Conte is back: “Io sono quello di sempre, lavoro per il bene del Paese”. Ma non scioglie i nodi

Il ritorno dell’ex premier sulla scena politica pubblica. Lungo colloquio con Landini e Speranza alla camera ardente di Epifani. E poi l’intervista a Di Martedì. Tranquillizza su tutto (“Io sono sempre il solito”), dice sì al dialogo col Pd e rivendica: “Tra i Responsabili c’era Ciampolillo ma anche Segre”

Giuseppe Conte (Ansa)
Giuseppe Conte (Ansa).

Giuseppe Conte è tornato. A pieno titolo e con pieni poteri. Certo, non è più premier, ma può ambire nuovamente a palazzo Chigi. Alla guida di una coalizione di centrosinistra visto che con il Pd immagina “un dialogo costante” e il “suo” M5s parlerà anche “ai moderati” anche se proverà a “coinvolgere Di Battista”.

Conte is back, adesso che ha ottenuto i famigerati dati della piattaforma Rousseau (non perché ha vinto la causa ma perché ha pagato 250 mila euro, la mediazione proposta da Casaleggio), può tornare in campo a pieno titolo. E lo sta facendo a passo di marcia, secondo quel Casalino’s style che abbiano imparato a conoscere nei tre anni a palazzo Chigi. Due giorni fa l’intervista a tutta pagina sul Corriere della Sera che è il primo quotidiano nazionale. Ieri mattina alla camera ardente per Guglielmo Epifani, il deputato di Leu ma ex segretario del Pd che poi decise per la scissione e di seguire Bersani quando il segretario era ancora Matteo Renzi. Ieri sera il ritorno nei talk show nazionali, quelli di prima fascia e di prima serata come Di Martedì per un faccia a faccia con Giovanni Floris. Conte è tornato e si sente, si muove e parla già da leader senza neppure essere passato dal voto. E’ sempre lui, con il vizio  - o il talento - del temporeggiatore. Di colui che non scioglie i nodi ma decide di rinviarli perchè le partite hanno sempre un secondo e terzo tempo. Come il secondo mandato e l’identità del nuovo partito. Uno, nessuno e centomila. I gruppi però lo attendono al guado. Sui temi e sulle regole. A cominciare dalla segreteria del Movimento. “Guai se Conte ignora i volere degli iscritti” è il messaggio che gli fanno pervenire mentre il Professore spiega il suo progetto. Senza però svelarlo.

 

Il saluto a Epifani

L’ex premier sceglie il Policlinico Gemelli per tornare a farsi “vedere” in pubblico con il suo ritrovato ruolo politico. Ieri mattina sale fino al Gemelli dove lunedì è morto Guglielmo Epifani. Sono visite piene di dolore perchè Epifani è stato molto amato, come sindacalista, come segretario e poi come deputato.  E avrebbe avuto ancora molto da dare alla sinistra italiana. L’occasione dell’ultimo saluto diventa però in fretta anche quella dell’incontro politico.  Fuori dalla camera ardente ci sono Bersani, Speranza, Loredana De Petris e il senatore Sandro Ruotolo. Conte arriva e con tutti sono carezze di complicità e abbracci calorosi. Più di tutti con  Pierluigi Bersani. Poi uno dopo l’altro Conte si apparta a parlare con Ruotolo e De Petris, con Speranza, poi con il segretario della Cgil Maurizio Landini. E dai gesti delle mani, dalle movenze  si capisce che al centro del loro colloquio, così come con Bersani e Speranza, non c’è solo il dolore per l’amico e il collega ma c’è la politica. Probabilmente il tema del lavoro e della fine del blocco dei licenziamenti.  

 

Come anguilla

C’ è molta attesa per quello che dirà in serata ospite nel salotto di Floris. Sono tanti i nodi che deve scogliere. Floris li mette in fila uno dopo l’altro. Le risposte però includono delle formule lessicale per cui non arriva mai una risposta netta. L’arte di prendere tempo è un dono naturale di Conte perfezionato alla guida del governo. Il secondo mandato dei parlamentari 5 Stelle, ad esempio. Tema irrilevante per gli osservatori. Dirimente per gli eletti che potrebbero non trovare posto in lista quando si andrà a votare. Per due motivi: il taglio dei seggi (345 in meno) e perchè i 2/3 degli eletti attuali sono tutti al secondo mandato. Pronti quindi a lasciare la politica nazionale e tornare ad occuparsi delle beghe locali in ossequio al vincolo del secondo mandato che Grillo e Casaleggio misero a memento della politica come servizio pubblico.  Ma i tempi cambiano, i gusti e le priorità anche. E adesso il secondo mandato è uno degli argomenti più esplosivi fra le truppe parlamentari. Conte lo sa e dribbla. Il tema dei due mandati, ha spiegato, “non sarà nel nuovo statuto, perché nello statuto non c'è scritto doppio mandato, singolo mandato o mandati senza limiti. E’ un codice etico. Subito dopo l'approvazione dello statuto, subito dopo questa partenza, lavoreremo a riformulare per quanto necessario codice etico e vari regolamenti. Solo allora affronteremo questo tema”. Nodo rinviato, quindi.

L’eloquio è certamente una virtù di Conte. Non gli sta bene, ad esempio, che si dica che il Movimento 2.0 sarà un partito. “Ci saranno organi collegiali nuovi” ma sicuramente “non ricadremo nelle tradizionali forme del sistema partito. Conserveremo la freschezza del Movimento, strutture agili ma comunque molto funzionali. E luoghi di confronto anche per la linea politica” che di sicuro - è la promessa - “non avrà più pregiudiziali”. Tutto questo assomiglia molto ad una sede con tanto di segreteria. Conte-anguilla anche sui valori:  il nuovo Movimento “non farà mezzo passo indietro” e cosa questo significhi rispetto al Piano di semplificazioni o alla riforma della giustizia, non è dato sapere. Di sicuro ci sono “valori non negoziabili: la legalità, la lotta a tutte le mafie, l'etica pubblica. Il Movimento avrà sempre questo tratto distintivo. Significa che c'è uno spazio sempre per la responsabilità politica che va distinta da quella penale”.

 

Il Pd? “Dialogo costante”

L’ex premier è molto attento a non dire mezza parola di troppo. Anche sul rapporto e l’alleanza col Pd che è invece la questione politica più importante e su cui il Nazareno sollecita chiarimenti visto che le amministrative sono a ottobre. Ma è come se Conte spostasse sempre la palla più in là. L’orizzonte per il Movimento non sono le  amministrative. Semmai le politiche, quando arriveranno. “Non vedo l'ora - promette l’ex premier - di fare una proposta politica per la competizione elettorale delle prossime politiche”. Con il Pd, ha aggiunto, “ci sono differenze perchè noi abbiamo una chiara identità (al Nazareno, meno? ndr) . Ci saranno punti d'incontro e punti di divergenza, ma avremo sicuramente la possibilità di dialogare costantemente e ritrovarci a costruire un cammino che speriamo di intensificare in direzione comune. Noi parleremo anche all'elettorato moderato”. C’è un problema di posizionamento nel centrosinistra grosso come una casa se Pd e M5s nella versione di Conte si rivolgono allo stesso elettorato. Ma tutto questo è solo deducibile. Perchè non viene detto in modo chiaro.

 

“Mai più in crisi per una forza che ha il 2%”

Tra le poche certezze consegnate da Conte durante l’intervista c’è che la sua prima proposta politica sarà “una riforma costituzionale per impedire che si possa ripetere che una forza che ha il 2% in Parlamento possa rovesciare un governo”. Una riforma anti-Renzi, per intendersi, che accusa di aver “sempre avuto un’agenda diversa da quella del governo (il Conte 2, ndr)” infatti con lui al governo “non sono mai stato sereno”. Una riforma anti tutti quelli che dopo vorranno o potranno tentare operazioni di questo genere. Anche se l’ultima crisi di governo è nata in un contesto molto particolare, mentre Conte gestiva il Paese in modo anomalo vuoi per l’emergenza, vuoi per scelta. Su tutto questo Conte tace o glissa. Mentre è estremamente chiaro su tutto il resto e rivendica quello che ha fatto (“io son quello di sempre”) . “Una crisi come quella, uno stallo provocato per circa due mesi, ha fatto molto male agli italiani, ha acuito le sofferenze” accusa. Sul complotto rivede la versione lasciata circolare (“a me i complotti non interessano”) e puntualizza: “La questione è hai voti, vai avanti. Altrimenti è meglio lasciare spazio ad altri soluzioni”. Ecco perchè rivendica la sua ossessiva ricerca di voti iniziata a metà dicembre e andata avanti per due mesi fino all’ultima ora possibile. “Rifarei tutto, voi dice avrei tenuto il governo appeso a Ciampolillo ma io vi dico che tra quei responsabili c’era anche Liliana Segre”. Ecco, ora mettere sullo stesso piano Ciampolillo e Segre pare un po’ azzardato. Come quando Conte spiegò che aveva proposto a Draghi di fare il presidente della Commissione ma lui aveva detto di essere stanco. Conte rivendica anche di essere sempre stato lo stesso. La prova saranno i suoi discorsi pubblici. “Li pubblicherò e vi sorprenderete: c’è  continuità, non ho mi cambiato registro. Il contesto ti costringe a fare mediazioni ma la mia linea è sempre stata quella, Conte 1 e Conte 2”. E infatti, non sono mai state le parole a fare difetto. Ma i fatti. Mi realizzati, rinviati o sbagliati. 

 

Ma i gruppi lo attendono al guado

Se Conte abbia convinto o meno nel suo ritorno sulla scena pubblica come leader politico, è questione che ciascuno risolverà come crede. Tra le poche cose chiare dette c’è la “totale lealtà e l'atteggiamento costruttivo al governo Draghi”. Dunque sono fake e solo fake i boatos su M5s che pensa ad uscire dalla maggioranza. “E con Draghi ci vedremo presto” ha promesso Conte

Anche con i gruppi parlamentari che, sollevati dall’aver chiuso la querelle con Casaleggio, stanno rimettendo la testa fuori (nel cortile di Montecitorio) dopo settimane in cui specie alla Camera non si vedeva più un deputato 5 Stelle. Tutti negli uffici. E parlare il meno possibile con gli sconosciuti. Ora tornano a farsi sentire. E danno una serie di avvisi a Conte. Sui soldi (chi paga chi e con cosa), sulla segreteria politica e sul secondo mandato.  Per ora.

 

“Serve discontinuità”

Una larga fetta di parlamentari M5S chiede discontinuità rispetto al passato: dunque non se ne parla di Vito Crimi in segreteria.  “Ci auguriamo - dice  una fonte parlamentare - che la nuova squadra non sia il solito cerchio magico di fedelissimi…". “Se nell'organo di vertice dovessero entrare personaggi divisivi sarà rivolta” assicura un altro. La miglior cosa sarebbe far votare la base per scegliere squadra e segreteria. “Sono certo che la nuova segreteria rispecchierà il volere della nostra base, attivisti ed iscritti” auspicava ieri l’europarlamentare Dino Giarrusso. “Mi auguro quindi che la segreteria nazionale possa essere votata sulla nuova piattaforma. E’ necessario poi che tutta la struttura locale  venga votata dalla base perchè sia chiaro che gli iscritti sono i padroni del Movimento”.

Ecco il punto, Conte si sta muovendo un po’ troppo “da padrone, in modo esclusivo e riservato e senza neppure avere una investitura”. Non sono accuse da poco. Per la segreteria si fanno i nomi di Azzolina, Taverna, Appendino, Turco, Buffagni. Non ci sarebbe il nome di Di Maio. Sempre il solito dualismo? “Luigi ci rimette ad entrare in segreteria” dice un fedelissimo del ministro degli Esteri.

C’è poi il problema dei soldi. Chi salderà i 250 mila euro a Casaleggio? Deputati e senatori non vogliono più saperne di Casaleggio e della sua creatura, figuriamoci di dare soldi. Così come non sono convinti dei mille euro al mese che Conte ha chiesto a ciascun parlamentare per far funzionare la nuova piattaforma. Li daranno solo se avranno la garanzia della candidatura.

Non sono nodi da poco. Quello più difficile riguarda la nascita di un altro soggetto politico con la guida di Di Battista con cui infatti Conte non rompe, anzi, lo blandisce. E la permanenza nel governo Draghi. Ma Conte ha detto che va tutto bene. Che non c’è alcune spaccatura nel suo Movimento. Che la sua “non sarà un’investitura dall’alto” e che resteremo “tutti stupiti”. Vedremo, questione di qualche settimana.