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[Il retroscena] Berlusconi si ricompra Forza Italia e prende un contributo dalla società di Spelacchio

Nel bilancio del partito di Berlusconi quasi trecentoventi mila euro di contributi da parte di società: ne ha versati diecimila la Srl scelta da Virginia Raggi per installare l’albero di Natale di Roma. Il fondatore salda i debiti della sigla e la blinda: se dovessero portaglielo via dovrebbero pagargli cento milioni. Nonostante il voto contrario in Parlamento, Fi ha rottamato alcune cartelle. L’ex premier vuole correre per le Europee, ma non si è impegnato per i ballottaggi: “Finirà questa luna di miele di Salvini” 

[Il retroscena] Berlusconi si ricompra Forza Italia e prende un contributo dalla società di Spelacchio

Ve lo ricordate Spelacchio? Chiamavano così l’ albero di Natale morto prima ancora di essere addobbato in piazza Venezia, considerato il capolavoro in negativo della sindaca di Roma, Virginia Raggi. Tra i critici più feroci e sprezzanti del “peggior spot che si sia mai visto nel mondo” per la Capitale d’Italia, pronti - in qualche caso - chiedere le dimissioni dell’esponente grillina, c’erano stati i forzisti. Contestavano l’operazione considerata “improvvisata” e addirittura adombravano procedure poco chiare per l’affidamento del servizio di trasporto e installazione del grosso avete natalizio, costati 48.677 euro, cioè molto di più degli anni precedenti.

Il “problema” nasceva dal fatto che la giunta romana si era accorta che il Natale era alle porte soltanto a novembre e, di conseguenza, ha dovuto saltare la procedura per un bando pubblico ed ha intrapreso quella più veloce dell’ “affidamento diretto”. La determina sindacale individuava nella societa’ “Ecofast sistema srl” l’operatore economico con cui negoziare, “tenuto anche conto dell’entità dell’importo previsto e della professionalità necessaria allo svolgimento del servizio in oggetto”. Bene, quella stessa società che ha dato vita (e morte) a Spelacchio è ricomparsa dentro al bilancio di Forza Italia. È stato infatti depositato ieri il resoconto di esercizio 2017 del partito di Silvio Berlusconi che era stato approvato due settimane fa nel corso di una riunione nella sede nazionale di piazza San Lorenzo in Lucina.

Nell’elenco delle società che hanno deciso di sostenere il partito e che hanno versato complessivamente  320mila euro l’importo dei contributi di imprenditori e società compare la società romana “Ecofast Sistema srl”, specializzata in servizi di pulizia e disinfezione, che ha sostenuto la campagna elettorale degli azzurri con diecimila euro, un quarto della cifra incassata - non guadagnata - per il servizio prestato al Campidoglio. Seguono nell’elenco delle società che hanno contributo al sostentamento del partito la “'Italcanditi spa” di Pedrengo, che è una società bergamasca produttrice di frutta candita e marrons glacés, la “L3 sas” di Arezzo specializzata nel ramo assicurativo e la “Sanambiente service srl”, di Roma, che hanno sborsato pure loro diecimila euro ciascuna.

Ci sono altre donazioni più generose, nove per la precisione, di cifre comprese tra i 10 mila euro e i 50 mila euro, effettuate però da società che non hanno dato l’assenso alla pubblicazione dei loro nomi e della ragione societaria. Ha versato i “soliti” 100mila euro la “Finanziaria d'investimento Fininvest Spa”.

Il bilancio redatto dal senatore tesoriere ed ex manager Alfredo Messina rivela anche una altra operazione politicamente rilevante. Berlusconi ha blindato Forza Italia, saldando personalmente  i tanti debiti con le banche accumulati nei venti anni. Ora l’unico creditore è lui. Dopo anni di rosso Forza Italia torna in attivo, anche se di poco, e registra un avanzo di 1 milione 344 mila 645 euro.

Il merito, come si legge nella relazione sulla gestione, è proprio delle fidejussioni personali del presidente del partito. Senza le garanzie col patrimonio personale dell’ex premier sarebbe già bancarotta. Nonostante l’avanzo di bilancio l'indebitamento resta infatti molto importante: 99 milioni 808 mila 573 euro. Che significa questa mossa? Che nessuno potrà mai sfilargli da sotto al naso la sua creatura della quale è di fatto “proprietario” e se anche lo facesse si ritroverebbe debitore con lui di quasi cento milioni di euro. Fi oggi gli versa un interesse annuo di 98mila euro.

Le ripetute minacce di non ricandidatura del fondatore ai parlamentari  della scorsa legislatura hanno sortito l’effetto di convincere tutti a versare i 900 euro mensili dovuti, compreso quelli arretrati. Il loro contributo è stato pari a 684 mila 410 euro, cioè il 76% in più rispetto all’anno precedente. A questo “tesoretto” bisogna aggiungere i 305mila 635 euro versati dai consiglieri regionali.

''Rispetto al 2016 si è verificato un notevole generale aumento degli incassi relativi”, rivendica il tesoriere. Di poco ma, nonostante la crisi di consensi, aumentano anche gli introiti del 2xMille Irpef, che ammontano a oltre 850 mila euro. E le spese?

Nonostante il Cavaliere sia descritto come un divoratore di sondaggi, a bilancio ci sono “solo” 75 mila euro di spese per realizzarli contro i 164 mila per “servizi centro elaborazione dati”, quasi 60 mila per le utenze telefoniche e 64 per la vigilanza. Ma non c’è solo la società di Spelacchio tra i finanziatori ad attirare la curiosità di chi ha scelto di spulciarsi il bilancio. Il tesoriere rivela infatti che il partito, che pure aveva votato contro in Parlamento al provvedimento che le ha consentite, ha provveduto a “rottamare” alcune cartelle con Equitalia.

Poca roba, ma sensibile. Grazie alla “cura” dei conti, in compenso, i forzisti hanno potuto assumere otto dipendenti. Nel documento contabile, licenziato da un rapidissimo Ufficio di presidenza all’unanimità, c’è spazio per una segnalazione molto politica. Dentro la sezione “Fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell'esercizio”,  il tesoriere scrive: “In data 11 maggio il Tribunale di sorveglianza di Milano ha accolto con una sua ordinanza l’istanza di “riabilitazione” del presidente Berlusconi presentata dai suoi legali il 12 marzo scorso. Tale ordinanza, subito esecutiva, dà finalmente il diritto al nostro presidente di presentare di nuovo la propria candidatura alle prossime elezioni”.

Tutti gli elementi lasciano supporre che l’ex premier approfitterà molto presto di questa ritrovata agibilità. Venerdì, invece che presentarsi a Viterbo per chiudere la campagna elettorale del candidato di centrodestra che lo ha atteso invano, ha incontrato un gruppo di manager e amici attorno al tavolo di Arcore ed ha lasciato intendere di essere pronto a correre per le prossime Europee. L’ex premier, però, non vuole partire troppo presto e preferisce aspettare che si concluda la “luna di miele” del governo - e in particolare di Matteo Salvini - col Paese.

Paolo Emilio Russodi Paolo Emilio Russo, giornalista parlamentare    

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