[Il retroscena] Carfagna e Toti coordinatori impossibili già da soli, figuriamoci insieme. Cosa è successo in Forza Italia

Nessuno avrebbe mai scommesso su una decisione del genere. Ecco cosa c'è dietro la scelta di Berlusconi

[Il retroscena] Carfagna e Toti coordinatori impossibili già da soli, figuriamoci insieme. Cosa è successo in Forza Italia

Se a un allibratore fosse venuto in mente l'altroieri di quotare Mara Carfagna e Giovanni Toti coordinatori nazionali di Forza Italia, le quote sarebbero state roba tipo uno a cinquemila, come quelle per l'invasione degli alieni a Londra o la vittoria del Leicester di Claudio Ranieri in Premier League due anni fa, che peraltro era ritenuta meno probabile dell'invasione degli alieni.

Una coppia imprevedibile

Ecco Carfagna e Toti, già da soli, erano percepiti quasi come coordinatori impossibili, figuriamoci insieme. La vicepresidente della Camera aveva "osato" ipotizzare una sua candidatura alle Europee, candidandosi nella circoscrizione Sud per prendere le prefenze e contarsi. Ipotesi bocciata per due motivi: il primo è che avrebbe rischiato di superare Silvio Berlusconi; il secondo è che, comunque, avrebbe superato Antonio Tajani al Centro, che nemmeno la mancata candidatura del Cav ha aiutato ad ottenere un risultato di preferenze importante, nonostante fosse il presidente uscente del Parlamento europeo.

E, addirittura, nei giorni scorsi, l'ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, oggi senatore del gruppo delle Autonomie eletto a Bologna in alleanza con il Pd, ha ipotizzato un soggetto di centrosinistra moderato con lui, Matteo Renzi, Carlo Calenda e per l'appunto Mara Carfagna.

Toti, ipotesi che sembrava impossibile

Ma, se possibile, l'ipotesi di Toti coordinatore era vista ancor più improbabile di quella della Carfagna: il governatore della Liguria cannoneggia il quartier generale di Arcore, vissuto e descritto come il bunker di Berlino, da più di un anno; era reduce da un freschissimo e durissimo attacco ai colonnelli di Forza Italia e, indirettamente, a Silvio Berlusconi del cui corpo si fanno scudo. Attacco ricambiato da Berlusconi con uno sprezzante: "Parla lui che non è un nominato, è un nominatissimo".

In più, Toti ha fissato per il 6 luglio al Teatro Brancaccio di Roma un incontro - "L'Italia in crescita!", con tanto di font grafico e punto esclamativo finale che ricorda da vicino l'"En Marche!" di Emmanuel Macron - che sembrava fatto apposta per somigliare alla presentazione di un nuovo partito e che, invece, seppur "non confermato, ma confermatissimo", diventa giocoforza qualcos'altro.

Cosa è successo a Forza Italia?

A questo punto, la domanda è obbligata: cosa è successo per passare dal Tnt dialettico e dalle bombe nucleari verbali dei due contendenti - Berlusconi e Toti - alla nomina a coordinatore nazionale insieme a Mara Carfagna?

Innanzitutto, una premessa indispensabile: non è detto che sia la parola fine a questa storia, perchè è vero che Toti ha avuto ampio riconoscimento delle sue ragioni ed è come se avesse avuto successo la sua Opa su Forza Italia, ma è anche vero che la designazione è arrivata al solito modo, cioè con una cooptazione berlusconiana, seppur provvisoria.

Ed è anche vero che gli ultimi sondaggi danno Forza Italia attorno al 6 per cento dei voti, quindi un'eventuale scissione di Giovanni Toti e dei suoi avrebbe potuto costituire il colpo finale per il partito, quindi Berlusconi - anche contro la sua "pancia" che in questo momento gli avrebbe suggerito di chiudere per sempre con il suo ex delfino - ha deciso invece di puntare sulla ricucitura.

In particolare, tutti i sondaggi interni commissionati dal Cavaliere dicono che Toti funziona in televisione e la recente campagna elettorale ha dimostrato che funziona anche nelle piazze: in particolare, anche in città di provincia come Ascoli Piceno, dove il candidato sostenuto dal governatore ligure ha vinto, è stato accolto e festeggiato come una star. Come il Berlusconi di un tempo.

Forza Italia guadagna con la permanenza di Toti

Quindi, certamente, ha più da guadagnare Forza Italia dalla permanenza di Toti nel partito di quanto abbia da guadagnare Toti prendendosi la guida di Forza Italia. Tanto che in molti fra gli arancioni seguaci del presidente della Liguria hanno l'amaro in bocca perchè già pregustavano la corsa in solitaria e addirittura il sorpasso immediato sugli azzurri.

E per ottenere questo risultato si sono mosse tutte le diplomazie: dall'avvocato Ghedini al figlio del patron Piersilvio Berlusconi - che vive a Rapallo e ha anche un ottimo rapporto personale con il sindaco Carlo Bagnasco e con suo padre, il deputato di Forza Italia Roberto Bagnasco, punti di raccordo fra totismo e berlusconismo - fino a Fedele Confalonieri, Mauro Crippa e tutto il loro staff, così come i direttori e i giornalisti Paolo Liguori, Giuseppe Brindisi, Claudio Brachino e tanti altri. Tutta gente che stima moltissimo Toti e non se ne vorrebbe mai privare.

La storia non è ancora finita

Certo, non è detto che sia scritta la parola fine su questa storia. E lo stesso Toti ha spiegato: «Non credo che si possa fare una rivoluzione partendo da un board, si deve partire dai contenuti e dandosi dei tempi precisi. Entro la fine dell'anno un congresso o delle primarie aperte dove tutti gli amici usciti da Forza Italia possano partecipare. Quando una nave affonda, provare a costruire una zattera è il minimo».

L'addio potrebbe essere solo rinviato

Insomma, l'addio potrebbe essere anche solo rinviato. E quello di Toti è una sorta di rischiatutto, perchè se gli va bene si prende tutto, ma se gli va male perde quello che aveva costruito con pazienza. Ma, per capire questa scelta, altrimenti incomprensibile, bisogna proprio tornare all'azienda e al ruolo di Confalonieri e dei suoi. Berlusconi ama dire che non assumerebbe mai nessuno dei parlamentari dei gruppi di Forza Italia nelle sue aziende. Ecco, Toti l'ha assunto, perchè lo stima. E Toti in quel mondo si è sempre trovato benissimo. La chiave sta tutta qui.