[Il retroscena] Asse Mattarella-Giorgetti-Tria per blindare Bono. Sull'ad Fincantieri potrebbe cadere il governo

In ballo anche i vertici di Snam e Italgas

[Il retroscena] Asse Mattarella-Giorgetti-Tria per blindare Bono. Sull'ad Fincantieri potrebbe cadere il governo

I nomi sul tappeto sono quelli di Marco Alverà per Snam, di Paolo Gallo per Italgas e, ovviamente, soprattutto - come abbiamo raccontato nei giorni scorsi su Tiscali.it - quello di Giuseppe Bono per Fincantieri, amministratori delegati "ereditati" dall'attuale esecutivo. La data segnata sul calendario con un circoletto rosso è quella del 6 marzo, quando il Tesoro e la Cassa Depositi e Prestiti dovranno depositare le liste dei nomi per i nuovi consigli di amministrazione delle tre partecipate, gioielli di famiglia dello Stato italiano.

E l'intenzione di una parte del M5s sarebbe stata quella di fare "piazza pulita" degli attuali vertici, in nome di un non meglio identificato "cambiamento", con in prima fila il sottosegretario agli Affari Regionali Stefano Buffagni, fresco di remissione di querela da parte di Matteo Salvini, l'uomo che cura i dossier sulle nomine consultandosi con Luigi Di Maio e Davide Casaleggio.

Addirittura, secondo i rumors, sarebbe stata ipotizzata una gestione "duale" in Fincantieri fra Bono e l'attuale amministratore delegato di Atac Paolo Simioni, attualmente alle prese con finti malati, una flotta di bus che - Virginia dixit - "è maggiorenne, mentre i bus iniziano ad avere problemi già nell'adolescenza" - e con l'autista che ieri a fine turno avrebbe parcheggiato il mezzo sotto casa alla Magliana e non in deposito. Tutte battaglie nobilissime, per carità, ma non proprio prodromi alla gestione di uno dei colossi navalmeccanici del mondo, l'unico gioiello industriale italiano, proprio grazie al grande lavoro di Bono.

E, non a caso, l'attuale amministratore delegato di Fincantieri avrebbe risposto picche alla proposta pentastellata di una coabitazione con altri. Bono non è un tizio alla ricerca di poltrone ed emolumenti, ma molto più semplicemente un manager doc, innamorato della sua azienda e sempre teso a migliorarne i risultati. Quindi non vuole gettoni, ma poteri decisionali.

Diverso, ovviamente, sarebbe il caso di una coabitazione con uno dei "suoi" manager, uno dei due attuali direttori generali Alberto Maestrini - fedelissimo e responsabile per l'azienda della joint venture con Salini per la ricostruzione del ponte di Genova, con un profilo da ingegnere doc, preparatissimo, serissimo e tecnicissimo - che potrebbe essere sostituito a sua volta nel ruolo di direttore da Luigi Matarazzo, numero uno della Direzione Navi Mercantili di Fincantieri, che riesce ad abbinare conoscenze tecniche e commerciali, una sorta di Bono 4.0, si parva licet. Insomma, l'ennesimo atto di Bono per la "sua" azienda, una successione soft con persone di assoluta fiducia, che conoscono la realtà aziendale e il mercato navale e che sarebbero in grado di portare avanti il grande lavoro del manager calabrese.

Il modello da evitare è quello di Finmeccanica-Leonardo che - dopo Pierfrancesco Guarguaglini - è stata affidata a grandi manager ferroviari o finanziari come Mauro Moretti e Francesco Profumo, che però erano digiuni di prodotto. Circostanza questa che ha fatto rispuntare l'idea di unificare Fincantieri e Leonardo per avere maggiore forza di impatto nel mondo, con un'azienda che sarebbe fra le primissime e non potrebbe avere altro leader che lo stesso Bono.

Questo è il quadro. Che, seppure in misura minore, riguarda anche Snam e Italgas. Ma, all'interno della cornice, ci sono nuove pennellate. Che, ovviamente, riguardano soprattutto il caso Fincantieri. E qui si inserisce il passaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fatto notare dal vicedirettore del "Messaggero" Osvaldo De Paolini che l'altro giorno ha invitato a "Non improvvisare ed evitare pericolose approssimazioni, ma puntare sullo studio e sull'approfondimento". Parlando a nuora - gli studenti della Luiss all'apertura dell'anno accademico - perchè suocera (i Cinque Stelle) intendessero.

Un monito preventivo per evitare nomine avventate che potrebbero mandare allo sfascio l'ultimo vero gioiello dello Stato italiano insieme all'Eni. Anche perchè Fincantieri è quotata in Borsa ed è un player importante su mercati internazionali, dagli Stati Uniti alla Cina, passando ovviamente per la Francia ed Stx, con Bono che si è comportato ovunque come un ministro degli Esteri aggiunto, grazie a una grandissima rete di rapporti internazionali. L'idea di Mattarella è condivisa appieno dalla Lega - e soprattutto da Giancarlo Giorgetti, sensibile a questi temi - e dal ministro dell'Economia Giovanni Tria, pure lui attentissimo al profilo industriale, internazione ed economico delle nomine.

E persino lo stesso Luigi Di Maio, sia pure sempre più spaesato ed isolato, alla vigilia di un'altra probabile batosta in Sardegna, non è contrario alla conferma di Bono, con cui ha creato un buon feeling nel viaggio insieme in Cina e visitando gli stabilimenti di Fincantieri di Palermo, dove ha apprezzato il "ruolo sociale dell'azienda", e spingendo perchè l'azienda navalmeccanica fosse al centro del progetto di ricostruzione del Ponte Morandi.

E Di Maio e Salvini non dimenticano nemmeno la riunione in cui convocarono tutti i manager pubblici a Roma chiedendo un impegno per creare posti di lavoro e Bono - forte delle commesse acquisite dall'azienda in questi anni - fu l'unico a mettere sul piatto 21mila posti fra diretti e indotto, con anche un piano di sensibilizzazione nelle scuole per fare incontrare offerta e domanda di lavoro, che ha già tre modelli in protocolli firmati con le regioni Friuli-Venezia Giulia e Liguria e con il titolare dell'Istruzione Marco Bussetti.

Il resto, lo fanno le prese di posizioni fortissime a favore di Bono degli industriali, dei sindacati (comunicati durissimi a suo favore di Fim-Cisl e Uilm di Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Liguria, con passaggi come "grave e miope non valorizzare l'attuale management") e della politica di maggioranza e di opposizione. il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro lunedì mattina sarà davanti ai cancelli di Porto Marghera, dove c'è uno dei due più grandi stabilimenti di Fincantieri, insieme al presidente della locale Confindustria Vincenzo Marinese, per ricordare insieme agli operai i numeri su posti di lavoro creati.

"La sostituzione di Bono - spiega il sindaco di Venezia - sarebbe una cosa totalmente assurda e sono fiducioso che questo non accadrà. Sarebbe un'offesa all'intelligenza dell'Italia industriale" e Brugnaro, particolare importante, di lavoro non fa il politico, ma proprio l'imprenditore. E poi il governatore del Veneto Luca Zaia: "Bono ha gestito più che bene Fincantieri, dimostrando rispetto degli investimenti, del nostro territorio e delle maestranze". E poi il governatore del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che pure in passato ha incrociato qualche volta le sciabole dialettiche con Bono: "Come c'è il fantacalcio, c'è anche il fantanomine". E poi il governatore della Liguria Giovanni Toti: "Credo che cambiare allenatore di una delle poche squadre vincenti sarebbe semplicemente folle. Bono ha fatto uno straordinario lavoro. Qualche anno fa, Fincantieri rischiava un forte ridimensionamento se non la chiusura. Oggi è un'azienda leader nel mondo e con moltissimi piani di sviluppo, sinergica con il settore delle crociere e del turismo. Gran parte di questo è merito di Bono".

Insomma, di fronte alle bordate di Fitch, difficile che Giuseppe Conte e Luigi Di Maio vogliano rischiare di fare cadere il governo sul nome di Bono, l'unico inattaccabile per i risultati ottenuti, industriali, occupazionali, sindacali, di immagine e internazionali. Affonderebbe l'Italia. E, visto che in ballo c'è una fabbrica che fa navi, sarebbe qualcosa di più di una metafora.