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[Il retroscena] Dopo dieci mesi Tria dà i compiti ai suoi vice: Lega e M5S pari sono, ridimensionata la Castelli

Già si parla di un nuovo esecutivo e il ministro dell’Economia distribuisce le deleghe tra i due viceministri e i due sottosegretari. A differenza di quanto accadeva a giugno scorso Riconosce pari forza alle due componenti del governo. Alla Castelli, unica donna al tavolo per il Contratto di governo, “rifila” solo la delega alla finanza locale. Tria ci prende gusto e programma missione a Singapore

Paolo Emilio Russodi Paolo Emilio Russo   
[Il retroscena] Dopo dieci mesi Tria dà i compiti ai suoi vice: Lega e M5S pari sono...
Giovanni Tria

Già si parla di un nuovo governo, chiamato a sostituire l’attuale sulla base de nuovi equilibri che saranno disegnati dalle elezioni europee di fine maggio. Chiamato al non facile compito di impostare e gestire una legge di Bilancio tutta “lacrime e sangue”. Eppure proprio in queste ore, dopo quasi dieci mesi dal giuramento dell’esecutivo in carica composto da Lega e M5s, sono state distribuite le deleghe nel ministero più delicato di tutti, quello dell’Economia.

Fino ad oggi il “tecnico” Giovanni Tria aveva gestito tutti i dossier da solo, affidando di volta in volta ai suoi due vice ministri e ad altrettanti sottosegretari alcuni compiti specifici. Nessuno di loro, però, era autorizzato a prendere decisioni in modo autonomo, perché il titolare del Ministero di via Venti Settembre non aveva mai proceduto a distribuire le deleghe. “Ci penserò“, aveva detto alcuni mesi fa, prendendosi una “pausa di riflessione” che si è poi prolungata oltre il previsto. Ora, a poche settimane dall’inizio della scrittura del documento di programmazione economica finanziaria, che anticipa i contenuti della legge di stabilità, è stato però costretto a prendere in mano la pratica. Tria, l’economista con un passato da grande amico di Renato Brunetta, stimato trasversalmente, e considerato un uomo di fiducia del Quirinale, alla fine però ha dovuto decidere di affidare formalmente i rispettivi incarichi ai collaboratori, tenendo conto delle prestazioni offerte nei mesi scorsi dai suoi vice e dai sottosegretari.

La lettura dei decreti ministeriali con il quale Tria ha attribuito le deleghe sembra certificare la presa d’atto del riequilibrio avvenuto dopo il voto tra  Lega M5S, a cui ora viene riconosciuto lo stesso peso, e rivela un forte ridimensionamento del ruolo della viceministro Laura Castelli. L’esponente dei Cinquestelle, che nei mesi successivi all’insediamento del governo aveva gestito dossier molto delicati, e chi era l’unica donna presente al tavolo di Milano dove è stato scritto il contratto per il governo del cambiamento, ha subito una significativa riduzione del proprio peso specifico. Alla grillina cresciuta all’ombra del Movimento no tav è stata infatti attribuita la delega per le finanze locali, cioè per le materie che riguardano i bilanci dei Comuni e degli altri enti periferici: una delega non proprio centrale, tanto più che da qui ai prossimi mesi i Comuni italiani potranno solo tagliare.

La viceministra, che spesso si è segnalata per gli attacchi a Matteo Salvini e alla Lega, avrà competenza su tributi e trasferimenti, oltre che sui piani di rientro dal debito di alcuni grossi Comuni, il più delicato dei quali riguarda il Comune di Napoli. In aggiunta, parteciperà al Cipe quando non potrà farlo il ministro, ma quella struttura dipende direttamente da Palazzo Chigi. Di ben altro “peso” politico, invece, le deleghe affidate al suo omologo leghista, Massimo Garavaglia. Tria ha infatti assegnato all’ex assessore al Bilancio di Regione Lombardia la delega alla finanza regionale e, di conseguenza, il compito di sovrintendere ai piani di rientro dal deficit sanitario. Una delle peggiori situazioni riguarda la Campania, la Regione guidata da Vincenzo De Luca che è però soprattutto il “cuore” del potere grillino. L’altro dato politico riguarda il trattamento paritario riconosciuto ai  due viceministri nelle deleghe che riguardano “finanza pubblica e legge di bilancio, revisione della spesa pubblica e politiche d' imposizione fiscale e contrasto all' evasione”, che, anche in questo caso, è lontana dal rispecchiare il peso dei rispettivi partiti nel voto di un anno fa.

Non si possono considerare equivalenti, invece, le deleghe assegnate ai due sottosegretari: Massimo Bitonci, ex sindaco di Padova, della Lega, e Alessio Villarosa dei Cinquestelle. Il primo, che aveva gestito la pratica della flat tax per le partite iva fortemente voluta dal partito di Salvini, avrà la delega alla vigilanza sui temi del “contenzioso valutario” e del “contrasto al riciclaggio”;  il secondo, che è il componente della squadra di via Venti Settembre ad essere mandato più frequentemente nelle Aule del Parlamento per seguire il dibattito sui provvedimenti economici, avrà invece solo la delega all’“evasione internazionale”. La notizia, però, non riguarda soltanto le competenze che il ministro ha delegato, ma anche quelle che l’economista ha conservato per sé. Tria si è infatti tenuto quelle su banche, agenzie fiscali e  Cassa depositi e prestiti. Soprattutto sulle banche, le linee seguite dai due soci del governo sono molto diverse, come già si era capito nella vicenda di Carige.

Proprio su questo tema il Carroccio è sceso sul piede di guerra. “Ci sta mettendo troppo sui rimborsi ai truffati dalle banche. I risparmiatori non possono aspettare i tempi dell'Europa”, ha detto ieri il capo della Lega, ospite al Forum di Confcommercio a Cernobbio. “Al ministero stanno aspettando la risposta dell'Europa: io mi sono rotto le palle di aspettare la risposta dell'Europa e oggi lo dirò allo stesso ministro dell’Economia”. Sullo stesso tema, l’economista è stato messo sotto tiro anche dai Cinquestelle. “Mi auguro non solo che i decreti attuativi a questo punto siano sbloccati a prescindere dall'Europa, ma mi auguro che la loro scrittura non sia di esclusiva pertinenza del ministro Tria”, ha detto ieri Gianluigi Paragone, futuro presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche.

Dopo avere siglato il memorandum tra Italia e Cina sulla “via della seta”, il titolare di via Venti Settembre sembra averci preso gusto a intrattenere relazioni con l’Oriente. Tanto che il domani e dopodomani sarà in visita ufficiale a Singapore, dove incontrerà il direttore dell'Autorità monetaria, il ministro delle Finanze e i vertici dei Fondi sovrani Gic e Temasek. Poi, il 27, tornerà in Cina, per partecipare al Boao Forum for Asia a Haikou. Nell’occasione, incontrerà il ministro delle Finanze cinese e l’ex governatore della Banca Popolare Cinese, Zhou Xiao Chuan.

Paolo Emilio Russodi Paolo Emilio Russo   
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