[Il caso] Conte e Zingaretti, un bunker per due. Renzi avverte: “Dpcm da cambiare”. E Franceschini dà le carte

Il premier ha passato la giornata a far tornare i conti. E i meccanismi di erogazione degli indennizzi alle categorie che hanno subìto lo stop. Si arriva fino al 200%, soldi direttamente in banca. E mentre Zingaretti chiudeva la Direzione, Renzi deve aver letto con cura e poi deciso: “ Dobbiamo cambiare il testo, il virus si combatte sui trasporti pubblici e nella medicina di base”. Durissimo il segretario: “Eticamente intollerabile dover tenere il piede in due staffe”. In realtà dopo Renzi è come se non avesse chiamato più nessuno

Zingaretti e Conte
Zingaretti e Conte

 

Un bunker per due, Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti. L’adagio latino – “simul stabunt, simul cadent” – calza a pennello: “insieme staranno, insieme cadranno”. Aggiungiamo anche il capodelegazione del Pd Dario Franceschini: se il bunker regge, potranno dire non solo - ciò che più conta - di aver saputo “far convivere il paese col virus” limitando i danni ma anche di aver preservato i progetti mai smentiti tra cui poter dare le carte per il Quirinale nel febbraio 2022. 

Le vie d’uscita

Il premier, stanco, preoccupato, consapevole della frustrazione diffusa nel paese e che non tutto è andato come doveva andare, ha passato la giornata a Palazzo Chigi a studiare le misure di ristoro economico per la categorie che hanno subìto il nuovo stop. L’unica arma che ha per uscire dal bunker è che le nuove misure abbassino le curve del contagio. E che vadano a buon fine, almeno questa volta, i meccanismi di ristoro economico. Il segretario dem si ritrova sotto “il fuoco amico” di Italia viva con Renzi che chiede di “cambiare il Dpcm” e anche dei 5 Stelle con Di Maio che dice che “qualcosa non ha funzionato”, il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora che in tv ospite da Fabio Fazio domenica sera ha lasciato trasparire tutto il suo disappunto per come è stato colpito, ancora una volta, il settore dello sport e il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri a sua volta scettico sulla gestione di questa nuova emergenza. Per uscire dal bunker Zingaretti tenta la carta della “condivisione” e chiede a Conte di allargare realmente alle parti sociali e alle opposizioni il momento delle scelte. Chiede il “salto di qualità” nel tavolo mai nato dell’unità nazionale. 

Al lavoro sui risarcimenti

Dalle finestre di palazzo Chigi lasciate aperte perché l’ottobrata romana è mite e l’aria fresca stordisce il virus, salgono per tutto il giorno i cori delle proteste. Da mattina a sera, arrivano dalla piazza, dalle tv, dal web: proprietari di bar e ristoranti, cuochi, camerieri,  i catering di congressi e fiere. Ad un certo punto, in piazza Montecitorio,  i cori si saldano con le accuse delle famiglie dei diciassette pescatori ancora in mano ai libici. Da più di un mese. Questo il menu di ieri. Oggi si vedrà. Dipende dalla notte. L’aria nel paese è brutta, corre anche il virus della ribellione: manifestazioni in diciassette città. La frustrazione diventa rabbia. Non sono gruppi criminali organizzati. Sono persone che vogliono lavorare e hanno investito nei mesi scorsi per adeguare locali e personale a fare quello che il governo aveva previsto: convivere col virus. Invece no, tutti chiusi. Senza capire perché visto che non è stato fornito un numero, mezzo, in base al quale il cinema, il teatro o la piscina sono diventati improvvisamente pericolosi. Quando ieri alle 18 le città sono diventate per lo più buie, non è stato un bel momento. Per nessuno.

Giuseppe Conte è dentro il palazzo a far quadrare i conti, e le modalità di erogazione, degli indennizzi promessi “direttamente sul conto corrente a circa 300-350 mila aziende costrette a chiudere del tutto o alle 18”. Sarà un decreto, si chiamerà Novembre e metterà sul tavolo 4-5 miliardi. “I ristori saranno il doppio di quelli precedenti, cioè il doppio del calo del fatturato” è la promessa. Il timore è che non basti a tranquillizzare gli animi. Il Consiglio dei ministri è convocato per oggi. Conte domenica non ha firmato il Dpcm finchè non ha avuto certezza dal Mef che i soldi sono disponibili e da subito. L’obiettivo è che le misure siano operative già da oggi perché “in cassa ci sono 5-6 miliardi e non è necessario fare ulteriore debito”. Non è necessario cioè votare un nuovo scostamento di bilancio.

Il decreto novembre

Il meccanismo per garantire gli indennizzi sarà quello già usato per il decreto Rilancio: contributi a fondo perduto erogati dall'Agenzia delle Entrate con bonifico automatico sul conto corrente entro la metà di novembre. Secondo una prima stima, sono oltre 325mila le imprese con fatturato fino a 5 milioni di euro e i codici Ateco delle categorie fermate dal Dpcm che riceveranno il nuovo contributo a fondo perduto. Di questi, 91.625 sono i nuovi beneficiari che si aggiungono alle 234.065 imprese delle stesse categorie che hanno già beneficiato del decreto Rilancio. Il governo sta ancora valutando se estendere gli aiuti anche ai soggetti che superano i 5 milioni di fatturato. Si punta ad aumentare l'entità dei rimborsi. La viceministra Laura Castelli (M5s) ha spiegato che andranno “dal 100% al 200% di quanto, in base al calo del fatturato di aprile 2020 su aprile 2019, le aziende hanno ottenuto con il Fondo perduto del decreto Rilancio”. I ristori saranno differenziati tra chi ha chiuso tutto e chi invece può lavorare fino alle 18. Sul piatto ci sono circa due miliardi per finanziare gli aiuti a fondo perduto, il credito d’imposta per gli affitti commerciali di ottobre e novembre, cedibile al proprietario, e lo stop della seconda rata Imu estesa anche alla ristorazione e allo sport. Altri 500 milioni dovrebbero servire per finanziare le indennità in favore dei lavoratori stagionali dello spettacolo, del turismo e i lavoratori intermittenti dello sport. Sarà erogata un’altra mensilità del reddito di emergenza per le famiglie che non avranno accesso a nessuna di queste misure.  Nello stesso decreto c’è anche la proroga della cassa integrazione.

Serrare le fila intorno al governo

Il “bunker” di Conte è fatto di preoccupazione, stanchezza, parole, proteste, numeri, quelli del contagio che continua a correre (ma le misure del 13 ottobre, obbligo di mascherina dovrebbero dare i primi risultati da ora in poi). E quelli delle perdite economiche. E’ il bunker di chi sa le cose non sono andate come dovevano. Perché il virus è una bestia imprevedibile. E perché non è stato fatto ciò che era stato promesso, dalle terapie intensive al tracciamento, dai posti letto alla medicina di base, dai tamponi ai vaccini per l’influenza.

E’ lo stesso “bunker” che sente addosso anche Nicola Zingaretti. Il segretario dem non può fare altro, al netto delle divisioni interne nei gruppi parlamentari da tempo preoccupati per un’azione di governo che non convince, che serrare le fila intorno a Conte. Non è certo questo il momento di chiedere la testa di qualcuno, magari di qualche ministro spaventato, magari impaurito e altri inadeguati, o di lavorare a rimpasti.  E’ il momento, invece, di “mettere i sacchetti di sabbia intorno al governo e al premier  Conte”. Simul stabunt, simul cadent, appunto.

In ogni caso, ha detto ieri Zingaretti chiudendo la direzione del Pd iniziata venerdì scorso, “se stare con i piedi in due staffe è sempre stato sbagliato, in questo momento storico lo reputo eticamente intollerabile. In gioco c’è la vita delle persone e l’Italia si aspetta da chi ha responsabilità di governo serietà e autorevolezza”.

Renzi: “Il Dpcm è da cambiare”

Zingaretti ce l’ha con Matteo Renzi che ieri pomeriggio, pochi minuti prima (alle 15 e 16) ha pubblicato la sua enews settimanale con cui ribadisce che il nemico numero 1 è il virus e però annuncia che Italia viva chiederà modifiche al Dpcm perchè sono state decise chiusure di bar, ristoranti, piscine ma soprattutto il mondo della cultura, cinema e teatri senza capirne i motivi e i criteri. “Sarebbe molto utile – scrive Renzi - che il Governo ci spiegasse quali sono i dati scientifici e le analisi sui quali si prendono le decisioni: i dati scientifici, non le emozioni di un singolo ministro. Mi ha colpito che proprio il Ministro della Cultura abbia giustificato la chiusura dicendo che dobbiamo salvare vite umane. Io dico che basta essere andati al cinema o al teatro, in queste settimane, per capire che non sono posti dove si rischia di morire”. Le vite umane sono sempre al primo posto e infatti si chiede più sanità. Ma la cultura non uccide, anzi, salva. 

Il lockdown della cultura

Italia viva, la capodelegazione Teresa Bellanova, ha lottato insieme ai governatori e al presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini in questi giorni al tavolo del governo per evitare questo nuovo lock down del tempo libero (quasi che fosse un lusso da punire) e per insistere, invece, a mettere mano al trasporto locale e alla sanità di base. “Prendiamo il Mes subito, quei soldi ci servono adesso” è tornato a chiedere Renzi. Il presidente di IV Ettore Rosato, in serata, ha voluto rispondere all’accusa molto dura di Zingaretti perché nessuno si deve permettere di spostare la questione sulla vita delle persone. Il tema qui e ora è un altro: il modo in cui si governa e si assumono decisioni così importanti. “Ha ragione Zingaretti a dire che se si sta al Governo bisognerebbe condividere le stesse idee – ha osservato Rosato - Allora ci attendiamo che qualcuno condivida con noi i provvedimenti”. A dir la verità, oltre Italia viva, molti hanno avuto perplessità nel lungo week end di trattative. Dubbi che “le nuove dolorose chiusure siano la scelta giusta da fare”. 

Franceschini, Speranza e i pieni poteri

 Conte ha dubitato fino alla fine. Così il ministro dello Sport  Vincenzo Spadafora (M5s) ha fatto di tutto per evitare la chiusura di piscine, palestre, impianti di sci. Tre quarti dello sport è fermo di nuovo. E quando, durante le trattative, Franceschini ha provato a dire “cinema e teatri aperti fino alle 18”, Spadafora si è opposto: “Allora anche palestre e piscine”. Risultato: tutti chiusi.  Anche il viceministro alla Sanità Pierpaolo Sileri, indipendente 5Stelle, ha avanzato dubbi. Persino Patuanelli ha subìto le misure. Per non parlare dei governatori. “Nessuna delle nostre richieste è stata accolta” hanno spiegato. Neppure quella di sapere il criterio scientifico – indici di contagio – relativi a bar, ristoranti, palestre e piscine. In pratica hanno deciso i ministri Speranza (Leu) e Franceschini (capodelegazione Pd), gli unici ad avere “la percezione esatta di quello che sta accadendo”. 

Cabina di regia collettiva contro il virus

Ecco che se in primo momento Zingaretti è parso attaccare solo Renzi, poi è stato costretto a fare appello a tutta la maggioranza, anche chi nei gruppi parlamentari Pd mormora e bisbiglia. “Faccio un invito alle forze di maggioranza, basta con questo diluvio di distinguo, di se e di ma” ha detto il segretario chiudendo la Direzione. Non è questo il momento del fuoco amico. E’ invece il tempo della condivisione, di chiamare al tavolo anche le forze sociali e le opposizioni. La posta in gioco, d'altra parte, è fin troppo alta perchè sia solo la maggioranza - o parte di essa - ad assumersi l’onore e l’onere delle scelte da prendere. Il segretario dem chiede a tutte le forze di opposizione “un nuovo clima per salvare il bene comune” e a Conte di “verificare in fretta se si può trovare un punto di convergenza più alto per salvare la situazione”. Con tutti. Anche con le opposizioni in un patto, però, in cui nessuno si deve sentire sconfitto e non ci devono essere speculazioni. E’ l’ultima chiamata. Alla quale sembra rispondere solo Forza Italia.