Cosa c’è dietro le ritardate espulsioni nei 5Stelle

Cosa c’è dietro le ritardate espulsioni nei 5Stelle

Marino Mastrangeli, chi era costui? Trattasi di un senatore, ex poliziotto poi collocato a riposo per un infortunio,  passato alla storia per essere stato il primo espulso pentastellato della scorsa legislatura, fra Camera e Senato, a furor di web - ancora non c’era Rousseau, ma il voto era comunque quello della rete che si espresse con una maggioranza bulgara - per “deviazionismo”. La colpa del povero Mastrangeli era stata quella di essere andato ospite da Barbara D’Urso, contravvenendo alle direttive del MoVimento. E poco importa che non fosse lì in studio con Carmelita, ma collegato da uno schermo che di fatto lo isolava dal “pollaio” dei talk, perché comunque Beppe aveva deciso così. Poi, certo, di acqua sotto i ponti ne è passata e dalla D’Urso c’è andato con tutti gli onori anche Luigi Di Maio.

La colpa imperdonabile

Ma nel 2013 andare a “Pomeriggio 5” significava espulsione, direttamente e senza passare dal via. Fra l’altro, l’espulsione di Mastrangeli fu decretata senza psicodrammi, battaglie ideologiche, pathos e partecipazione civile come avvenne invece poche settimane dopo per la pasionaria Adele Gambaro, che uscì su posizioni di sinistra-sinistra, e a fine legislatura divenne verdiniana a sostegno del governo e delle riforme di Matteo Renzi. Ma, per l’appunto, in un caso e nell’altro, tutto avvenne in modo velocissimo. Esattamente come per tutti gli altri espulsi o spontaneamente fuorusciti dal MoVimento Cinque Stelle nella scorsa legislatura, che furono moltissimi, per i motivi più svariati.

I cambi di bandiera

Tutti, tranne due, con la stessa identica sorte: non sono stati rieletti dopo la loro uscita dal mondo pentastellato, destinati ai gruppi parlamentari più vari ed eventuali ed alcuni dopo aver attraversato una decina di gruppi o componenti del Misto di Camera e Senato: per l’appunto c’è chi è (politicamente) morto nella sinistra estrema, chi ha fondato movimenti sovranisti e no Euro, chi si è fatto vendoliano e chi azzurro, chi è trasmigrato nei Verdi e chi ha portato i No Vax negli atti ufficiali di Camera e Senato, con tutti gli stelloni repubblicani al posto giusto, chi si è scoperto montiano (esistevano i seguaci di Mario Monti nello scorso Parlamento!) e chi piddino. E alcuni di questi avevano storie bellissime: ad esempio, la veneta Gessica Rostellato, che si vantò sui social i primi giorni di legislatura di essersi rifiutata di stringere la mano a Rosy Bindi, che poi ha finito quella stessa legislatura nel gruppo del Pd, a fianco di Rosy Bindi. Per la cronaca, di tutti quelli lì, ne sono stati rieletti solo due, entrambi nel centrodestra: il friulano Walter Rizzetto in Fratelli d’Italia e la tarantina Vincenza Labriola nelle file di Forza Italia. Stop.

Fuori dal movimento ma non dalla politica

E, anche in questa legislatura, la cerimonia degli addii al mondo pentastellato era sempre stata veloce e apparentemente indolore: espulsioni e saluti come se piovesse, come se Di Maio e gli altri fossero insensibili alla consistenza dei propri gruppi, concentrati però sulla loro purezza e durezza. E così, prima ancora della prima campanella della legislatura, pronti via c’erano già sette parlamentari fuori dal MoVimento, per i motivi più vari, dalla rendicontazione della legislatura precedente a vicende giudiziarie non rese note, all’appartenenza alla massoneria.

Insomma, sta di fatto che alla Camera in cinque (insieme a un eletto all’estero) fondarono il MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero-Sogno Italia, che era la terza gamba dell’esecutivo, ma ora con il MAIE – che nel frattempo ha perso per strada il nome “Sogno Italia”, forse anche di fronte all’incubo Italia che si materializza per alcuni – due ex grillini, Andra Cecconi e Antonio Tasso, sono rimasti con lo “straniero” Mario Alejandro Borghese – mentre altri tre, Silvia Benedetti, Salvatore Caiata e Catello Vitiello, sono rimasti “Misti” senza aderire ad alcuna componente, apolidi di Montecitorio.

Al Senato, invece, sempre per le stesse vicende e con un’evoluzione analoga, non sono mai entrati nel gruppo del MoVimento Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, che sono nel Misto e generalmente hanno votato come i loro colleghi rimasti pentastellati, ma a differenza dei loro compagni della Camera non hanno mai aderito alla componente del MAIE. Lo capisco, è roba che richiede un analgesico, per essere seguita. Ma andiamo avanti: in questa legislatura alla Camera se ne è andato Matteo Dall’Osso, che ha lasciato i Cinque Stelle in direzione Forza Italia, spiegando che non c’era alcuna attenzione ai temi della disabilità, mentre Andrea Mura, il velista che aveva spiegato che si può fare il deputato anche in mezzo al mare, è stato spedito prima nel Misto, poi si è dimesso, poi i Cinque Stelle sono arrivati terzi nelle suppletive per sostituirlo.

Ma ora le espulsioni sono con il contagocce

E anche al Senato, rispetto alle abitudini della scorsa legislatura, le espulsioni sono con il contagocce: solo Gregorio De Falco, il dissidente passato alla storia per la frase che disse da ufficiale della capitaneria a Schettino il giorno del naufragio della Concordia (“Comandante, torni a bordo, cazzo”), e Saverio De Bonis. Ma, incredibilmente, in altri casi, le espulsioni tardano. E questo stupisce non perché noi le auspichiamo, ma perché erano la specialità della casa. Ancora niente, anche se probabilmente ci siamo, per Giulia Sarti alla Camera, al centro del caso restituzioni-fidanzati-denunce-foto hackerate. E, soprattutto, ancora niente a Palazzo Madama nei confronti ad esempio di Elena Fattori e Paola Nugnes che cannoneggiano ogni giorno contro il quartier generale pentastellato. Niente espulsione, al momento, anche per altri due dissidenti: il savonese Matteo Mantero e Virginia La Mura, sempre più in sofferenza rispetto alla nuova ortodossia pentastellata.

Certo, la comunicazione grillina, riferendosi soprattutto a Nugnes e Fattori, spiega che “Questi dissidenti sono sempre tali, come se fosse una professione autonoma, tranne che al momento della formazione delle liste e nei mesi immediatamente precedenti”, ma comunque sta di fatto che – solo pochi mesi fa – le due senatrici sarebbero state immediatamente espulse al primo battito di ciglia e che invece ora siano permesse le loro scorribande dialettiche su tutti i fronti dello scontro fra pentastellati e Lega, dalla legittima difesa al caso Salvini, dalle autonomie alle correzioni alla finanziaria. Il che è un segno forte dei cambiamenti in campo (ex) grillino.

Espulsioni, addii e rendicontazioni vanno al rallentatore

Così, a parte le opposizioni che ne hanno chiesto la cacciata dal gruppo, nessuno nel MoVimento ha ventilato l’espulsione del senatore Elio Lannutti, dopo la condivisione di un post che rilanciava nientemeno che i Protocolli dei Savi di Sion. E, si guarda con preoccupazione anche all’annuncio di Alberto Airola, senatore duro e puro che ha già annunciato il suo addio in caso di via libera alla Tav, che è il manifesto dei grillini piemontesi.

Ma, per l’appunto, tutte le procedure, uscite, espulsioni, addii, rendicontazioni varie, vanno al rallentatore, appesi a procedure burocratiche, regole, attese, quasi in slow motion rispetto alla raffica di espulsioni, cacciate a mezzo blog e addii della scorsa legislatura.

Tutto questo, soprattutto al Senato, è legato soprattutto al fatto che la maggioranza è sul filo dei numeri e che finora si è appoggiata (in teoria, in pratica i numeri sono sempre stati larghi grazie al gioco delle assenze) sui voti di italiani all’estero ed ex grillini apolidi che hanno votato con il loro partito di elezione praticamente sempre.

Ma questa settimana ci sono due passaggi stretti: il voto dell’aula sull’autorizzazione a procedere contro Salvini sul caso Diciotti e le mozioni di sfiducia contro Danilo Toninelli. E qui qualora tutti o alcuni fra Fattori, Nugnes, La Mura, Mantero e chissà chi altro votassero contro le indicazioni di Rousseau, scatterebbero probabilmente le espulsioni congelate da mesi. Ma, a quel punto, il governo avrebbe un altro fronte di rischio, quello dei numeri al Senato. Sempre che non sia già caduto prima. Magari, poi, potranno andare a parlarne da Barbara D’Urso. Senza rischiare di essere espulsi come Marino Mastrangeli.