Continua l’emorragia nel M5S: sono 51 i grillini persi per strada dall’inizio della legislatura

Non si fermano i nuovi ingressi alla Camera e al Senato. In un mese registrato l’addio di 4 parlamentari

Continua l’emorragia nel M5S: sono 51 i grillini persi per strada dall’inizio della legislatura

Le sedute di Montecitorio e Palazzo Madama in queste settimane sono sempre più rarefatte e, soprattutto alla Camera, quando suona la campanella del presidente di turno, generalmente dà il via alle risposte a interrogazioni e non a votazioni e dibattiti. Eppure, nonostante questo continuano le porte girevoli in Parlamento, sia per quanto riguarda i nuovi ingressi e le conseguenti uscite, sia ovviamente per il via vai nei gruppi parlamentari.

Partiamo proprio dalle cerimonie degli addii: nell’ultimo mese e mezzo al Senato sono arrivati i due vincitori delle suppletive a Sassari(il sardista Carlo Doria) e a Villafranca di Verona (Luca De Carlo di Fratelli d’Italia), mentre alla Camera hanno salutato la compagnia quattro deputati: Antonello Giacomelli, fedelissimo franceschiniano, eletto componente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, che ha lasciato il posto al primo dei non eletti nel Pd in Toscana Luca Sani; poi se ne è andato il neo presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e con lui la sua assessora Giorgia Latini, incompatibili pure loro con la presenza alla Camera, che hanno lasciato spazio ai primi dei non eletti marchigiani rispettivamente nelle liste di Fratelli d’Italia e Lega: Lucia Albano e Mauro Lucentini.

Infine, se ne è andato l’ex ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan diventato presidente di Unicredit, ma in questo caso – essendo stato eletto sul maggioritario e non nel proporzionale - probabilmente a febbraio, quando si voterà anche per il rinnovo della giunta calabrese, si terranno le suppletive nel collegio uninominale di Siena.

Ma, oltre al via vai nell’emiciclo, continua anche quello all’interno dei gruppi, con cambi di casacca che continuano imperterriti, ultimo della serie l’ex pentastellato Gianni Marilotti, eletto nel collegio uninominale di Cagliari al Senato che è riuscito a cambiare gruppo due volte in due giorni: dai Cinque Stelle al Misto e poi dal Misto al Gruppo delle Autonomie, che sostiene comunque il governo, dove si trova insieme all’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, ai senatori a vita Giorgio Napolitano e Elena Cattaneo e a sudtirolesi, autonomisti trentini tirolesi e valdostani, quasi una risposta “sardista di sinistra” al patto fra Lega e Partito Sardo d’Azione che ha riportato dopo anni il Psdaz in Parlamento prima con Christian Solinas e poi con Carlo Doria.

E – oltre all’azzurro eletto all’estero Raffaele Fantetti passato al MAIE e al leghista Claudio Barbaro andato al Misto – il resto degli ultimi passaggi di gruppo è tutto movimento ex MoVimento, tanto che vale la pena di fare un appello di tutti i parlamentari persi per strada dai Cinque Stelle in due anni e mezzo di legislatura, in attesa di vedere se a Strasburgo e a Bruxelles andrà in porto la scissione dei quattro (o cinque) seguaci di Alessandro Di Battista che per ora si sono limitati a non pagare più le quote per l’ufficio Comunicazione da cui non si sentivano più rappresentati.

L’appello dei pentastellati diventati ex in corso di legislatura, ultimi della serie, nell’ultimo mese, con un ritmo di almeno uno a settimana, Paolo Nicolò Romano e Rina De Lorenzo a Montecitorio, il primo al Misto, la seconda a Liberi e Uguali, e Marinella Pacifico e Tiziana Carmela Rosaria Drago a Palazzo Madama.

E a questo punto è possibile fare l’appello definitivo degli assenti rispetto a inizio legislatura.

Un conto, dovuto ad addii ed espulsioni, iniziato addirittura prima del primo giorno di legislatura, quando un gruppo di parlamentari venne escluso dai gruppi pentastellati per “colpe” varie rispetto al codice etico del MoVimento: la punta dell’iceberg erano le mancate restituzioni della legislatura precedente, con casi di mandati di pagamento con il CRO poi revocato, ma ci si trovava un po’ di tutto: dall’appartenenza alla massoneria a indagini non comunicate al momento della formazione delle liste elettorali, fino a vecchie condanne omesse al momento di accettare la candidatura.

Nulla che rendesse ineleggibili, va detto molto chiaramente, ma incompatibile con il codice interno pentastellato, all’epoca molto rigido.

E va detto anche che, fra questi, ma anche in mezzo ad alcuni di quelli che hanno detto addio recentemente, non si registrano voti discordi rispetto agli ex colleghi rimasti nel MoVimento: cioè in tanti sono fuori, ma non hanno mai fatto un voto discorde rispetto ai pentastellati “ufficiali”.

Quindi, i primi a non entrare nei gruppi furono alla Camera Catello Vitiello, oggi renziano dopo alcuni passaggi nel Misto e anche un passaggio federato con i totiani, l’ex capogruppo a Montecitorio della scorsa legislatura Andrea Cecconi e Giorgio Tasso, oggi paladini del Movimento Associativo Italiani all’estero, che è stato in maggioranza sia con i gialloverdi che con i giallorossi e conta anche un sottosegretario, Salvatore Caiata oggi con Fratelli d’Italia e Silvia Benedetti, rimasta nel Misto senza aggettivi dopo essere passata attraverso alcune componenti. E al Senato furono in due i “non ammessi” fin dall’inizio: Maurizio Buccarella e Carlo Martelli.

Detto tutto questo e detto di coloro che hanno lasciato il gruppo non per scelta politica, ma perché purtroppo sono morti in corso di legislatura (Iolanda Nanni sostituita da Valentina Barzotti alla Camera e Franco Ortolani e Maria Vittoria Bogo Deledda al Senato, che avevano vinto nei rispettivi collegi uninominali di Napoli-San Carlo all’Arena e Sassari, poi conquistati da altri partiti alle suppletive e quindi persi dal MoVimento, esattamente come quello di Andrea Mura a Cagliari-Burcei a Montecitorio). E, per essere completissimi in questa contabilità, l’unico ingresso nel MoVimento è avvenuto a Palazzo Madama con Emma Pavanelli, senatrice candidata in Umbria, ma eletta in sostituzione di un potenziale eletto siciliano visto che in Sicilia tutti i candidati del MoVimento erano stati eletti.

Ecco quindi la mappa di dove sono finiti tutti gli ex pentastellati.

Uno a Forza Italia (Matteo Dall’Osso a Montecitorio), due a Fratelli d’Italia (Salvatore Caiata e Davide Galantino a Montecitorio), due a Italia Viva (Gelsomina Vono al Senato e Catello Vitiello a lla Camera), uno agli autonomisti (Gianni Marilotti al Senato), due a Liberi e Uguali (Paola Nugnes al Senato e Rina De Lorenzo alla Camera), quattro alla Lega (Francesco Urraro, Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Alessandra Riccardi, tutti al Senato), uno al Pd (Santi Cappellani alla Camera), una con Maurizio Lupi e Noi con l’Italia (Veronica Giannone alla Camera), due con i seguaci dell’ex partito di Angelino Alfano Alternativa Popolare (Gianluca Rospi e Fabiola Bologna alla Camera) e due con gli italiani all’estero del MAIE (Andrea Cecconi e Antonio Tasso alla Camera).

Tutti gli altri al Misto degli apolidi “non iscritti ad alcuna componente, undici dei quali a Palazzo Madama Maurizio Buccarella, Carlo Martelli, Saverio De Bonis, Gregorio De Falco, Elena Fattori, Gianluigi Paragone (il cui Italexit non ha nemmeno i titoli per avere il nome sugli atti ufficiali del Senato, tranne che al termine dei suoi interventi, molto simili a quelli del leader del Partito dei pensionati Carlo Fatuzzo), Luigi Di Marzio, Lello Ciampolillo, Mario Michele Giarrusso, Marinella Pacifico e Tiziana Drago.

A Montecitorio, invece, i Misti-Misti ex pentastellati sono: Sara Cunial con tutto il suo seguito negazionista No Vax e No Mask, Gloria Vizzini, Lorenzo Fioramonti, Massimiliano De Toma, Rachele Silvestri, Nadia Aprile, Michele Nitti, Flora Frate, Raffaele Trano, Antonio Zennaro, Rosalba De Giorgi, Nicola Acunzo, Alessandra Ermellino, Paolo Lattanzio, Piera Aiello, Marco Rizzone, Paolo Nicolò Romano, Nunzio Angiola e Silvia Benedetti.

Insomma, rispetto agli eletti di inizio legislatura, il MoVimento Cinque Stelle oggi ha cinquantuno parlamentari in meno, uno su sette degli eletti, con anche un po’ di resto.

Il più grande esodo della storia della Repubblica, senza scissioni.

Ma rimane il primo gruppo con 196 deputati alla Camera e al Senato con 92.