[Il punto] Cannabis, sabato la marcia pro marijuana ma i medici confermano: anche quella light è dannosa

In Italia un business da 40 milioni di euro l’anno con oltre 10 mila negozi interessati

[Il punto] Cannabis, sabato la marcia pro marijuana ma i medici confermano: anche quella light è dannosa

Il dibattito scoppiato improvvisamente attorno alla marijuana light conferma la capacità del leader della Lega, Matteo Salvini, di guidare e orientare il dibattito politico. “Strategia della distrazione” direbbero molti esperti di comunicazione, dato che il tema non è sicuramente tra le emergenze prioritarie di questo Paese. Ma ormai il confronto è partito. E casca quasi a pennello la sfilata di sabato prossimo lungo le strade di Roma della Million Marijuana March, evento che ormai avviene da 19 anni e che quest’anno si trasformerà inevitabilmente in una contestazione della “guerra alla cannabis” lanciata dal ministro dell'Interno, che ha già portato alla chiusura di alcuni cannabis shop nelle Marche e all'annullamento del Festival della canapa inizialmente in programma dal 17 al 19 maggio a Torino.  

In manifestanti chiedono la legalizzazione 

"Saremo in piazza, nonostante gli anatemi di Salvini" hanno puntualizzato i promotori della marcia. "Legalizzare – hanno spiegato - significa togliere dalla strada gli spacciatori, esattamente quello che Salvini va dicendo in tv". "Non sarà una sagra, per utilizzare le parole del ministro. Sarà una manifestazione pacifica per chiedere la legalizzazione delle droghe leggere, in modo che possano essere tolte dalla disponibilità delle mafie per entrare nel circuito di legalità e regolamentazione" hanno concluso. 

La difesa dei produttori 

La cannabis light ha un contenuto di Thc, il principio attivo principale della cannabis, inferiore allo 0,6%, che è il limite di legge. Secondo i produttori quella venduta negli shop che Salvini vorrebbe chiudere non ha gli effetti psicotropi di quella illegale ma provocherebbe soltanto un senso di rilassamento dovuto peraltro non al Thc ma ad un altro principio attivo presente, il Cbd.

Il Consiglio superiore della Sanità: è dannosa 

Non è dello stesso parere il Consiglio superiore della Sanità, che in un parere dell'aprile 2018, reso noto lo scorso giugno, ha di fatto bocciato la vendita della sostanza. "La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni non è trascurabile - hanno scritto gli esperti - sulla base dei dati di letteratura, per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili. Tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine". La conclusione degli esperti è quindi la raccomandazione che "siano attivate misure atte a non consentire la libera vendita".

Un business da 40 milioni di euro l’anno

La chiusura degli shop invocata da Salvini non sarebbe comunque indolore a livello economico. Il giro d’affari del settore è di circa 40 milioni di euro l’anno, con oltre 10 mila negozi (tabaccai compresi) che vendono legalmente infiorescenze della canapa con una percentuale di Thc entro i limiti dello 0,6%. In Italia - secondo Luca Marola, titolare di Easy Joint, dal 2017 prima azienda di distribuzione di cannabis light - sono 90 i marchi di distributori. "Roma è la città dove ci sono più negozi che la vendono". ha aggiunto Marola. Per quanto riguarda le regioni, in testa c'è la Lombardia, seguita da Emilia Romagna, Lazio e Campania, con un età media di 32 anni per l'acquirente tipo, più spesso uomo che donna. 

Due mila aziende produttrici di infiorescenza

Per quanto riguarda invece l'infiorescenza, le tonnellate prodotte ogni anno sono oltre sei e sono ben 2 mila le aziende che ne coltivano in media almeno mezzo ettaro, da cui è possibile produrne 300 chili. In linea con i trend di vendita dell'e-commerce, crescono anche gli acquisti online e persino i distributori h24 dei bar. “Ma – ha spiegato Heros Maggi, produttore di cannabis light e titolare di Green Lab Italia - i prodotti di infiorescenze vengono anche venduti nei sexy shop, nei negozi di tatuaggi e in quelli di abbigliamento". Tutte attività che verrebbero inevitabilmente colpite dalla crociata di Matteo Salvini.