Draghi vuole un piano di vaccinazione di massa. Dopo il faccia a faccia con Grillo salta il voto su Rousseau 

Berlusconi protagonista della giornata. Vola a Roma apposta per salutare Draghi e affidargli il partito: “Questo governo è l’unico modo per uscire dalla crisi”. La svolta di Salvini. Il centrodestra si rafforza al centro. E il centrosinistra si perde al centro  

Draghi vuole un piano di vaccinazione di massa. Dopo il faccia a faccia con Grillo salta il voto su Rousseau 

Quante cose possono succedere in otto giorni. Martedì della scorsa settimana era “o Conte o morte” e adesso del premier dimissionario si parla poco o nulla. Chi lo fa, ad esempio il capo politico M5s Vito Crimi, inciampa nelle parole e azzarda che “è ancora lui la nostra prima scelta” ma in realtà molti di loro non lo vogliono neppure come capo politico.  Una settimana fa la Lega era “al voto o nulla” e ora Salvini è sull’arca di Noè di Draghi in quanto  “europeista e pragmatico” fino al miracolo di Strasburgo: ieri sera i suoi 29 europarlamentari hanno votato a favore del regolamento del Recovery plan finora sabotato e deriso.  Una settimana fa Forza Italia presidiava uno ad uno i suoi parlamentari per evitare fughe verso i responsabili per Conte e di essere il territorio di caccia dell’allora premier. Ieri Silvio Berlusconi ha sfidato i medici, è voluto volare fino a Roma, è stato accolto alla Camera da muraglie di fotografi e giornalisti come il protagonista della giornata e ha voluto affidare di persona il suo partito nella mani di Mario Draghi. “Grazie per aver mantenuto la promessa ed essere venuto fin qua” gli ha detto l’ex presidente della Bce salutandolo all’ingresso della Sala della Lupa. “Ma tu guarda come ci dobbiamo salutare” gli ha risposto Berlusconi dando il gomito al presidente incaricato. “Certo, ti sei preso una bella gatta da pelare” ho chiosato Berlusconi. Le foto dell’incontro regalano occhi sorridenti e complici dietro le mascherine.

Otto giorni

Una settimana fa c’era un centrosinistra che si sentiva forte e dominante grazie “all’alleanza strutturale  Pd-M5s e Leu con Conte nuovo leader di sintesi”. Oggi quell’alleanza già litiga perchè qualcuno ha candidato Conte nel collegio di Siena lasciato libero da Padoan senza avvisare i senesi e il Pd locale. C’è un centrodestra che ha limato, quasi perso, gli estremi sovranisti e scommette sul centro. E un centrosinistra allo sbando perché rischia di perdere il centro e di schiacciarsi a sinistra. Con i 5 Stelle che non sono proprio così affidabili. E il Pd dove la voglia di congresso cresce ogni giorno benché il segretario Zingaretti la liquidi come “roba da marziani”. Termometro di come il Pd faccia un po’ fatica ad orientarsi è la legge elettorale. Ieri Zingaretti, dopo il secondo colloquio con Draghi, ha pensato bene di parlarne davanti ai giornalisti. “Proporzionale” ha ripetuto confermando che sarà uno dei punti in agenda. Peccato che i 5 Stelle non l’abbiano citata. Che Draghi abbia precisato come sia “materia del Parlamento”. E che Salvini l’abbia affossata: “Non è tra le priorità. Ma se ne dovessimo un giorno parlare, non potrà essere proporzionale perchè vorrebbe dire tornare indietro di 30 anni”.  Requiem per la legge elettorale. Una settimana fa il Conte ter usciva di scena e l’uomo del "whatever it takes" accettava la sfida di dare una via d’uscita a questo paese.

Il piano vaccini, la priorità

Nella scomposizione più totale del quadro politico, Mario Draghi va dritto come un treno grazie ad una maggioranza molto larga, totale se si esclude Fratelli d’Italia . “Guardingo e assertivo, uno di quelli che poi dice decido io” lo descrive una parlamentare che lo ha avuto davanti ieri nelle consultazioni. I colloqui seguono un po’ tutti lo stesso schema: saluti, illustrazione per titoli del programma e domande delle delegazioni. I punti del programma sono gli otto già illustrati lunedì  ai gruppi più piccoli (Europeismo, atlantismo, ambiente, tutela per chi perde il lavoro, dare nuove speranze grazie ai vaccini, grandi opere e cantieri). Su qualcuno ha voluto insistere di più. Soprattutto su vaccini e riforma fiscale. “La prima riforma economica sono i vaccini” ha spiegato. L’Italia è un paese “depresso”, lo sono i giovani e il tessuto imprenditoriale, che ha bisogno di riscatto e speranza. La cura migliore adesso è un piano vaccinale in grado di assicurare in tempi celeri l’immunità di gregge e lasciare alle spalle le restrizioni. Quello immaginato è un vero cambio di passo: più personale per vaccinare gli italiani, logistica adeguata in tutto il Paese per una somministrazione più rapida, priorità ad insegnanti e personale scolastico, piattaforma digitale e cala center per le prenotazioni e per avere in tempo reale l'andamento delle vaccinazioni. Un'accelerazione che il presidente incaricato ripete a tutti i partiti anche in virtù delle “notizie positive” che “a breve” arriveranno dall'Unione europea sui contratti con le case farmaceutiche: Bruxelles sta trattando per avere più dosi ed è ovvio che quando ci saranno bisognerà farsi trovare pronti. Va rivista dunque la logistica, per aumentare la distribuzione nelle regioni, e vanno incrementati i vaccinatori attingendo ai volontari della Protezione Civile e alla sanità militare.  Nelle critiche di Draghi alla parte logistica del piano c’è un non detto che si chiama Domenico Arcuri. Che Meloni e Salvini esplicitano nei punti stampa dopo le consultazioni: “Mai tende con le primule da 400 mila euro ciascuna”.

No alla flat tax ma sì al taglio delle tasse

Lunedì Draghi aveva indicato la riforma fiscale come un elemento chiave, assieme a quella della Pubblica amministrazione e della giustizia civile, per ottenere i fondi del Recovery. Ieri ha chiarito: niente flat tax, cavallo di battaglia della Lega di Matteo Salvini e di una parte della Confindustria, ma progressività fiscale con una rimodulazione delle aliquote e senza aumentare il carico sui contribuenti. Insomma, rimodulare le aliquote ma mantenendo un sistema progressivo senza aggiungere nuove imposte. Il programma dettagliato, dice Draghi, sara' illustrato in Parlamento. Salvini incassa e fa buon viso: “L’importante è che non ci siano aumenti anche surrettizi e si lavori alla diminuzione dell’Irpef e del cuneo fiscale”. Anche Meloni, che ha ribadito di non votare la fiducia ma di essere a disposizione sui dossier condivisi, si accontenta della promessa che non ci saranno aumenti. 

Draghi ha confermato che per creare lavoro servirà rilanciare le opere pubbliche e riaprire i cantieri (cavallo di battagliai Italia viva e Lega). E ha aggiunto che lavorerà per razionalizzare i sussidi sul lavoro, senza eliminarli ma semplificandoli. I temi dell'economia, del lavoro e della crescita saranno al centro degli incontri, una quindicina, con tutte le parti sociali, dagli industriali ai sindacati, dai commercianti alle associazioni ambientaliste.

 

 Psicodramma a 5 Stelle

In otto giorni è cambiato il modo. Al di là di ogni ragionevole immaginazione. Ma i 5Stelle (non solo loro) faticano a prenderne atto. L’appoggio di Lega e Forza Italia, la blindatura del Pd (nonostante qualche dissenso, ad esempio Orlando e Bettini) da parte del Quirinale si traduce nel fatto che i 5 Stelle non sono più numericamente rilevanti. Se ci stanno bene. Altrimenti peggio per loro.

L’ala governista ha deciso quasi subito cosa fare: appoggiare Draghi, restare nella partita. Il dissenso guidato da Di Battista si misura per quello che è: una dozzina di parlamentari, 5-6 amministratori locali. In mezzo più di 150 eletti (su circa 280 totali) che preferisco comunque restare in maggioranza. Da una settimana è in corso un dibattito non stop se dare o meno l’appoggio a Draghi. Ieri la delegazione, guidata da Grillo (che per la seconda volta è andato via senza dire una parola) è stata dentro un’ora e venti minuti, mezz’ora in più del previsto. Vito Crini ne ha dato una sintesi tra il criptico e il lunare. Per dire sì a Draghi “serve un cronoprogramma firmato da tutti che parte dal nostro tavolo, l’Agenda ’21-’23 su cui avevamo già iniziato a lavorare”. Tutto sommato, poi, “la nostra prima opzione resta sempre Giuseppe Conte”. I temi “divisivi come il Mes devono essere tolti dal tavolo ua volta per tutte” e se queste condizioni saranno rispettate “siamo pronti ad affrontare questa nuova sfida”. La parola finale aspetta comunque alla base che voterà su Rousseau tra oggi (ore 13 e giovedì (ore 13). Crimi è sembrato comprensibilmente stanco: per due volte ha chiamato Draghi “il presidente Fico”.

Il video di Grillo

Per fortuna che poi, notte tempo, è arrivato il video di Grillo. Anticipato da voci circa il rinvio del voto sulla piattaforma Rousseau dopo che qualcuno dalle parti del Quirinale deve aver fatto notare che non è tollerabile sottoporre l’ex presidente della Bce e l’uomo che mezzo mondo ci invidia alla berlina del voto su Rousseau. Deve esserci un limite, soprattutto dopo che uno-vale.uno ha clamorosamente fallito.

E’ un video di 6 minuti e 38 secondi con cui Grillo lancia un pacchetto di proposte per il presidente incaricato, dice “le fragole sono mature” per dare il via libera al nuovo esecutivo e chiede di rinviare il voto “a dopo, a quando avremo più elementi e ci avrà spiegato meglio con vuol fare”. Intanto lo facciamo partire, poi si vedrà. “Mi aspettavo il banchiere di Dio e invece è un grillino” dice il fondatore e garante. E subito dopo: “Il discorso è che questa persona è aperta, finge, non finge, è sincero, non sincero, io aspetterei quando farà anche in pubblico le dichiarazioni che ha fatto a noi”. La verità è che sarebbe troppo alto il rischio di un verdetto di Rousseau negativo per Draghi. E allora sì che l’imbarazzo sarebbe insopportabile. Servono quindi altri giorni di decantazione. Grillo chiede “pazienza”: “Seguiamo un po’ questa persona, che è in mezzo a tutta questa gente” alludendo a Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.

Colpo basso a Salvini

Il fatto è che Grillo, così come Di Maio e altri che siedono al governo, hanno capito benissimo che il blocco Lega, Fi, Centristi, Iv, Pd ha reso inutili i 92 senatori e i 192 deputati grillini ai fini della maggioranza. Tanto vale provare fino alla fine a far saltare i nervi prima alla Lega. Poi a Renzi.  Grillo riserva a Salvini un colpo basso: “Ho suggerito a Draghi di non far entrare la Lega perchè loro di ambiente non capiscono nulla”. Salvini abbocca e replica: “Noi confermiamo il nostro atteggiamento costruttivo e responsabile. E’ incredibile invece come Grillo e i Cinquestelle chiedano ministeri e provino ad imporre al professor Draghi un governo senza la Lega”. Vito Crimi, ospite su La 7, bolla i due Mattei come “persone inaffidabili”.  Solo che Salvini non riuscì a disarcionarli. Renzi c’è riuscito. Nonostante il Pd. S’intravede un asse tra un pezzo della segreteria dem e i 5 Stelle. In linea con l’attacco di Grillo, infatti, si registra quello del dem Michele Bordo: “Ho l’impressione che Salvini non sia  soddisfatto dell’incontro odierno con Draghi”. L’obiettivo, ancora per qualche giorno, è quello di far saltare i nervi alla Lega, spingerli fuori e far tornare i voti dei 5 stelle determinanti.   

 

Il leader stanco completa l'opera

È Berlusconi il vincitore nel centrodestra. Ha saputo alla fine riportare la Lega verso la moderazione (“ne parlerò di nuovo a Giorgia” ha promesso a Draghi) e spezzare la rincorsa all’estremismo tra quei due - Salvini e Meloni - che ha rischiato di travolgere anche Forza Italia. E’un leader stanco, che ha attraversato il virus e altri acciacchi, e ieri ha voluto essere, dopo il faccia a faccia con Draghi, anche nella sala della Regina davanti ai giornalisti per rivendicare  una battaglia vinta.  “Quello che nasce è un governo – ha detto leggendo con la voce bassa un appunto scritto a mano - che si fonda sull’unità del Paese e delle forze politiche senza preclusione alcuna”. Non è – ha precisato per tranquillizzare gli alleati – “la nascita di una maggioranza politica fra partiti alternativi fra loro per cultura, per storia, per valori di riferimento”. E’ invece “la risposta ad una grave emergenza e durerà per il tempo necessario a superare questa drammatica crisi sanitaria, sociale ed economica. Una risposta credibile di fronte all’Europa e al mondo. Una risposta unitaria che avevamo chiesto per primi a tutte le forze politiche assumendo ciascuna le proprie responsabilità”. La ressa di giornalisti, fotografi e operatori per immortalare l’arrivo e la partenza dell’anziano leader definisce qual è stato il centro della giornata. Ben più di Grillo, Salvini, Zingaretti, dello stesso Renzi.

Timing del governo Draghi

Tolto di mezzo Rousseau, il Presidente incaricato potrebbe salire al Colle già stasera (improbabile visto che gli incontri con i sindacati terminano alle 19) o domani pomeriggio (la mattina il Capo dello Stato è impegnato con la cerimonia sulle foibe) . Il governo Draghi verrà fuori dall’ultimo miglio a tu per tu con Mattarella.  Sarà un incontro lungo perché dal mix di quella combinazione di nomi e ruoli dipenderà molto del successo o dell’insuccesso della mission Draghi. Ogni casella andrà pesata e studiata, immaginando già la composizione dei sottosegretari. L’ultima teoria ipotizza ministri tecnici e tutti i sottosegretari politici. La più quotata resta quella del mix, i dicasteri chiave ai tecnici scelti da Draghi e gli altri ministeri ai partiti. Possibilmente a figure di primo piano ma non divisive.