La Cei sferza Salvini: “Non si può vivere in una costante campagna elettorale”

Una critica dal segretario generale dell’episcopato al leader della Lega, ma la Chiesa italiana non si lascia coinvolgere

Monsignor Russo (Ansa)
Monsignor Russo (Ansa)

Più che Salvini, a impegnare e interessare i vescovi italiani è l’esigente pastorale innovativa di Francesco verso gli ultimi che, senza rumore, sta mandando in soffitta parecchie convenzioni nella Chiesa italiana risvegliata alla Parola di Dio che viene prima della politica e deve diventare e restare il punto di riferimento. Tuttavia va registrata una battuta del vescovo Stefano Russo sulla situazione politica italiana nella conferenza stampa al termine del Consiglio Permanente della Cei.

Il plauso a Mattarella

“Non possiamo vivere in un costante clima di campagna elettorale” ha infatti rilevato il presule in risposta alle domande dei giornalisti sul clima di fibrillazione che si registra attualmente sulla scena politica italiana. Nessun problema invece a manifestare sintonia con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A margine della presentazione del comunicato finale dei lavori del Consiglio permanente – citando il discorso di fine anno del presidente Mattarella, che invitava alla “cultura della responsabilità, come presidio di libertà e di attenzione ai principi fondamentali della nostra Costituzione” – Russo ha affermato: “Pensare al bene comune significa pensare a come ridurre il clima di conflittualità che dura ormai da troppi anni”.

Il monito a Salvini

E sul recente episodio del senatore Matteo Salvini, di nuovo nel ciclone delle polemiche preelettorali per aver citofonato sotto i riflettori della stampa in casa di un presunto spacciatore tunisino, monsignor Russo ha risposto: “Non è stato un atteggiamento particolarmente felice, ma vorrei evitare di entrare in casi particolari e di dare giudizi sulle persone”.

Ma la prudenza non significa estraneazione dalle vicende politiche. Di alcune problematiche rilevanti si era già fatto carico aprendo i lavori il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. Le attenzioni civili del cardinale sono state per il conflitto in Libia con il timore di un precipitare della situazione nell’intero Mediterraneo, per la condizione precaria e disumana dei migranti. Emigrazione e pace due temi tipici, insieme al lavoro specialmente giovanile, di papa Bergoglio insieme all’attenzione ai minori vittime di abusi.

Grandi trasformazioni in atto

Questi temi sono stati oggetto di dibattito tra i vescovi già impegnati a completare entro l’anno di un Servizio nazionale per la tutela nelle diocesi dei minori e delle persone adulte vulnerabili. Ma nel confronto seguito alla prolusione del cardinale presidente i vescovi si sono poi soffermati “sulla   lettura   delle   grandi trasformazioni in atto, nelle quali vanno registrati segni significativi di nuove fioriture spirituali: un’esperienza ecclesiale che sul territorio si fa comunità di prossimità”. Al di là della scadenza immediata della Domenica della Parola di Dio indetta da papa Francesco per rendere familiare tra i fedeli cattolici la conoscenza della Bibbia cui adeguare la propria vita spirituale e che si celebrerà il 26 gennaio, i vescovi si sono occupati di altre scadenze importanti da preparare. Anzitutto l’incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo (Bari, 19-23 febbraio 2020).  L’evento -dal   carattere   fortemente   simbolico - riunisce 60 rappresentanti delle Chiese di 20 Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum; prevista la partecipazione del papa domenica 23 febbraio.

Seguiranno alcuni appuntamenti di preparazione alla prossima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani che si terrà a Taranto dal 4 al 7 febbraio 2021. L’Assemblea annuale dei vescovi si svolgerà nel prossimo mese di maggio per concludere l’esame degli orientamenti pastorali del prossimo quinquennio.

Per i vescovi è tempo di riprendere lo slancio del rinnovamento spirituale manifestato dopo il concilio Vaticano II. Un rinnovamento che deve estendersi ai cattolici invitati a superare “la logica velenosa del “si è fatto sempre così” più volte criticata da Francesco.  Sinodalità e missionarietà sono due indicazioni di marcia per realizzare il salto di qualità della Chiesa italiana. E sono due indicazioni ripetute dal papa in modo particolare alla Chiesa italiana. Sulla sinodalità è in crescita un ampio dibattito in seno alla Chiesa tra coloro che puntano a celebrare un sinodo nazionale e altri che intendono la sinodalità voluta da Francesco come sinodalità dal basso, uno stile di partecipazione di tutte le componenti le comunità diocesane: laici, religiosi, preti, vescovi. Facendo funzionare sempre e dovunque i consigli pastorali diocesani e parrocchiali.