[Il caso] Dopo il quinto flop, la Calabria trova il Commissario. Con l’aiuto del procuratore Gratteri

Il Pd torna a chiedere al premier di fare di più e meglio. “Lo stallo è insopportabile” attacca il vicesegretario Andrea Orlando che vede “la necessità di un rimpasto”. Il nuovo commissario è il superpoliziotto Guido Longo che ha messo in galera il clan dei casalesi. La nomina arriva alle 18 e 30 dopo che in mattinata era saltato anche Agostino Miozzo, il coordinatore del Cts. Anche ieri giornata di riunioni fiume (da remoto) a palazzo Chigi. Sul tavolo i soldi per il Ristori quater, il Mes, le misure per il Natale

[Il caso] Dopo il quinto flop, la Calabria trova il Commissario. Con l’aiuto del procuratore Gratteri

Buona la sesta. Intesa come nomina. Dopo venti giorni di telenovela sul commissario ad acta per la sanità in Calabria - che c’è da dieci anni ma la pandemia è adesso - , la regione ha trovato il suo commissario. E’ successo alla fine di una giornata assurda in cui a metà mattinata Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico che decide sulle nostre vite ai tempi della pandemia nonché terzo (inconsapevole) protagonista della telenovela, è stato scaricato da palazzo Chigi. “Ha chiesto deroghe e poteri impossibili” la motivazione fatta filtrare dal palazzo del governo. Non è esattamente così. Ma lo vedremo dopo. Il punto è che a mezzogiorno ieri il premier Conte si ritrova per l’ennesima volta senza un nome per la Calabria. Anche per un incassatore come lui diventa tutto molto imbarazzante.  Il tutto, poi, nel ritmo frenetico di una giornata dedicata per intero a riunioni di maggioranza su misure per il Natale, decreto Ristoro n.4 che dove essere approvato entro il 30 visto che contiene il rinvio delle scadenze fiscali.  Ecco che per un paio d’ore sembra tornare in auge per un paio d’ora il nome di Narciso Mostarda, stimato e apprezzato dirigente di una Asl della Capitale che i grillini hanno però già sacrificato perché “uomo di Zingaretti”. Trapela di una “telefonata tra Mostarda e i dirigenti del Movimento”. Impossibile da verificare.

Il Consiglio dei ministri lampo

 Fatto sta che alle 18 e 30 viene convocato d’urgenza un Consiglio dei ministri per la nomina del Commissario. Si tratta del superpoliziotto Guido Longo, lo sbatto che arrestò Sandokan Schiavone e in Calabria ha passato tanti anni chiudendo la carriere due anni fa come prefetto di … anni in cui si è fatto apprezzare dal procuratore Gratteri. Il cui suggerimento, e indicazione, sarebbe stata decisiva ieri per risolvere un dossier che non poteva più restare aperto. Longo ha avuto il plauso di tutti. I primi ad esultare sono stati i 5 Stelle rivendicando al criterio “dell’onestà e della legalità” la scelta. Anche il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà (Pd) ha subito apprezzato la decisione. Longo è stato infatti un ottimo investigatore e poliziotto. La sua carriera ne è la testimonianza. “Ma per fare il commissario alla sanità servono anche altre doti, da manager della sanità, esperto di conti e bilanci e non solo di boss e ‘ndrangheta” ha commentato il Pd. L’onestà è fondamentale. Ma la competenza è necessaria.

“Obbedisco”

Longo ha subito accettato perché, ha detto, “quando lo Stato chiama io obbedisco. Non sarà facile ma sono abituato alle situazioni difficili”. E’ stato chiamato ieri pomeriggio tra le 16 e le 17. Di questa vivace evoluzione del dossier Calabria (sia della rinuncia di Miozzo che della nonna di Longo) i ministri e i capi delegazione, riuniti a palazzo Chigi tutto il giorno, hanno saputo a cose fatte. O già decise. E anche questo, come vedremo, avrà conseguenze sulle dinamiche di giornata. Perché la telenovela della nomina del Commissario per la Calabria è il paradigma delle difficoltà e dei punti deboli della maggioranza. 

La telenovela

Merita, ad esempio, soffermarsi per qualche riga sul caso Miozzo. Che, è sempre bene ricordare, è il coordinatore del Comitato tecnico scientifico quindi persona in contatto con il presidente Conte tutti i giorni per tutto il giorno. E’ nota, ad esempio, la sua battaglia proprio in questi giorni per riaprire le scuole al fianco della ministra Azzolina (M5s) e delle ministre Bellanova e Bonetti (IV).  Battaglia chiusa proprio ieri con il rinvio a gennaio “per poi non chiudere più” ha promesso Conte. 

Breve riepilogo della telenovela.  Tra i protagonisti ci sono stati Saverio Cotticelli, il generale dei carabinieri voluto due anni fa dai 5 Stelle che il 6 novembre ha dichiarato in tv di “non sapere che fosse suo compito realizzare il piano sanitario anti Covid”). Dopo di lui, assai qualche giorno, entra in scena Giuseppe Zuccatelli, manager della sanità, molti incarichi in varie regioni tra cui anche in Calabria dove guida un paio di Asl tutte in dissesto come il resto della regione. Zuccatelli, che accetta, però ha tre problemi: un paio di video diventati subito virali in cui dichiara che la mascherina “se ne può anche fare a meno” e che per contagiarsi occorre “baciarsi in bocca almeno un quarto d’ora”; è uomo di Bersani, quindi molto targato politicamente. Eticamente. Dopo una settimana di resistenza, Zuccatelli si dimette rinuncia non solo da commissario della Sanità ma anche da commissario della Asl. Passa qualche giorno e arriva il turno di Eugenio Gaudio, magnifico rettore della Sapienza, appena andato in pensione, calabrese doc, medico. Il profilo perfetto. Ancora un volta gioia e tripudio, “finalmente la scelta giusta”. Peccato che Gaudio sia coinvolto in un’inchiesta a Catania per alcuni concorsi universitari (da cui sarà presto archiviato ma al momento è ancora indagato). I 5 Stelle cominciano a brontolare. Ma non è questo che cambia la storia. Succede infatti che mentre palazzo Chigi tiene il punto sul rettore e non fa mezzo passo indietro nonostante i 5 Stelle, la moglie del rettore comunica di non volersi trasferire a Catanzaro. Ormai la sua vita è nella capitale. Doccia fredda su Conte. Che resta senza soluzioni. E fa una promessa: “D’ora in poi impossibile sbagliare”.

Passano i giorni e si arriva all’inizio di questa settimana. Lunedì è previsto il Consiglio dei ministri. All’ordine del giorno soldi, misure, scostamenti di bilancio e anche il commissario. Sul tavolo ci sono due nomi Narciso Mostarda e Luigi Varratta. All’alba, quando finisce il cdm, non ci sono più. Mostarda perché “troppo Pd”. Varratta, un prefetto in pensione, “perché troppo grillino”.

Il caso Miozzo

Sono in veti incrociati della maggioranza, per qualcuno la “brama di occupare posti”, a bloccare tutto. Martedì mattina   esce fuori il nome di Miozzo. Infatti sembra il classico coniglio dal cilindro. La soluzione che hai sotto gli occhi e proprio per questo non la vedi. “Mi hanno chiamato la notte tra lunedì e martedì. Ho detto sì, a un paio di condizioni” racconta. Passano i giorni, martedì, mercoledì, giovedì ma sembra fatta. Anche Miozzo dice, a chi lo sente, che “è fatta, sarà il commissario”. Venerdì mattina la doccia fredda. Con una spiegazione fornita da palazzo Chigi non gentile e anche allusiva: “Le richieste e le condizioni poste da Miozzo erano insuperabili. Troppe deroghe”.

Da quello che è stato possibile ricostruire, Miozzo è un medico da trent’anni in servizio nella Protezione civile. E’ stato per anni il braccio destro di Bertolaso e testimone ed esecutore di un metodo. Il primo ottobre, a 65 anni, è andato in pensione e per andare a fare il commissario in Calabria ha chiesto di essere reintegrato nel ruolo visto per i medici è concessa la deroga fino a 70 anni. E di poter scegliere la squadra. Conte ci ha pensato tre giorni e poi ha detto No, “condizioni insuperabili”. Poteva andare diversamente?   Una cosa è certa: se le richiesta era così irricevibile, doveva essere detto subito e non dopo altri tre giorni. Va aggiunto poi che proprio giovedì le opposizioni, nella fattispecie Salvini, ha recapitato il suo No alla scelta di Miozzo.

Questo problema per fortuna non esiste con il commissario Longo. Che ha già accettato e firmato.  “Il nuovo commissario per la sanità calabrese è il prefetto Guido Longo. Un uomo delle istituzioni, che ha già operato in Calabria, sempre a difesa della legalità” ha scritto su il premier su Twitter. C’è il nome di Longo in alcune tra le più importanti operazioni di polizia a Palermo negli anni delle stragi del 1992 e in Campania dove arresta i superlatitanti dei Casalesi Antonio Iovine, Michele Zagaria e il capo assoluto del clan Francesco Schiavone detto “Sandokan”.

Tornano le bandierine 5 Stelle

Si diceva che il dossier Calabria è il paradigma di come funzionano le cose di maggioranza. Di quanto pesino i veri incrociati tornati in primo piano dopo il sostanziale fallimento degli Stati Generali del Movimento. Che si è rimesso ad alzare bandierine. Lo ha scritto quasi due settimane fa il segretario Zingaretti. Lo hanno scritto in un comunicato all’inizio della settimana i gruppi parlamentari. Ogni tanto arriva un’intervista di qualche big - assai attivo in questo senso Goffredo Bettini - che chiede al premier di essere più deciso, operativo, “basta con la stallo”, ad esempio che fine ha fatto il tavolo di programma di maggioranza. Più o meno tutti contestano al premier di fare ed essere un “one man show”, che ascolta “poco o nulla”; accentra molto (grande polemica in queste ore sulla struttura che gestirà il Recovery fund: Conte la vuole a Chigi; il Pd al Mef), non decide e invia, ad esempio sul Mes.

Il rimpasto di governo

Ecco che ieri Andrea Orando, ospite di Lilli Gruber a “Otto e mezzo” su La 7, è tornato a picchiare i pugni anche per un rimpasto di governo.  “Abbiamo chiesto dei tavoli di verifica e adesso vogliamo che quei tavoli producano degli effetti: quei tavoli non hanno prodotto risultati e chiediamo a Conte di svolgere un ruolo politico su questo” ha detto cacciando via ogni sospetto di subalternità del Pd a Conte e ai 5 Stelle. Orlando ha parlato anche della necessità di una squadra “più forte, più idonea a gestire questa situazione”. Non passa giorno senza che qualcuno del Pd, e non Renzi, non parli di rimpasto.  “Esprimere un giudizio sul governo non vuol dire destabilizzare” ha chiosato Orlando.

Il governo non trova la quadra su tanti, troppi dossier e quando la trova scatta lo scontro Pd e M5s: Mes, Aspi, Ilva, adesso anche le misure per il Natale al tempo del Covid su cui da due settimane palazzo Chigi ha scatenato l’indovina indovinello sulle restrizioni. Senza contare il capitolo banche su cui, all’ombra del Covid, si stanno cambiando - o si crea di farlo - assetti importanti. Quello che sta succedendo al Monte dei Paschi è illuminante su come procede la legislatura. E il Conte 2.