[Il caso] Il premier Conte a fuoco lento tra smentite e ultimatum sugli incontri tra i nostri 007 e gli uomini di Trump

Il Copasir ha finalmente un nuovo presidente, il leghista Volpi. “Chiameremo il Presidente del Consiglio in base alle nostre priorità”. Molti “aspetti e dettagli da approfondire e indagare”. Quali e quante informazioni sono state passate agli Usa? Ieri mattina una nuova visita: questa volta della Cia

Il premier Giuseppe Conte (Ansa)
Il premier Giuseppe Conte (Ansa)

“Perché la missione odierna a Roma della direttrice della Cia e l’incontro con i vertici della nostra intelligence, una notizia riservata, diventa invece in poche ore di dominio pubblico?”. Il parlamentare membro del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti si lamenta ed è preoccupato per il continuo stillicidio di notizie riservate che “alla lunga ci potrebbe appiccicare addosso l’etichetta di inaffidabili”. Il Copasir ha da poco concluso l’elezione del nuovo presidente. Un voto non unanime, che la dice lunga sulla tensione politica sul dossier 007, ha eletto il leghista Raffaele Volpi alla guida del Copasir, una nomina “indigesta” per palazzo Chigi e il suo inquilino Giuseppe Conte. La maggioranza assoluta (6 voti) è stata raggiunta per un solo voto, tre schede bianche sono probabilmente dei grillini, e Vito (Fi) ha probabilmente votato se stesso non rispettando il patto di centrodestra per convogliare i voti su Volpi. Una tempesta lontana dai riflettori ma che porta con sé mille significati.

Nuovo incontro con la Cia

 Nelle stesse ore dello scrutinio, sulle agenzie di stampa esce la notizia che in mattinata la direttrice della Cia, Gina Haspel è stata a Roma per incontrare i vertici dell'intelligence Gennaro Vecchione (Dis), Luciano Carta (Aise) e Mario Parente (Aisi). Incontro programmato da tempo ma che doveva restare segreto. E invece da qualche settimana l’agenda delle nostre agenzie assomiglia alla lavagnetta di casa dove si appuntano le cose da fare, molto poco segreta, affatto riservata. “Questo - continua la nostra fonte del Copasir - dimostra che al di là delle eventuali responsabilità del presidente Conte e del direttore Vecchione che andremo a verificare ed approfondire, i nostri apparati sono in subbuglio. E non riconoscono più i vertici. Che sia incapacità o dolo, non fa molta differenza rispetto al risultato”.

L’amico di famiglia

Nonostante le veline che ogni sera, in genere con molte ore di ritardo rispetto alla pubblicazione, palazzo Chigi diffonde per smentire ricostruzioni e retroscena (“tutte fantasie”) il Russiagate italiano svelato una decina di giorni fa da due quotidiani Usa conserva caparbiamente il centro della scena politica. Con grande irritazione di Conte che ha tenuto e tiene per sè la delega all’intelligence che guida attraverso Gennaro Vecchione, il generale dalla Guardia di finanza “amico di famiglia” che nel 2018 dalla sera alla mattina si ritrovò dalla Scuola ufficiali alla stanza dei bottoni dell’intelligence (il Dis). Qualche preoccupazione è evidente anche nei 5 Stelle che nella Russiagate sono impelagati fino al collo visti i contatti con la Link University. Grande interesse da parte della Lega che con Conte ha il dente avvelenato. E molta curiosità da parte di Italia Viva e del suo leader Matteo Renzi.

La calma di Volpi

Il neo presidente del Copasir Raffaele Volpi ha già fatto capire cosa ci dobbiamo aspettare: “Non è il presidente del Consiglio a decidere le priorità del Comitato. Quando avremo fatto il nostro ordine del giorno contatteremo la segreteria del presidente Conte e concorderemo nei tempi dovuti l’audizione così spesso sollecitata”. Delle serie che Conte dovrà avere pazienza. Evitando nel frattempo di logorarsi sulle braci accese di questa storia. Perché, come diceva la nostra fonte, “il lato italiano del Russiagate o è un grande pasticcio frutto di ingenuità e sottovalutazione, oppure c’è altro che ancora non ha un nome”. E non è che la prima ipotesi sia migliore della seconda.

Il 15 agosto

I fatti sono ormai noti. Nel pieno della crisi di governo estiva, quando tutto era incerto e nessuno sapeva come sarebbe andata a finire, Giuseppe Conte era impegnato su un fronte che nessuno di noi poteva immaginare. Il 15 agosto il direttore del Dis incontra il ministro della Giustizia Usa William Barr che ha avviato da tempo una controinchiesta sul rapporto Mueller convinto che sia stata qualche agenzia di intelligence europea a fornire elementi sui rapporti tra Trump e Mosca finalizzati a danneggiare la candidata dem Hillary Clinton. L’Italia è in cima alla lista dei paesi “nel mirino”: Joseph Mifsud, il professore maltese che nell’aprile 2016 aveva riferito al collaboratore di Trump George Papadopoulos l’esistenza nelle mani dei russi di mail compromettenti per la Clinton, lavorava all’epoca alla Link Campus. La Link campus era già in quegli anni l’incubatrice del nuovo ceto politico grillino (da li sono arrivati 4-5 ministri e sottosegretari). Nel frattempo Mifsud è stato bollato da Trump come un agente provocatore al soldo dei servizi italiani o britannici per incastrarlo. Con queste premesse, il 15 agosto Conte chiede a Vecchione di incontrare Barr. Cosa si sono detti in quella occasione sarà oggetto delle audizioni di Conte e Vecchione, e poi di Carta e Parente, davanti al Copasir. E prima ancora il premier dovrà spiegare cosa mai gli è venuto in mente di consentire contatti operativi tra il livello politico di una paese straniero come gli Usa e la nostra intelligence. Una scelta molto grave.

…e il 27 settembre

Ma non c’è solo il 15 agosto. Il 27 settembre Vecchione convoca nella sede del Dis nel centro di Roma i capi dell’Aisi (Mario Parente) e dell’Aise (Luciano Carta). Questa volta all’incontro partecipa il ministro Barr e anche il procuratore John Durham. Ancora una volta un incontro tra il livello operativo e quello politico di un paese che, per quanto alleato, è sempre un paese straniero e, per giunta, nel mezzo di una doppia spy story per fottere i vari avversari politici (richiesta di impeachment per Trump). Perchè Conte ha autorizzato quegli incontri? Che tipo di informazioni e materiale è stato passato al governo Usa in quelle occasioni?

Questa storia va avanti da una decina di giorni. Il premier e Vecchione non hanno ritenuto opportuno spiegare dicendo che “è tutto regolare ma che ci sono fonti che evidentemente vogliono screditare l’operato dei nostri servizi e alterare la realtà”. Rinviando comunque “alle sedi opportune” il chiarimento. La sede opportuna è stata fino ad oggi indisponibile perché il Copasir era senza testa (Guerini, Pd, è diventato ministro della Difesa).

Nuovi dettagli

Nel frattempo però la scena si è arricchita di dettagli: riunioni preparatorie ai due incontri con l’amministrazione Usa di Conte e dei capi delle intelligence (smentite); il coinvolgimento del Quirinale “informato sugli incontri” (seccamente smentito ieri sera prima dal Quirinale e poi da fonti di palazzo Chigi); la promessa, reiterata nei giorni e molto simile ad una minaccia, che il Presidente del Consiglio “è determinato ad evitare che vada avanti questo screditamento della nostra intelligence per giochi interni finalizzati ad ostacolare future riorganizzazioni delle agenzie”. Salteranno teste, è la promessa. Quale? Di sicuro non Vecchione che è stato blindato da Conte. Posto che l’Aisi è fuori da questa partita, sarebbe imbarazzante, per Conte e Vecchione, che a pagare dovesse essere Carta. E’ un fatto che tra i due, per quanto provenienti dalla Guardia di Finanza, non ci sia questa calorosa amicizia. 

Di nuovo con la “testa”

Ora il Copasir ha ritrovato la testa. Forse non quella immaginata da Conte. E neppure dai 5 Stelle. Volpi ha fatto capire di non avere fretta. Il gioco delle illazioni e delle smentite può andare avanti ancora. Magari una settimana. Il tempo di mettere a fuoco coincidenze e relative domande. “Ad esempio - spiegava ieri la fonte del Copasir a tiscali.it - è curioso come proprio il 27 agosto, nel mezzo di questa affaire Italia-Usa, Trump scriva il famoso tweet “Forza Giuseppi, spero che il mio amico resti Presidente del Consiglio”. Come è interessante la conferma di Conte, poi smentita, sui 90 F35. Sono tante le cose da approfondire”.

Volpi ha assicurato, e ci mancherebbe non l’avesse fatto, la necessaria distanza nel gestire il dossier. Ma ambienti della Lega intravedono in questa storia filo-Usa la trama che in agosto fece saltare le elezioni anticipate, favorì la nascita del nuovo governo e spinse Salvini (filo-Putin) all’opposizione. “Ecco perchè Conte andò in aula ad attaccare Salvini sulla Russia quando erano ancora al governo insieme…”. Fiction. Ricostruzioni fasulle. Restano però, le parole di Giancarlo Giorgetti che in quei giorni di agosto era ancora a palazzo Chigi: “In agosto il governo non esisteva più, c’era solo Conte. Lui aveva la delega ai servizi, sa tutto lui”. Aver autorizzato un meeting tra i nostri 007 e un esponente di spicco dell'amministrazione Usa è, per Giorgetti, una scelta “fuori dalle procedure”. Inoltre “gli incontri dei servizi segreti dovrebbero essere segreti”. Invece qui esce tutto. Anche l’incontro di ieri mattina tra la Cia e i nostri 007.  Vuol dire che gli apparati si stanno agitando. Che non hanno un punto di riferimento sicuro. E questa non è mai una bella notizia.