Ddl Zan, Letta adesso cerca la mediazione. Legge-laboratorio per misurare ipotesi Ursula e Ulivo 4.0

Oggi il deputato Zan, papà della legge, avvia incontri bilaterali con i capigruppo anche dell’opposizione. “L’identità di genere non è disponibile”. Soddisfazione di Italia viva. Trattative per evitare che domani la legge venga affossata del tutto

Il segretario del Pd Letta (Ansa)
Il segretario del Pd Letta (Ansa)

Il primo atto di mediazione è un ultimatum. “Se avete veramente buone intenzioni - è l’aut aut dell’onorevole Alessandro Zan ai capigruppo di Lega e Fratelli d’Italia - dovete togliere di mezzo la minaccia della richiesta del non passaggio agli articoli”, una regola prevista dal Regolamento del Senato che, se approvata, nei fatti ucciderebbe la legge Zan costringendola in un ginepraio di stop&go, partenze e arrivi tali per cui, anche se questa legislatura dovesse arrivare alla scadenza naturale nel 2023, diventerebbe impossibile approvarla e mandarla in Gazzetta Ufficiale. Il fatto è che il Pd parla per la prima volta di “mediazione” sulla legge contro l’omotransfobia che porta la firma dell’onorevole del Pd Alessandro Zan.

Mesi buttati

La discussione torna esattamente dove era stata lasciata a luglio, prima che la campagna elettorale suggerisse di rinviare tutto all’autunno e poi si vedrà. Anche allora, soprattutto Italia viva e Forza Italia, suggerivano “mediazioni” perché così com’era il testo sarebbe stato impallinato nei vari voti segreti e a quel punto addio per sempre. Tanto valeva mettersi subito a un tavolo e limare quello che c’era da limare. Soprattutto in tre punti: identità di genere; giornata dedicata al tema nelle scuole dell’obbligo; libertà di espressione. Al grido “il testo passa così com’è” Pd, M5s e Leu non hanno inteso neppure di iniziare a parlarne. A quel punto già a luglio Fratelli d’Itala e Lega, le due vecchie volpi dei regolamenti d’aula Ignazio La Russa e Roberto Calderoli, avevano allestito la “trappola” del non passaggio degli articoli al voto. Pochi all’epoca ci fecero caso. Il rinvio sembrò la soluzione (quando invece mai lo è) e ora che la legge è stata calendarizzata in aula per domani, il Pd deve correre ai ripari. Con l’unica soluzione possibile: trovare una mediazione visto che il rischio di perdere la legge sarebbe troppo alto. L’ottimo è nemico del bene. E una buona legge è sempre meglio di una legge perfetta.

Il doppio esame, per Letta e per Draghi

In verità c’è molto di più in palio in questa settimana. La crisi di identità, a destra come a sinistra, della larga maggioranza avrà infatti modo di misurarsi su due dossier chiave come il ddl Zan e la riforma delle pensioni, obbligatoria visto che scade a fine dicembre scade Quota 100.  La prima riguarda il Parlamento. La seconda il governo. In entrambi i casi però si potrà misurare lo stato di avanzamento – o di consistenza- dei vari cantieri e work in progress che la pandemia, la prevalenza dell’europeismo e la “fine” dei nazional-populismi ha generato tra le piccole e grandi famiglie politiche italiane. Per essere più chiari: il disegno di legge Zan misurerà le potenzialità di un’ipotetica maggioranza Ursula qualora Forza Italia abbandonasse la linea della coalizione molto critica con il disegno di legge per approdare alla “mediazione”. E anche la reale capacità di allargamento del campo del centrosinistra “da Renzi a Conte passando per Calenda”, l’Ulivo 4.0 che è il vero cantiere di Letta.

Il rebus pensioni, un capitolo della legge di bilancio, misurerà invece la capacità della Lega di restare nella larga maggioranza di Draghi e di tenere il passo del premier. E quindi l’indice di europeismo e la fine del populismo che tre anni fa produsse una norma iniqua e costosissima: Quota 100 è costata 19 miliardi e ha mandato in pensione anticipata (62 anni) oltre 400 mila lavoratori. Per l’80% uomini e per il 90% dipendenti pubblici. Non proprio, insomma, una categoria disagiata e sottoposta a lavori usuranti. Draghi ha detto che va “superata” perché una norma iniqua e insostenibile per le casse dello Stato. Ha parlato di “gradualità” per tornare alla normalità che sarebbe la Fornero riveduta e corretta. Il resto d’Europa va in pensione a 65 anni, non certo a 62 e pure noi dovremmo allinearci. Salvo lavori usuranti e casi volontari di anticipo con riduzione della pensione mensile. Più o meno sembrano tutti d’accordo. Vedremo nelle prossime ore come. 

L’allarme di Letta

Ma torniamo all’iter parlamentare del ddl Zan, già approvato alla Camera e ora all’ultimo miglio al Senato.  Il segretario del Pd Enrico Letta ha lanciato un “warning” domenica sera ospite di Fabio Fazio. “Noi abbiamo veramente un dovere verso la nostra società, dobbiamo portare questo ddl avanti e approvarlo. Sono stato molto rigido e questo ci ha consentito di arrivare all'aula del Senato (il testo è già stato approvato alla Camera, ndr). Ora però chiederò ad Alessandro Zan, il padre di questa legge, di fare un'esplorazione con le altre forze politiche per cercare di capire le condizioni che possano portare ad un'approvazione del testo rapida, anche con modiche purché non siano cose sostanziali. Mi fido di Alessandro e delle scelte che farà. Approvare una legge contro i crimini di odio è la nostra responsabilità rispetto a tante persone che si aspettano questa risposta”.

Il tempo è poco visto il ddl Zan sarà in aula al Senato domani e dopo aver concluso la discussione generale ci sarà la votazione tagliola. Con il rischio, ulteriore, che la Presidente Casellati posso autorizzare il voto segreto anche su questo passaggio sebbene sia di natura tecnica e non sostanziale. Così ieri Zan si è messo subito al lavoro. E oggi alle 17 è previsto il primo tavolo con i capigruppo. Convocati a due condizioni: togliere dal tavolo la pistola tenuta puntata da Lega e Fdi del non passaggio degli articoli al voto; mediare non vuol dire stravolgere.

“La partita è complicata ma sono fiducioso che si troverà un punto di incontro. Non possiamo aspettare, nè scherzare sui diritti umani” diceva ieri Zan che vuole mettersi al tavolo con onore.  “Io sentirò tutti, non ho pregiudizi ma certo è che questi due partiti hanno fatto di tutto per affossare la legge, non di trovare accordo. Ci batteremo perché questo non accada”. 

Anche la Lega si muove

Zan incontrerà i capigruppo singolarmente, in una serie di riunioni. Ma l'iniziativa l'ha presa anche il relatore della legge, il senatore leghista Andrea Ostellari. Anche lui ha convocato i capigruppo per un “tavolo politico”. Un tavolo di cui però Zan non si fida per il semplice fatto che è stato convocato da un partito contrario alla legge. “Anche se fosse leggermente modificato resterebbe inaccettabile” chiarisce infatti Lucio Malan da poco transitato da Forza Italia alla Lega.

Altra storia è la partita interna alla maggioranza. Zan, che non digerisce il fatto che Iv ha votato il testo alla Camera, deve superare infatti anche gli ostacoli posti da Italia Viva che ora può rivendicare l'apertura del Pd alla mediazione. “La verità è che avevamo ragione noi: se vogliamo che la legge passi, vanno cambiati i passaggi più delicati” commentavano ieri Matteo Renzi e tutti i senatori, da Conzatti a Faraone, che più si sono esposti sulla necessità della mediazione sul testo Zan prendendosi a suo tempo insulti e minacce. “Traditori” si è sentito die nei corridoi del Senato dalla parte dei più oltranzisti a favore della legge. Tutto molto assurdo visto oche si parla di una legge contro i crimini d’odio. E visto che anche nel Pd sono molte le anime critiche rispetto alla legge. Un dissenso che avrebbe trovato la sua strada nei numerosi voti segreti. 

I punti della mediazione

Al centro della discussione ci sono i temi dell’identità di genere, definito nel primo articolo della legge, e quello della scuola, laddove il testo prevede che vengano prese iniziative per promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione e di contrasto ai pregiudizi in occasione della giornata contro l'omofobia. I paletti qui si alzano nella stessa maggioranza. “L'identità di genere, così come l'orientamento sessuale, non possono essere oggetto di contrattazione” è l’altolà che lancia la 5 stelle Alessandra Maiorino che definisce “irrinunciabili” anche i percorsi di educazione al rispetto nelle scuole. “Nessuno credo sia favorevole alle discriminazioni a scuola” tranquillizza Zan che anche sull'articolo 1, quello sull'identità di genere, chiarisce: “Contiene solo la definizione, non è centrale” come invece “negli articoli 2 e 3 che si richiamano alla legge Mancino” laddove coordina la legge contro l'omotransfobia con le norme contro l'istigazione alla discriminazione razziale.

Centrodestra verso libertà di coscienza?

Anche Forza Italia saluta con favore la possibilità di modifiche soprattutto laddove “si prevede l'indottrinamento scolastico” come sostiene Maurizio Gasparri. Anche per questo è in programma ad horas un vertice del centrodestra: occorre decidere una linea comune sul ddl Zan e sulla manovra e quindi sulle pensioni. Berlusconi dovrebbe tornare a Roma ma l’unica unità che possono trovare Fi, Fdi e Lega su un tema come il ddl Zan è di votare in libertà di coscienza. E lasciare il centrosinistra a giocare la partita.

Paletti vengono alzati anche dalle associazioni Lgbt che mettono in guardia dall'approvare modifiche sull'identità di genere. Una buona legge è sempre meglio che nulla. Perché diversamente il rischio è che la Zan faccia la stessa fine della legge di Ivan Scalfarotto (Iv), attuale sottosegretario all’Interno. Impallinata in aula e non se ne parlò più.