Calenda e Bonino si fanno il loro centrino sognando Berlusconi e Renzi

I gruppi parlamentari autonomi coinvolgono anche ex pentastellati: no a Conte, Salvini e Meloni la parola d’ordine

Calenda e Bonino si fanno il loro centrino sognando Berlusconi e Renzi

Diciamoci la verità: tutti a guardare i passaggi di Laura Ravetto, ex sottosegretario del governo di Silvio Berlusconi, Federica Zanella e Maurizio Carrara dal gruppo di Forza Italia a quello della Lega.

Ma, in verità i movimenti parlamentari interessanti al centro stanno da un’altra parte, nei gruppi comuni di Carlo Calenda con la sua “Azione” e di Emma Bonino con “Più Europa”.

Con un sogno: da un lato coinvolgere tutti i moderati di Forza Italia, quelli che fino a poche settimane fa sarebbero stati individuati come “i seguaci di Mara Carfagna” e che invece oggi sono semplicemente “i seguaci di Silvio Berlusconi e Antonio Tajani”.

E, se possibile, anche Matteo Renzi, che con Calenda non si prende proprio, ma che deve fare i conti con un dato inequivocabile: i sondaggi danno Italia Viva e Azione molto vicine, ma oggi sono due debolezze, mentre un soggetto unico potrebbe creare una forza. Con Forza Italia ancora di più.

Ma andiamo per ordine: fino ad oggi, l’ex ministro dello Sviluppo Economico, con la sua “Azione” aveva molto più consenso e voti potenziali che seguaci parlamentari: anzi, le sue truppe si contavano sulle dita di una mano e, peraltro, complici i regolamenti parlamentari di questa legislatura, non permettevano ad “Azione” di figurare nemmeno negli atti parlamentari.

E così c’era un eurodeputato, lo stesso Calenda, eletto nel Pd e poi autore della scissione avendo sempre contestato duramente la scelta di andare al governo con i Cinque Stelle anziché alle urne, che è da solo all’Europarlamento di Strasburgo e Bruxelles; poi è arrivato come secondo “azionista” l’ex piddino ed ex renziano ai tempi della rottamazione Matteo Richetti; quindi è toccato a quello che aveva la storia parlamentare più tormentata: l’ex ministro Enrico Costa che – da storico esponente liberale, come suo papà Raffaele - è partito in Forza Italia, poi è passato al Nuovo Centrodestra, quindi in questa legislatura è stato eletto in “Noi con l’Italia”, l’alleanza fra i seguaci di Maurizio Lupi, quelli di Raffaele Fitto, Lorenzo Cesa ed altre sigle della galassia centrista, è ripassato al gruppo di Forza Italia e infine è andato nel Misto, per poi aderire ad Azione: “E’ come se ritrovassi la mia casa liberale”.

E, in fondo, a Costa è andata proprio così: lui è stato sempre fermo, nel movimento continuo, ma è il mondo attorno a lui che si è mosso in continuazione.

E infine è arrivato anche un ex pentastellato, Nunzio Angiola, professore ordinario di Economia Aziendale in Università, eletto nel collegio uninominale pugliese di Altamura, uno dei fiori all’occhiello della società civile voluti da Luigi Di Maio che però ben presto si sono accorti che il MoVimento era troppo stretto per loro. Angiola quindi è andato al Misto e ora si trova nelle truppe calendiste.

E qui si trova anche la prima sorpresa: Angiola non è l’unico ex grillino fra i promotori di Azione: nel gruppo dell’ex ministro dello Sviluppo Economico c’è infatti anche Mara Mucci, ex pentastellata della scorsa legislatura, una delle deputate più affascinanti di quel quinquennio, che venne sottoposta a una sorta di linciaggio social quando decise di lasciare il gruppo.

Ecco i tre parlamentari italiani di Calenda, finora apolidi, relegati nella dizione “Gruppo Misto – Non iscritti ad alcuna componente politica”, troveranno ufficialmente casa in una componente che esordirà sugli atti parlamentari nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

L’annuncio ufficiale della federazione parlamentare dei gruppi con Più Europa arriva con la conferma che saranno all’oppoisizione rispetto al governo giallorosso e con una piattaforma che esclude pentastellati, meloniani e salviniani dal perimetro delle possibili alleanze. E un comunicato molto secco e chiaro: "Azione e Più Europa sono accomunati dall'aver scelto l'opposizione intransigente al Governo Conte bis, muovendo da posizioni europeiste e liberaldemocratiche antitetiche a quelle di Lega e Fdi. Oggi scegliamo di unire le nostre rispettive rappresentanze parlamentari in una unica componente nel Gruppo Misto di Senato (+Europa/Azione) e Camera (Azione/+Europa/Radicali Italiani) perché al di là dei numeri parlamentari intendiamo rafforzare la nostra azione politica di opposizione per una più incisiva critica al Governo che sia severa ma sempre costruttiva. Azione e Più Europa restano impegnate a sviluppare ulteriori forme di collaborazione e coinvolgimento di movimenti e personalità del mondo riformatore, popolare, liberaldemocratico ed ecologista, per costruire un'alternativa credibile a sovranisti e populisti".

E già il fatto che al Senato venga prima nel nome +Europa e alla Camera prima Azione è un segno di pari dignità.

Così come sono significative le firme sotto queste parole: Emma Bonino, Matteo Richetti, Enrico Costa, Riccardo Magi e Nunzio Angiola.

Anche perché è interessante vedere come il passaggio per la fiducia al Conte bis sia stata la strada che, da punti di partenza diversi, ha poi accomunato questa compagnia.

A Palazzo Madama, Emma Bonino, che fino a oggi era capogruppo di se stessa nella componente del gruppo Misto “Più Europa con Emma Bonino” aveva votato contro, seguendo le indicazioni della direzione del partito post radicale, guidato da Benedetto Della Vedova, che lei stessa aveva trascinato al voto contrario al sostegno all’esecutivo. E poi Emma è stata sempre coerente con quella scelta, promuovendo anche scelte come la mozione di sfiducia “garantista” contro il Guardasigilli Alfonso Bonafede, contrapposta a quella più “law and order” della Lega.

E, sempre al Senato, Richetti si era astenuto il giorno della nascita dell’attuale esecutivo.

Più complicata la storia a Montecitorio, dove Costa aveva votato contro il Conte bis, mentre Magi e Angiola avevano detto sì alla fiducia.

Ma è proprio complicatissima la storia dell’attuale componente in cui siedono gli esponenti di Più Europa.

Perché la componente nasce con il nome di “+Europa-Centro Democratico”, con la curiosità che al Senato il più è in lettere e a Montecitorio in simbolo algebrico. E somma il capo di Centro Democratico Bruno Tabacci, storico democristiano di sinistra poi confluito in +Europa ed uscito proprio in dissenso sul voto contro Conte, l’eletto all’Estero nella circoscrizione (ovviamente) Europa Alessandro Fusacchia e il capo dei Radicali Italiani Riccardo Magi. Presenza, quest’ultima riconosciuta nella denominazione della componente esattamente un anno fa, il 21 novembre 2019, quando il gruppetto ha iniziato a chiamarsi: “Misto-Centro Democratico-Radicali Italiani-+Europa”, sempre con il + e non con il più, a rimarcare una distanza anche semiologica rispetto alla Bonino.

Oltre che distanza politica: contro il voto della direzione del loro partito Tabacci, Fusacchia e Magi votarono a favore della fiducia al Conte bis.

Oggi Magi saluta Conte.

Fusacchia e Tabacci (che l’aveva già fatto) salutano +Europa.

Meno Europa.

Ma più Azione.