Draghi ha detto “stop”: fiducia sulla riforma della giustizia e su ogni dossier che può rallentare il Pnrr

Il Presidente del Consiglio a sorpresa mette la fiducia preventiva sul testo che riforma il processo penale. “Ma è solo un punto di partenza” spiega. Cartabia: “Una settimana di tempo per modifiche condivise”. Il premier userà la fiducia anche nel semestre bianco.  Draghi a Salvini: “Invitare a non vaccinarsi e come invitare a morire”

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi e la ministra della Giustizia Marta Cartabia, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri (Ansa)

Il “metodo Draghi” si arricchisce di una nuova modalità: la fiducia preventiva, una sorta di assicurazione sul buon esito, e nei tempi previsti, del provvedimento in discussione. Così ieri i ministri, tutti ma specialmente la delegazione 5 Stelle, sono rimasti un po’ spiazzati quando il Presidente del Consiglio ha chiesto di mettere la fiducia sul testo di riforma del processo penale che deve essere approvato almeno da un ramo del Parlamento prima della pausa estiva e su cui, nonostante quattro mesi di mediazioni con tutte le parti in causa, sono piovuti più di 1600 emendamenti, 917 dei quali presentati dal Movimento 5 Stelle.  Per evitare il rischio di essere portati a spasso dalle varie bandierine che ogni partito tenta di alzare spesso con l’obiettivo esclusivo di rallentare l’azione di governo, il premier ha chiesto di mettere la fiducia sul testo approvato all’unanimità l’8 luglio scorso. E che, per l’appunto, ogni partito di maggioranza si era impegnato ad approvare così com’era. Salvo poi presentare mille e seicento emendamenti.

Bipartisan

E’ chiaro che la fiducia preventiva, che non esclude “miglioramenti tecnici se condivisi da tutti”,  è stata uno schiaffo al Movimento 5 Stelle e al suo nuovo leader Giuseppe Conte. Anche lui però nel colloquio con Draghi lunedì mattina aveva garantito “disponibilità e collaborazione ma non certo la tolleranza di sacche di impunità” salvo poi il giorno dopo “autorizzare” 917 emendamenti. Ma ieri Draghi è stato bipartisan nel richiamare all’ordine la sua larga maggioranza. Il Consiglio dei ministri era stato convocato con all’ordine del giorno le nuove misure per combattere la pandemia, quindi aumentare l’utilizzo del green pass e modificare i criteri per cui le regioni cambiano colore e tipologia di restrizioni. Nella conferenza stampa, alla richiesta di commentare chi ha detto che è “inutile” vaccinarsi sotto i 40 anni, Draghi ha usato parole di fuoco e senza appello: “L'appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore”. Erano stati prima il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Francesco Lollobrigida e poi il leader della Lega Matteo Salvini a dire che “sotto i 40 non serve vaccinarsi” e “tra i 40 e i 50 si può anche decidere di non farlo”. Ma sono molti, anche nei 5 Stelle, i politici che non si sono ancora vaccinati e ammiccano qua e là al fatto che tutto sommato si può evitare il vaccino.

Il blitz sulla giustizia

La conferenza stampa inizia alle 19 e 30, alla fine di una giornata, l’ennesima, piena di lavoro e di riunioni. Il tema di giornata è il green pass e le nuove norme per combattere il Covid. Prima del Consiglio dei ministri c’è una lunga cabina di regia con tutti i gruppi della maggioranza e poi la riunione con i presidenti di regione. Ma l’annuncio, intorno all’ora di pranzo quando vengono convocati Cdm e successiva conferenza stampa, della presenza della ministra della Giustizia Marta Cartabia, è il segnale chiaro che la riunione avrebbe trattato anche lo scomodissimo dossier giustizia. Così è stato, infatti, sul finire della riunione quando Draghi ha chiesto di mettere preventivamente la fiducia sul testo approvato l’8 luglio scorso. Il premier li ha subito tranquillizzati: “Questo è solo un punto di partenza, la necessità di mettere un punto fermo”, un modo per blindare il testo e avere la certezza che nei tempi previsti dal Pnrr la riforma della processo penale arriverà in porto. “Saremo ben contenti, infatti, qualora il Parlamento troverà la giusta e necessaria mediazione, di chiedere un’altra fiducia sulla nuova formulazione di riforma. Siamo ben disponibili a quei miglioramenti tecnici che il Parlamento saprà e dovrà suggerire”.  Quindi ben vengano modifiche “perché nessuno qui vuole sacche di impunità” però devono essere “condivise da tutti”, non possono rispondere solo alle esigenze di una parte “visto che tutti, e non solo i 5 Stelle, hanno presentato emendamenti” e, soprattutto, l’accordo deve essere trovato entro il 30 luglio giorno in cui la riforma del processo penale andrà in aula perché il cronoprogramma ne impone l’approvazione entro l’autunno (i decreti delegati entro dicembre). Se così sarà, Draghi e la ministra Cartabia saranno ben contenti di mettere la fiducia sul nuovo testo condiviso. Ma fiducia, in ogni caso, sarà. E ogni volta che sarà necessario.

Il semestre bianco

Draghi infatti sarà pronto ad usare l’arma della fiducia “ogni volta che sarà necessario”  anche durante il semestre bianco che inizierà il 3 agosto, quei sei mesi in cui non sarà più possibile sciogliere le camere e aprire una crisi di governo. Ma “non è una minaccia” - ha precisato il premier - bensì solo il metodo più sicuro “per misurare il consenso necessario su riforme così importanti”.  A domanda specifica Draghi ha risposto: “La fiducia è un modo per misurare il grado di consenso che una riforma ha quando si ha la certezza che certe differenze sono incolmabili. Non è certo una minaccia. Chiedere la fiducia può avere conseguenze diverse prima del semestre bianco, durante o dopo ma la diversità è anche sopravvalutata.  Chiederla cinque o sei giorni prima del semestre bianco è come chiederla durante, perché i tempi per organizzare una consultazione elettorale non ci sarebbero comunque. Una riforma come quella della giustizia deve essere condivisa ma non è giusto minacciare un evento, la consultazione elettorale, se non la si approva”. Gelido, sicuro, logico, perentorio. Nessun braccio di ferro. Nessuna minaccia. La necessità invece di sapere chi ci sta e chi no nonostante gli impegni già presi. Sul Pnrr in generale. Sulla riforma del processo penale nello specifico. Il re è nudo, verrebbe da dire. Adesso ognuno si prenderà le proprie responsabilità. Ma tutto avverrà sotto la luce del sole e senza ricatti sotto banco. Il decisionismo contro il populismo e l’inconcludenza di certa politica. Del resto Draghi è arrivato per questo. Perché stupirsi?

Il Green pass

Prima del Consiglio dei ministri c’è una lunga cabina di regia con tutti i gruppi della maggioranza e poi la riunione con i presidenti di regione. Si susseguono per tutto il pomeriggio indiscrezioni in cui, soprattutto la Lega, fa filtrare notizie sul fatto di “aver raggiunto i risultati voluti”.  Sembra quasi che l’utilizzo ampio del Green pass sia stato rinviato. Non è così. Sarà il ministro Speranza in conferenza stampa a spiegare i dettagli. “Abbiamo agito su tre fronti: lo stato di emergenza, il cambio dei criteri per passare da un colore all’altro; l’uso obbligatorio del Green pass”.  Lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 31 dicembre. Sono stati cambiati i parametri in base ai quali sarà deciso il cambio di “colore” nelle singole regioni e le restrizioni per cui d’ora in poi, oltre all’Rt (non deve superare 1) e all’incidenza (50 contagi ogni centomila)  saranno dirimenti anche il tasso di ricoveri in terapia intensiva e il numero di ospedalizzazioni; intorno al 5 agosto (quindici giorni dopo la pubblicazione del decreto) l’obbligo del green pass sarà esteso ai ristoranti al chiuso,  spettacoli,  eventi e competizioni sportive, musei , palestre, piscine, sagre convegni e congressi,  centri termali, sale giochi e sale scommesse. Le discoteche restano chiuse. “Abbiamo lasciato fuori al momento scuola, lavoro e trasporti che saranno trattati più avanti, nelle prossime settimane” ha precisato Draghi. Che ha aggiunto.  “E’ un’estate già serena e vogliamo che resti tale con la garanzia di ritrovarsi tra persone non contagiose. Il Green pass è quindi una misura che dà serenità”. La ministra Elena Bonetti (Italia viva) che ha spinto molto per il green pass ma anche per la revisione dei criteri, ha chiesto test gratuiti sotto i 18 anni e lo stop alla quarantena per chi ha il green pass ed è stato a contatto con qualche contagiato.

Lo stupore della Lega

Salvini ha risposto piccato alle parole di Draghi. “L'obiettivo di tutti, mio come di Draghi, è salvare vite, proteggere gli italiani. Comunità scientifiche e governi, come quelli di Germania e Gran Bretagna, che invitano alla prudenza sui vaccini per i minorenni, invitano forse a morire? Per fortuna no”.  Salvini si aspettava forse qualcosa di più dai suoi, sul green pass e quindi un uso inferiore a quello che poi è stato deliberato. E’ vero che i criteri adottati impediscono nei fatti che molte regioni passino in zona gialla entro la fine di luglio (ipotesi che il ministro Speranza non aveva scartato). I nuovi criteri, che includono gli ingressi in terapia intensiva e i ricoveri in area medica, escludono al momento questo ipotesi. I Presidenti di regione sono molto soddisfatti.

In generale nella Lega c'è “molta sorpresa” per le parole di Draghi anche perché nel pomeriggio c’era stata una lunga e cordiale telefonata tra Matteo Salvini e il Presidente del Consiglio. Il leader della Lega aveva garantito massimo sostegno alle riforme - a partire da Giustizia e Fisco - e aveva ribadito alcune osservazioni costruttive a proposito di green pass e piano vaccinale. Salvini ha ripetuto come un mantra la parola “libertà”. Ma non c’è libertà per nessuno se il virus torna a diffondersi e a mandare gente in ospedale. Se non a morire. Il confronto nel governo proseguirà già dalla prossima settimana sui temi esclusi da questo decreto: lavoro, trasporti e scuola. I leghisti chiedono di non imporre il Green pass (e i vaccini) per salire sugli autobus, entrare in classe o al lavoro. Ma Draghi tiene questa opzione sul tavolo e, a partire dai trasporti, è probabile che da settembre l'obbligo del certificato verde venga ampliato. Non solo. Il premier apre alla possibilità anche di chiedere il Green pass per l'ingresso nei luoghi di lavoro. “Ci stiamo pensando, è una questione complessa ed è una questione da discutere anche con i sindacati”.

La mediazione Cartabia

Anche la ministra Guardasigilli ha ribadito come la fiducia sia nei fatti un’assicurazione sulla finalizzazione del provvedimento. Ma ancora una volta ha sottolineato “lo sforzo di mediazione fatto in questi mesi fin dal primo giorno del mio insediamento perché sapevamo che questa sarebbe stata la sfida più difficile”. Quindi aver messo la fiducia non esclude la valutazione di altre proposte di modifica “purché venga risolto il problema molto grave della durata dei processi” che è insostenibile in Italia e contrario al dettato costituzionale che impone la ragionevole durata del processo.  Al tempo stesso “va assolutamente evitato che vengano interrotti processi importanti perché nessuno qui vuole sacche di impunità, anzi”. Un riferimento evidente alle sottolineature di Conte e a chi fa campagna stampa sulla “legge salvaladri” e sulla “ministra dell’impunità”.

Anzi, la ministra Cartabia ha voluto sottolineare come “in realtà circa il 70 per cento dei reati finisca in prescrizione prima della sentenza di primo grado”. La riforma Bonafede non si era soffermata su questa che è la vera e insopportabile sacca d’ impunità e di giustizia negata. La riforma Cartabia, invece, interviene “su tutte le fasi del processo e delle indagini preliminari proprio per evitare questo scempio”. Si chiama riforma del processo penale e andrebbe letta e analizzata nel suo insieme senza fissarsi su una parte, la prescrizione, diventata il facile sciogli-lingua e la stucchevole bandierina di chi non riesce più a trovare altri argomenti. Di lotta. E di governo.