto ironicamente: "E sto". Per la presidente del Consiglio, che con lo slogan "scrivete Giorgia" su queste elezioni ci ha messo la faccia, tenere nei favori popolari è essenziale. Poi, ogni punto percentuale in più sarebbe oro per sostenere la futura azione di governo e la battaglia cruciale sulle riforme, senza, ovviamente, eccedere ai danni degli alleati. Perché, ai fini della governabilità, FdI, oltre che guardarsi allo specchio, presterà molta attenzione al risultato complessivo della coalizione: se la somma degli addendi sarà più o meno invariata, sarà considerato un disco verde.

SFIDA PER IL SECONDO POSTO NELLA COLAZIONE TRA LEGA E FORZA ITALIA
Diversa la situazione di Lega e FI, che, vicinissimi alle politiche, ora si contendono il secondo posto nella maggioranza. Forza Italia punta a sfondare la soglia psicologica del 10%, la Lega non intende cedere terreno. In ballo, salvo stacchi sostanziosi, non ci sarebbero rimpasti veri e propri, ma un peso maggiore nell'azione di governo. Al netto delle dichiarazioni di Antonio Tajani (sempre conciliante con gli alleati), portare FI a diventare il secondo partito della coalizione sarebbe considerata una grande vittoria anche della sua leadership. Di contro, per Matteo Salvini (che, in ogni caso, ha preannunciato il congresso leghista entro l'anno) retrocedere sarebbe un problema, soprattutto se, nonostante la carta Vannacci, si andasse sotto il risultato delle politiche. Ma il partito di via Bellerio è ottimista e guarda con speranza la possibilità delle due cifre.

NELL’OPPOSIZIONE E’ SFIDA TRA PD E M5S
Nell'opposizione, la gara non è meno agguerrita: tra Pd e M5s che si contendono i voti e la guida dell'area progressista; e tra Stati Uniti d'Europa e Azione che si sfidano sul terreno centrista. I dem, che alle ultime Europee avevano preso il 22,7%, festeggerebbero per un risultato più o meno simile ottenuto, questa volta, senza Matteo Renzi e Carlo Calenda. Un risultato insoddisfacente, invece, di certo andrebbe ad alimentare i veleni interni al partito e a minare la segreteria di Elly Schlein, alla sua prima vera sfida elettorale. Giuseppe Conte, tra i pochi insieme a Salvini a non essersi candidato personalmente, punta in particolare sui favori del Movimento 5 stelle al Sud, con la grande incognita dell'astensionismo. E', infatti, proprio lo spettro del non voto il grande timore per l'ex premier che ha voluto campagne mirate proprio a portare la gente alle urne.

MOMENTO DELLA VERITA’ PER GLI EX TERZOPOLISTI
Per gli ex terzopolisti, le Europee saranno una vera e propria operazione verità: andare oltre la soglia di sbarramento significherebbe per Carlo Calenda dimostrare un'autonomia politica compiuta, per Matteo Renzi consolidare l'asse centrista con Più Europa e vincere la sfida con il leader di Azione. Un risultato diverso, per ciascuno dei due, si porterebbe dietro inevitabili riflessioni sull'inopportunità di correre separati.

A SINISTRA LA SOLITA SFIDA FRATRICIDA TRA PIU’ SIGLE
Infine, Avs: con la candidatura di volti noti come Ilaria Salis, Mimmo Lucano, Ignazio Marino, ha condotto una campagna elettorale senza sconti (né al centrodestra, né al Pd). In ballo c'è non solo l'elezione dei loro eurodeputati, ma anche il destino della cittadina italiana detenuta in Ungheria. Ad erodere consensi all'alleanza Verdi-Sinistra potrebbe essere la lista di Michele Santoro, Pace, Terra e Dignità che ha fatto della 'pace' il suo cavallo di battaglia. Lotta per superare il 4% anche Libertà, la neoformazione 'anti-sistema' del leader di Sud Chiama Nord, Cateno De Luca.

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