Elezioni Basilicata, come e perché il centrodestra può conquistare il santuario meridionale del centrosinistra

Domenica Basilicata alle urne per eleggere il nuovo governatore. I Cinque stelle partono dal clamoroso successo delle politiche del 2018. Il centrodestra per la prima volta è convinto di poter conquistare il santuario meridionale del centrosinistra. I dem arrivano al voto divisi in tre liste e senza il nome del Pd nella scheda. La questione strategica del petrolio

Basilicata, il Palazzo della Regione
Basilicata, il Palazzo della Regione

E' una partita aperta quella che si gioca domenica prossima in tutti i seggi aperti per scegliere il nuovo governo lucano.

La scelta moderata dei Cinque Stelle

I Cinque Stelle partono dallo straordinario successo delle elezioni politiche di un anno fa: oltre il 40% dei voti, l'en plein degli eletti (8 su 13), doppiato il centrosinistra, umiliato il Pd, il partito regione. Ma alle amministrative a turno unico non hanno mai vinto: perché, specialmente in un territorio dove pesano assai filiere e relazioni di prossimità, lo scarso numero di candidati e la debolezza delle reti clientelari deprime le aspettative di voto. Il vicepremier Di Maio si sta spendendo con generosità. Ha candidato un moderato, un imprenditore con trascorsi giovanili in Forza Italia, per puntare al voto di centro, che ha sempre pesato nella terra di Emilio Colombo. Oggi e domani tornerà per il secondo tour della campagna.

Il centrodestra stavolta ci crede

Il centrodestra è convinto di poter finalmente violare l'ultimo santuario meridionale del centrosinistra. Basti pensare che in venticinque anni per la prima volta Berlusconi si è impegnato di persona. Si sa: al Cavaliere non piace perdere e nelle altre occasioni si è tenuto alla larga, limitandosi, al massimo, a un saluto in videoconferenza. Salvini in questi giorni si è battuta l'intera provincia di Potenza. Dopo la calda accoglienza a Matera (duemila persone nel Palasassi: soluzione d'emergenza per scansare il gelo) e un affollato tour sulla costa jonica, ha affrontato col solito piglio deciso le coraggiose pattuglie di contestatori che lo hanno sfidato in ogni comizio, da Maratea a Melfi, dalla Val d'Agri al capoluogo. A irrobustire la coalizione sono arrivati spezzoni di centrosinistra, da singoli transfughi (come il sindaco di San Chirico Raparo, Claudio Borneo, in lizza con la Lega) a Idea, la lista promossa dall'imprenditore bernaldese Nicola Benedetto, già assessore nella penultima giunta Pittella. Lo stesso candidato governatore, il generale della Finanza in pensione, Vito Bardi, è nipote di un senatore socialista.

Le divisioni del Pd

Al gioco dei quattro cantoni non si è sottratto neanche il centrosinistra. Punta su un esponente della società civile, Carlo Trerotola, un “farmacista dei poveri” figlio di un fondatore del Msi e sindaco di Balvano, paese martire del terremoto del 1980. E' balzato alla ribalta nazionale per un'improvvida battuta su “Almirante unico punto di riferimento”. Maciullato sui social ha raddrizzato il tiro, rivendicando un'indefessa fede antifascista. E' arrivata a pezzi alle elezioni la coalizione che governa da 25 anni. Solo all'ultimo minuto il presidente uscente, Marcello Pittella, ha ceduto al diktat di Mdp ha rinunciato alla ricandidatura. Il Pd gliela aveva assicurata nonostante l'arresto di luglio per uno scandalo nella sanità e la lunga sospensione per la legge Severino, a causa del divieto di soggiorno impostogli dopo la conclusione delle indagini. Solo dopo un lungo braccio di ferro con la magistratura materana, che ha mantenuto le misure cautelari nonostante le indicazioni contrarie della Cassazione, il governatore ha accettato di dimettersi. La sua vicenda giudiziaria ha innescato una lacerante battaglia interna per il Pd che ha diviso il partito in tre tronconi. La lista ufficiale presenta il simbolo ma rinuncia al nome sostituendolo con un più vago Comunità democratiche.

Il ruolo di Pittella e lo scontro aperto sul petrolio

Pittella era una macchina da voti già prima dei cinque anni di governo. Nel 2013 vinse le primarie dem battendo a sorpresa il giovane Lacorazza che contava sull'appoggio di tutto il notabilato democratico. Alle urne, a novembre, guadagnò 25 punti sul voto politico di febbraio. Ora si è costruito la sua lista, Avanti Basilicata, ed è convinto di poter ancora guidare la rimonta. Anche il grande sconfitto Lacorazza, referente lucano di Emiliano, corre in proprio, con Basilicata Prima Completano la coalizione i Progessisti (Mdp con una insolita spruzzata di democristianeria), la lista del presidente (aperta da Aurelio Pace, consigliere uscente transfuga del centro destra) e i Verdi (guidati da Miko Somma, storico leader anti-Triv). Un pezzo della sinistra non ha ceduto alle pressioni unitarie e ha deciso di candidare per “Basilicata Possibile” Valerio Tramutoli, un geofisico che lavora sul monitoraggio e la prevenzione dei rischi naturali e ambientali. Ed è proprio sulla questione strategica del petrolio che affiorano le profonde differenze tra le quattro squadre in campo: con i 5 Stelle e la sinistra decisamente contrari, il centrodestra entusiasta trivellatore e il centrosinistra che dopo aver gestito tutti gli accordi con le compagnie e le ingenti risorse provenienti dalle royalty, è oggi approdato al rifiuto di nuove concessioni. E la Basilicata è stata l'unica regione che al referendum sulle trivellazioni in mare (fallito per la scarsa affluenza alle urne: 31%) superò il quorum del 50%.