[Il ritratto] Di Battista: il suo ritorno in politica è un flop. Via dall’Italia per fare un nuovo lavoro

L’ex deputato è stato richiamato in Patria dal Sud America per essere il front man del M5s alle elezioni europee, ma in poco tempo ha inanellato una serie di scelte infelici che hanno fatto più male che bene ai Cinquestelle. E mediaticamente non funziona più come in passato

[Il ritratto] Di Battista: il suo ritorno in politica è un flop. Via dall’Italia per fare un nuovo lavoro
Alessandro Di Battista
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Alessandro Di Battista, il “Che Guevara” del M5s, “l’eroe dei due mondi” grillino sta vivendo il peggior momento della sua carriera politica. Non solo non è stato invitato al vertice del Movimento tra Grillo, Casaleggio e Di Maio ma da giorni è mediaticamente desaparecido. Silenzio assoluto sui social. Nessuna presenza in tv. La conferma (per chi ancora ne avesse bisogno) che il suo rientro nella scena politica italiana (dopo la parentesi sudamericana) è stato un terribile flop.

Gli errori di Di Battista 

Richiamato in Patria per essere il front man del M5s nella campagna elettorale delle europee, l’arma anti Salvini, l’ex deputato ha inanellato una serie di scelte e comportamenti infelici che potrebbero addirittura mettere a repentaglio il suo futuro politico. I detrattori gli contestano i ripetuti attacchi al leader del Carroccio (poco benefici per il governo), l’appoggio al dittatore venezuelano Maduro e l’ideazione del flirt con i gilet gialli francesi che ha portato alla più grave crisi diplomatica del dopoguerra con la Francia.

La sceneggiata da Floris 

A tutto questo si aggiunge poi un altro aspetto di non secondaria importanza: a differenza del passato Di Battista mediaticamente non funziona più. Non buca più il video e i suoi discorsi non incendiano più l’anima più dura del Movimento. La crisi dell’ex deputato è emersa in modo imbarazzante nel corso della sua ultima apparizione televisiva a Dimartedì di Giovanni Floris. Ad un certo punto ha chiesto platealmente l’applauso del pubblico che restava freddo di fronte ai suoi interventi.

Di Battista con l'amico Di Maio

Meglio stare "buoni" 

Quello che doveva essere il “jolly” dei Cinquestelle, da giocare al momento più opportuno, paradossalmente è diventato un boomerang.  “Per un po’ è meglio che stia buonino” ha dichiarato parlando con i giornalisti il deputato grillino, Daniele Del Grosso. Giudizio largamente condiviso da molti dei suoi colleghi di partito. L’esperienza di governo ha cambiato profondamente la natura politica del Movimento e questo spiega perché una figura come Di Battista sia ormai più dannosa che utile.

L'attesa e il sogno 

I retroscena raccontano che il 40enne romano ha rifiutato importanti cariche ministeriali dopo la vittoria del 4 marzo e la nascita del primo esecutivo Lega-M5s della storia. Ha preferito andare in Sud America con la sua famiglia. Nella speranza (forse) di saltare un giro per poter un giorno prendere il posto di Luigi Di Maio. Ma con molta probabilità i Cinquestelle cancelleranno il limite del doppio mandato parlamentare e l’idea di sostituire l'attuale Capo Politico resterà un sogno.

Il nuovo viaggio

Cosa farà a questo punto il giovane ex deputato? L’ipotesi di una sua candidatura alle prossime elezioni europee è ormai tramontata. Con molta probabilità farà quanto annunciato da lui stesso a Che tempo che fa di Fabio Fazio: dopo il voto di fine maggio lascerà l’Italia per intraprendere un nuovo viaggio di lavoro. Questa volta però la meta non sarà il Sud America ma l’India dove sarà un reporter de Il Fatto Quotidiano. Più che la politica nel futuro di Di Battista potrebbe dunque esserci il giornalismo.