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Bonaccini “sfida” Schlein: il Pd non è “cosa tua”. E lei silura Cuperlo

Il presidente del Pd alle fine deve rinunciare ai suoi propositi di unità e organizza la sua corrente a Cesena. Necessario per fermare emorragia dalla casa madre. Invita anche la segretaria. E Prodi. Schlein si presenta sorridente, rivendica la pluralità e avvisa sulla affidabilità

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Bonaccini “sfida” Schlein: il Pd non è “cosa tua”. E lei silura Cuperlo

A modo suo è uno strappo. Certamente una sfida. Una nuova storia il cui titolo è “cara Elly, così non va” e il testo, scritto in controluce, inizia più o meno così: “La tua agenda è insufficiente, il movimentismo è solo una faccia del Pd, elogi l’ unità ma tu stessa parli con pochi e ascolti nessuno. Le Europee sono dietro l’angolo e così non ci arriviamo”. A suo modo, che è il modo di Stefano Bonaccini, è anche l’unico modo per evitare l’emorragia del partito. Già troppo tardi?. Comunque una mossa necessaria. Vedremo se porterà a qualcosa.

Con queste premesse il presidente del Pd e segretario già in carica se non fosse stato tradito da un golpe organizzato ai gazebo delle primarie - dove secondo le regole aperte del Pd possono votare tutti - da sinistra e 5 Stelle, è uscito allo scoperto e sta radunando, ieri e oggi,  a Cesena i suoi supporter. Anzi, la sua corrente che porta il nome della mozione al congresso “Energia popolare”.

La corrente del Presidente del Pd
Se non ci fosse stata di mezzo un’alluvione che ha messo in ginocchio la Romagna con almeno 9 miliardi di danni e che è diventata, anch’essa, oggetto di lottizzazione politica, probabilmente  Bonaccini si sarebbe mosso prima. Inutile oggi fare l’analisi della tempistica. Occorre partire dal fatto che lunedì mattina, dopo l’ennesima piazza con timbro Schlein che mostra lei che parla, un po’ di bandiere ma poi lo zero assoluto a livello parlamentare, il presidente del Pd e della Regione Emilia Romagna - l’amministratore più amato insieme al sindaco Sala - ha convocato la due giorni. “Carissima, carissimo, voglio raccogliere l’appello di quanti ci hanno chiesto di non disperdere l’Energia popolare che abbiano messo nel recente congresso e farla vivere pienamente nel Pd…”. Anche perchè o arrivava quel segnale forte e chiaro oppure molti avrebbero lasciato il Pd. Una diaspora. Un disastro.

La “non corrente” diventa così “corrente” con tutti i crismi del caso, ben oltre “l’area politica popolare” che è il giro di parola con cui l’unanimismo di Bonaccini cerca di non rompere l’unanimità di facciata. Adesso però la storia è diversa perchè nonostante Schlein si riempia a sua volta la bocca di “unità” e “uniti nelle differenze”, “la bellezza del confronto”, “fare il partito più forte e plurale” eccetera eccetera, il quotidiano riconsegna una leader “vendicativa”, “tanto verbosa quanto inconcludente”, certamente “ambiziosa” (e questo non è un torto) ma talvolta “arrogante”. Come dimostra per l’appunto la scelta fatta ieri prima di arrivare festosa a Cesena e abbracciare  Bonaccini “per fare il partito più forte e plurale”. Ieri infatti la segretaria Schlein ha deciso di togliere la presidenza della Fondazione Pd a Gianni Cuperlo, leader della mozione arrivata al terzo posto al congresso, e affidarla a Nicola Zingaretti. Con tutto il rispetto, lo spessore culturale e l’allure da intellettuale di Gianni Cuperlo sono un unicum con cui pochi per non dire nessuno sono in grado di  competere. Certo non lo è Zingaretti.

Oggi parla Prodi
Ma andiamo a Cesena. Bonaccini ha chiesto aiuto a Romano Prodi che ha accettato (parlerà oggi) di tenere una sorta di lectio magistralis sul Pd, come il vecchio luminare chiamato al capezzale del paziente. Sarà la prima uscita del Professore dopo l’addio alla moglie Flavia che ha scelto quindi di ripartire, anche lui, da Bonaccini. Pur essendo stato un mentore di Schlein. Se le vediamo in termini di unità, una cosa non esclude l’altra, anzi, la fortifca.

Bonaccini l’ecumenico ha invitato anche Schlein - prima che facesse fuori Cuperlo - la quale, pur di fronte al fallimento della sua prima promessa “basta cacicchi e correnti”, ha fatto buon viso a cattiva sorte e si è presentata alla Fiera di Cesena. L’abbraccio con Bonaccini è stato tanto plateale quanto glaciale e dopo aver inviato tutti a “ lasciarsi alle spalle le magliette del congresso”, aver ricordato che “la pluralità del partito va preservata nel rispetto di quello che è l’esito congressuale” (cioè ho vinto io e non si discute) e che  “siamo qui per lavorare insieme come una squadra”, del resto “le battaglie che stiamo portando avanti dimostrano che siamo in grado di farlo benissimo”, s’è messa a sedere e ha passato in rassegna tutti i presenti. Ha guardato in faccia chi la sta sfidando. Ha cominciato a pensare come fare per neutralizzarli.  Ma sono troppi. Soprattutto sono, nei fatti, l’80 per cento dei gruppi parlamentari.

Tutti i riformisti
Ci saranno 6-700 persone nel padiglione della Fiera di Cesena, tantissime visto il caldo e la giornata ancora feriale.  Ci sono i volti noti del partito, dal responsabile Riforme della segreteria Dem Alessandro Alfieri al presidente dell’Anci Antonio Decaro, dall'ex ministro Lorenzo Guerini al coordinatore dei sindaci Dem Matteo Ricci, degli europarlamentari Brando Benifei e Pina Picierno ai parlamentari Piero Fassino, Simona Bonafè, Piero De Luca e Simona Malpezzi. E da lontano arriva anche l'endorsement di Paola De Micheli, leader della quarta mozione del congresso, anche lei fatta sistematicamente fuori da ogni tipo di incarico o funzione nel Pd di Schlein. E dire che lei aveva promesso che sarebbero stati tutti a bordo insieme.Fassino e Guerini non hanno “paura a chiamare le cose col loro nome: qui si sta organizzando una corrente”. Alfieri, che è membro della segreteria Schlein,  sottolinea l’urgenza di “proposte su temi fondamentali coma la sanità, l'Europa, la transizione ecologica, la questione del Mezzogiorno, lavoro, impresa”.

“Noi - ha spiegato - abbiamo bisogno di proposte e idee che ci riportino al centro dell'agenda politica e in corsa per il governo”. Delle serie che in questi mesi non se ne sono viste. L’ex capogruppo Simona Malpezzi parla di una “due giorni per ribadire l'anima riformista del nostro partito, perché non possiamo permetterci che vada disperso quel grande patrimonio che abbiamo costruito durante i mesi congressuali, perché quelle il capitale politico di un grande partito di centro sinistra in grado di contrastare la destra”.

E torna la vocazione maggioritaria
Bonaccini si muove a fatica in quel territorio stretto tra ciò che vorrebbe dire ma che non può ancora dire. “Qui ci sono i sostenitori di una mozione - ha detto il presidente del Pd - che ha raggiunto la maggioranza assoluta tra gli iscritti. Noi abbiamo il dovere di fare più forte il Pd per essere anche attrattivi e tornare a vincere”. Della serie, cara Elly, tu non puoi prescindere da questo come hai fatto finora. Tra i presenti rimbalza l’ appello alla “vocazione maggioritaria” e al “rispetto delle culture fondative del Pd”. Non a caso, dice l'ex deputata Silvia Costa, “verrà Romano Prodi a ricordarlo”. Schlein ascolta in prima fila. Ha chiesto “un perimetro di affidabilità in cui ci sentiamo parte della stessa squadra”. Poi sorride e rimugina.  Le facce, intorno alla segretaria, non riescono a mascherare la preoccupazione perchè  “tutti negano l'esistenza delle correnti, ma poi si finisce sempre per costituire gruppi di potere”.

La vendetta passa anche per Cuperlo
Se Bonaccini ha fatto di tutto, ancora una volta, per fare le cose in modo trasparente ed evitare che la dialettica finisca in frantumi,  Schlein si è però presentata a Cesena con il biglietto di visita  della vendetta: la sostituzione di Cuperlo alla guida della Fondazione e la promozione di Zingaretti. A proposito di “metodo”, “unità nelle differenze” e “ascolto”.  

Gianni Cuperlo è a suo modo furioso. Pare abbia appreso la notizia mezz’ora prima che fosse resa pubblica.  Per molti la scelta della segretaria è una prova di forza, ennesima occupazione di un ruolo importante - come la Fondazione - in favore di uno elemento di spicco della sua mozione e rimasto finora a bocca asciutta. Hanno fatto anche una conferenza stampa ieri mattina prima di andare a Cesena, giusto per vedere di togliere spazio a Bonaccini. 

I più vicini a Schlein dicono invece la segretaria non ha sostituito nessuno: la Fondazione è un incarico di Segreteria, Cuperlo lo aveva ricevuto da Enrico Letta e Schlein lo ha dato a Zingaretti. Dopo di che, con tutto il rispetto, che c’azzecca Zingaretti con la Fondazione culturale del partito? Vuoi mettere con l’erre moscia e la dialettica di Cuperlo…. La guerra nel Pd è iniziata. Cinque mesi di tregua sembravano già troppi.  

 

 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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