[Il caso] Ballottaggi, per Salvini una festa a metà: si ferma in Toscana, passi avanti in Romagna ma non in Emilia, la beffa di Campobasso

Vince Ferrara e Forlì ma perde Prato e Livorno. Forte irritazione per il capoluogo molisano dove la candidata della Lega è stata raggiunta e poi sconfitta al secondo turno grazie ai voti del Pd

Il “giallo” era già uscito dalla cartella colori delle amministrative di giugno. Il fatto è che “il verde” non sfonda. E il “rosso”, che doveva scomparire secondo le previsioni di Salvini, invece resiste, riconquista vecchie bandiere - una su tutte Livorno - pur perdendo città simbolo come Ferrara, Forlì e Piombino. Nella sfida dei capoluoghi di provincia - sedici al voto - è sostanziale parità tra centrosinistra e centrodestra. Restano e tornano “rosse” Verbania, Cremona, Rovigo, Reggio Emilia, Prato, Livorno e Cesena. Alla coalizione di centrodestra vanno Ascoli Piceno, Ferrara, Vercelli e Biella, Foggia  e Potenza. Scrive una storia a sé Avellino dove il civico ex Pd Gianluca Festa batte il candidato di centrosinistra annunciando di fare piazza pulita di “De Luca, Mancino, Petracca”. Le solite faide locali campane. E nell’unica sfida di governo in calendario, a Campobasso,  i 5 Stelle si aggiudicano a sorpresa lo scontro diretto con la Lega ribaltando i risultati del promo turno. Un risultato che è un cazzotto in un occhio per Salvini visto che molto probabilmente Roberto Gravina, il candidato grillino che nel primo turno era dietro di una decina di punti, stacca la D’Alessandro (Lega) grazie ai voti degli elettori di centrosinistra rimasti senza candidato e andati in massa a votare per l’avvocato a 5 Stelle. Un asse centrosinistra e 5 Stelle di cui oggi Salvini chiederà certamente conto nel vertice di maggioranza a Palazzo Chigi. Anche perché, in attesa delle analisi dei flussi di voto, si può già dire che Campobasso ha fatto scuola: in molti ballottaggi gli elettori 5 Stelle orfani di un candidato, o non sono andati ai seggi oppure hanno votato centrosinistra.  Motivo per cui stanotte al Nazareno, sede del Pd, si osservava come “il dato politico di questo voto è che il voto della Lega e dei 5 Stelle non si sommano più”. Tra mini-bot, manovra bis, decreti sicurezza, crescita e sblocca-cantieri, sarà questo il nuovo nervo scoperto della maggioranza. 

Molte “letture”

Può essere analizzato da tanti punti di vista questo voto per le amministrative del 2019. Il fallimento dei 5 Stelle a livello territoriale che si somma alla fatica del Movimento nel ritrovare una linea politica, è stato evidente al primo turno. Il filo rosso per raccontare i ballottaggi è stato lo scontro vecchio stile destra/sinistra. Salvini era convinto di sfondare dopo aver girato in lungo e in largo in quasi tutti i 136 comuni al ballottaggio.  Ma se è vero che ha conquistato Ferrara dopo 67 anni di giunte di sinistra, Forlì e Piombino, entrambe roccaforti rosse, la Lega non sfonda a Prato che resta al renziano Matteo Biffoni e a Livorno che torna ad un centrosinistra allargato a sinistra dopo la parentesi 5 Stelle. Si arresta così in modo netto e brusco la conquista che era iniziata lo scorso anno quando il centrodestra vinse a Massa, Pisa e Siena. Un risultato che molto probabilmente costringerà Salvini a rivedere i piani di conquista della Regione che andrà al voto il prossimo anno. 

Poi, certo, il leader leghista porta avanti la sua narrazione trionfale.  E poco dopo mezzanotte parla di “straordinarie vittorie della Lega” e di “sindaci eletti dove la sinistra governava da settant’anni”. La verità è che i risultati non sono stati quelli attesi. E che bruciano le parole del segretario dem Nicola Zingaretti che parla di  “belle vittorie e belle conferme”. Ma soprattuto indica che “l'alternativa a Salvini c'è ed è un nuovo centrosinistra. E siamo solo all’inizio”.  Matteo Ricci, il sindaco di Pesaro riconfermato al primo turno ed ex vicepresidente del Pd ai tempi di Renzi,  fa qualche conto e tira la riga di un turno di amministrative in cui Salvini era convinto di celebrare il funerale del Pd.  Per Ricci “alle amministrative 2019 vince complessivamente il centrosinistra, che prevale in 3/4 dei ballottaggi. Bruciano le sconfitte di Ferrara e Forlì, bella soddisfazione invece per Livorno e Prato. Manteniamo la larga maggioranza dei comuni italiani”. Segno che sui territori la capacità di governare fa la differenza.

Sorprese anche al nord

E’ una mappa del voto con qualche sorpresa di tipo geografico. Verbania e Cremona vanno al centrosinistra: Silvia Marchionni e Gianluca Galimberti erano in vantaggio al primo turno di 5-6 lunghezze dunque non al riparo da ribaltoni che sarebbero potuti arrivare se i 5 Stelle avessero fatto i portatori d’acqua per il candidato di destra così come aveva auspicato Salvini parlando con Di Maio. Non è andata così. Mentre il ribaltone c’è stato a Rovigo, comune tradizionalmente a destra e molto sensibilizzato negli ultimi mesi sui temi della sicurezza e dell’immigrazione. Edoardo Gaffeo, il candidato di centrosinistra, era staccato di quasi 13 punti alla fine del primo turno. Stanotte il colpo di scena: Gaffeo ha vinto con il 50,94% dei voti mentre Monica Gambardella s’è fermata al 49% dei consensi. Anche qui Salvini chiederà conto agli alleati 5 Stelle che dal primo turno portavano in dote il 6,7% di voti che sommati a quelli della civica Menon (22%) potrebbero aver determinato la vittoria a sorpresa di Gaffeo. Il centrosinistra invece perde Biella e Vercelli.

La Lega ferma la marcia in Toscana

Salvini voleva circondare Firenze risalendo dalla costa. E invece si ritrova isolato a Massa e Pisa, conquistate lo scorso anno, con un avamposto a Piombino. Il resto della conquista è, al momento almeno, fallito. I dem in Toscana vincono a Livorno, Rosignano, Collesalvetti, Cecina, Signa (Fi) e San Giovanni Valdarno (Ar), Ponsacco, Pontedera (che è stata molto in bilico) e, soprattutto, Prato. Non era facile nè scontato per Matteo Biffoni confermare il mandato in una città che ha la più grossa Chinatown italiana ed è un distretto industriale in crisi come tanti altri. Il prossimo anno la Toscana deve rinnovare Consiglio e giunta. Non è un mistero che la prossima campagna elettorale di Salvini, al netto di eventuali elezioni anticipate, punti proprio alle regionali in Emilia Romagna, Umbria e Toscana. Il fortino rosso di un’Italia ormai colorata di verde.

Il caso Piombino

Un discorso a parte andrebbe fatto per Piombino. La città-fabbrica delle acciaierie, dove ancora resiste una classe operaia di qualità, ha voltato le spalle alla sinistra. Non deve essere nè semplice né indolore. Ma certo i piombinesi non ne possono più di aspettare soluzioni. L’altoforno è spento da cinque anni e gli operai lavorano a turno. Il gruppo indiano Jindal, l’ultimo compratore di una vicenda lunghissima ed estenuante, non è riuscito ancora a risolvere quello che è il problema più importante: il prezzo garantito sull’energia. Dopo anni di attese e speranze, questa volta la fiducia è andata a Francesco Ferrari, un quarantenne di Fratelli d’Italia che promette di risollevare l’occupazione nella zona. Da sinistra alla destra pura.

La campagna in Emilia Romagna

Salvini coltiva un analogo progetto di conquista anche in Emilia Romagna, regione che ha particolarmente coltivato negli ultimi mesi e che andrà al voto in autunno. Qui le cose per la Lega sono andate un po’ meglio che in Toscana visto che tre roccaforti come Ferrara, Forlì e Mirandola sono passate alla destra.  La “caduta” di Ferrara, la sua storia e il suo passato che ha pagato un prezzo altissimo negli anni del fascismo e della guerra, ha una simbologia molto forte.  Il nuovo sindaco è un leghista doc - lo chiamano il Guazzaloca col codino - che ama il rock e dice di non coltivare le solite ideologie. La città lo adora e il 56% dei consensi lo dimostra.

Il Pd ha ben difeso Reggio Emilia, Carpi, Modena (al primo turno), Maranello, Castelfranco Emilia e una decina di altri comuni più piccoli. Basterà per organizzare la resistenza all’attacco leghista alle regionali?

Asse Pd-M5s

Parlare di regionali oggi può sembrare molto distante. Prima c’è da capire cosa farà il governo (oggi il vertice a palazzo Chigi), se va avanti e come, se si chiude la finestra elettorale di settembre, se ci sarà la manovra bis, come passeremo l’estate dal punto di vista dei mercati e dello spread, e chi e come scriverà la legge di bilancio. Non c’è dubbio che oltre tutto questo un elemento di disturbo nell’alleanza sarà l’asse Pd-M5s che si è creato nel voto a Campobasso dove i piddini hanno votato in massa per il candidato 5 Stelle. Un fenomeno a due facce. Lo stesso favore infatti non è stato però reso a Termoli dove i voti dei 5 Stelle non sono andati al candidato di centrosinistra sconfitto al ballottaggio. Il dato vero, come dicevano ieri sera al Nazareno, è che i voti Lega e 5 Stelle non si sommano più. E questo avrà un peso nelle prossime mosse del governo Conte.