Due nuovi partiti in Parlamento: la prima volta di "Potere al Popolo"

In un caso, quello dell’Italia dei Valori post-dipietrista, si tratta di un rientro, l’ennesimo senza passare dagli eletti nelle urne e dal superamento dello sbarramento elettorale. Nell’altro caso, quello di Potere al Popolo!, invece si tratta una prima parlamentare assoluta

Manifestazione di Potere Operaio nei mesi scorsi (Foto Ansa)

Da pochissimi giorni, per la precisione dal 20 luglio 2021, due nuovi partiti sono entrati nel Parlamento italiano e in particolare al Senato della Repubblica.

In un caso, quello dell’Italia dei Valori post-dipietrista, si tratta di un rientro, l’ennesimo senza passare dagli eletti direttamente nelle urne e dal superamento dello sbarramento elettorale. Rientro che pareva già vicinissimo mesi fa quando nacque il governo Draghi e gli ex dipietristi de “L’alternativa c’è” sembravano vicini all’alleanza con l’Italia dei Valori, come raccontammo su Tiscalinews, ma poi tutto saltò per incompatibilità più caratteriali che politiche.

Nell’altro caso, quello di Potere al Popolo!, invece si tratta una prima parlamentare assoluta. Perché la lista della sinistra radicale nata attorno al centro sociale napoletano Je so’ pazzo, che alle elezioni del 2018 superò l’un per cento dei voti, realizzando comunque un ottimo risultato rispetto ad altri partiti anche con più storia alle spalle, non era mai entrata in Parlamento.

Ma anche Potere al Popolo, in acronimo Pap, che ha come base lo slogan di Franco Fortini “Dov’era il no, faremo il sì”, dal 20 luglio ha il suo nome ufficialmente sugli atti parlamentari.

Per accorgersene, occorre andare in un posto molto periferico dei resoconti, l’allegato B al resoconto stenografico del Senato della Repubblica di quel giorno, e andare a cercarsi il titolino “Gruppi parlamentari, denominazione di componente”.

L’ingresso ufficiale del partito che rappresenta più di tutti i centri sociali sta tutto in una righina semplicissima: “Il senatore Mantero ha costituito all’interno del Gruppo Misto la componente “Potere al Popolo”.

Ed è uno dei primi ingressi ufficiali di Pap nelle istituzioni: c’è qualcosa in Toscana, a Genova nel Municipio Centro Ovest, quello di Sampierdarena e San Teodoro è stato eletto per la prima volta un consigliere, Sergio Triglia, che appoggia la maggioranza giallorossa che guida il parlamentino sampierdarenese. Ma Matteo Mantero, senatore savonese, eletto con il MoVimento Cinque Stelle sul proporzionale in Liguria, alla sua seconda legislatura, da sempre uomo di sinistra-sinistra, anche se a inizio legislatura ha votato la fiducia al governo gialloverde di Giuseppe Conte, è il primo parlamentare del partito più a sinistra dai tempi del Pdup, di Democrazia Proletaria e di Nuova Sinistra Unita.

Sempre lo stesso giorno sono tornati gli ex dipietristi, sempre con lo stesso titolino, “Gruppi parlamentari, denominazione di componente”, con l’annuncio che: “Il senatore Lannutti ha costituito all'interno del Gruppo Misto la componente "Italia dei Valori".”

Elio Lannutti, storico leader dell’Abusdef, un’associazione di tutela dei risparmiatori, in realtà torna a casa dopo nove anni, visto che era stato eletto a Palazzo Madama per la prima volta proprio nell’Italia dei Valori e ci torna ora dopo che era uscito dal MoVimento Cinque Stelle per la decisione pentastellata di votare la fiducia a Draghi.

Insieme a lui, seppure senza i timbri e le ceralacche ufficiali del ritorno del nome sugli atti anche di Montecitorio, altri due ex del MoVimento: Piera Aiello, eletta nell’uninominale a Marsala, approdata all’Italia dei Valori (e al Misto-Misto della Camera) dopo un passaggio nel Centro Democratico di Tabacci, e l’ex ministra della Difesa pentastellata del primo governo di Giuseppe Conte, quello gialloverde, Elisabetta Trenta.

Insomma, da questa settimana, nella geografia parlamentare ci sono due partiti in più e, nel caso di Potere al Popolo, è una prima assoluta. Ma per due nuovi partiti, c’è anche un senatore che, da solo, è riuscito a rappresentarne cinque. Ex pentastellato anche lui, of course.

Tutti cambi di casacca dello scrittore sardo Gianni Marilotti

E raccontare la storia di Gianni Marilotti, scrittore sardo eletto nel collegio senatoriale uninominale di Cagliari nelle liste del MoVimento Cinque Stelle, è una piccola epopea.

Marilotti esordì nel gruppo del MoVimento il 27 marzo 2018, nella prima seduta della diciottesima legislatura, e ci rimase fino al 10 novembre 2020. L’11 novembre 2020 il senatore cagliaritano cambiò gruppo ed andò nel Misto. Ma per un giorno solo, con un semplice passaggio tecnico. Il giorno successivo, infatti, il 12 novembre 2020, Marilotti aderì al gruppo per le Autonomie che mette insieme due senatori a vita, Giorgio Napolitano ed Elena Cattaneo, un ex presidente della Camera come Pierferdinando Casini e i rappresentanti di SVP-Sudtiroler Vokspartei, PATT-Partito Popolare trentino tirolese, e UV-Union Valdotaine. E la sua scelta era quasi per contrapporre un autonomismo sardo “di sinistra” a quello più moderato rappresentato dal Partito Sardo d’Azione che a Palazzo Madama ha riportato i Quattro Mori sugli atti prima con Christian Solinas, poi eletto presidente della Regione Sardegna, e poi con Carlo Doria, medico e ordinario universitario, eletto alle suppletive di Sassari per sostituire la scomparsa senatrice pentastellata Vittoria Francesca Maria Bogo Deledda.

Ma i tormenti parlamentari di Marilotti non erano ancora terminati, perché il 26 gennaio 2021 venne arruolato fra i Responsabili di Conte, nel gruppo degli Europeisti, MAIE-Movimento associativo italiani all’estero-Centro Democratico. Fu un disastro, il Conte bis non tenne, il Conte ter non nacque e poi è arrivato il salvatore Mario Draghi. E andò ancor peggio al gruppo degli Europeisti sciolto dal Senato il 29 marzo 2021. A quel punto, dal 30 marzo al 14 aprile, Marilotti tornò suo malgrado nel Misto, per poi approdare definitivamente il 15 aprile nel gruppo del Partito Democratico. Definitivamente sino ad oggi, si intende.