Amministrative, il Centrodestra indietro tra candidati in difficoltà e gaffe. E il Centrosinistra può approfittarne

Facciamo il punto sulla sfida nelle grandi città partendo dai sondaggi di 'Opinio'-RAI che he raggruppa istituto Piepoli, istituto EMG e istituto Noto sondaggi

Amministrative, il Centrodestra indietro tra candidati in difficoltà e gaffe. E il Centrosinistra può approfittarne

Per uno di quei misteri gloriosi che ricorda, per chi è cattolico, il ‘terzo segreto di Fatima’, quello che ancora aleggia in un alone di mistero (e, si sa, Matteo Salvini è un devoto cattolico) il centrodestra – la coalizione più forte e sempre in crescita, in tutti i sondaggi, a livello nazionale, il centrodestra (Lega-FdI-FI-Coraggio Italia-Udc), che ‘vale’, ove si votasse alle elezioni politiche, tra il 45% e il 47% dei voti, a livello nazionale, in tutte le rilevazioni, da un anno a questa parte, ha ‘scelto’ – dopo lunghe e animate discussioni - i peggiori candidati che poteva scegliere, per le prossime elezioni amministrative. Lo ha fatto, almeno, nelle grandi città al voto (Milano, Bologna, Roma, Napoli, con l’eccezione di Torino e, forse, di Trieste), regalando al centrosinistra – che ha scelto candidati non straordinari, ma appena appena ‘decenti’, molte chanche di vittoria (tutte da confermare, ovvio, perché i voti si ‘pesano’ solo dentro le urne).

 Resta che un centrosinistra scollacciato e, da tempo, ammaccato, che si presenta a volte alleato ai 5Stelle (a Bologna e a Napoli) e, a volte, invece, diviso dai 5Stelle (a Torino e a Roma), e presente nel formato ‘classico’ Pd-LeU-sinistra/sinistra-moderati – gode, ad oggi, di una primazia e, probabilmente, otterrà un ‘successo’, almeno nelle principali città, quelle su cui gli occhi di tutti sono puntati (nei piccoli e medi centri, si vota in 1100 comuni, è tutta un’altra storia) che, agli occhi degli osservatori, appare, ancora a oggi, insperato e insperabile.

Ora, stante che il centrosinistra è ‘storicamente’ capace di produrre, quando si tratta di votare per i sindaci (ma non per i presidenti di Regione, ormai…), il ‘meglio di sé’ e può ancora vantare una classe dirigente locale sperimentata, capace, preparata, a volte pure invidiabile, resta il punto.

E’ come se il centrodestra avesse deciso a priori che le prossime amministrative ‘non’ vuole vincerle, ma perderle, e si appresta, dunque, a prendere una sonora batosta, almeno in questi cinque grandi centri, tutti capoluoghi di regione. Con la fissa – fallace di suo – di ‘pescare’ nella fantomatica ‘società civile’, sono stati pre-scelti tutti candidati gaffeur, inadatti, assai ‘spompi’.

 Candidati sbagliati, approssimativi, gaffeur…

Del resto, le candidature del centrodestra – uscite dalla ‘testa di Minerva’ dopo lunghi mesi di dissidi feroci, lancinanti discussioni, ‘vedo e non vedo’, stop and go, dispetti incomprensibili – sono quanto di peggio lo stesso centrodestra, che pure di amministratori validi ne ha eccome – potesse mai esprimere. A Roma, il ‘tribuno’ Enrico Michetti, che ormai fugge in modo regolare e sistematico da ogni confronto con i suoi agguerriti competitor, o si alza e se ne va, anche perché vi rimedia solo pessime figure, sta dando, da mesi, il peggio umanamente possibile.

Michetti, con la sua ‘retorica’ da Impero romano perde voti sia a destra che al centro…

 Tra richiami all’antica Roma imperiale (sic) di Cesare Augusto, Traiano e Adriano (manca solo, in effetti, Nerone, peraltro imperatore screditato ingiustamente, come scrive Alberto Angela…), candidati dell’ultra-destra, no vax, no Green Pass e no tutto (mancano solo i ‘terrapiattisti’…) finiti nelle sue liste ‘civiche’ o in quelle dei partiti che lo sostengono, soprattutto la Lega e FdI, Michetti è riuscito ad alienarsi, in un colpo solo, le simpatie dei moderati (sempre di più si sente dire in giro di militanti, dirigenti e persino parlamentari di FI che, nel segreto dell’urna, voteranno per il ‘moderato’ Carlo Calenda), a non sfondare nelle periferie, dove il centrodestra, da anni, ormai, predomina, in voti – e dal far fuggire il classico ‘generone’ romano che, schifato dai suoi modi ‘burini’ e dalle sue uscite fantasmagoriche, ma del tutto prive di contenuto, si sta orientando sempre su Calenda o pure su Gualtieri, come hanno dimostrato ben due cene offerte dalla ‘Roma bene’ e dai suoi vip in quel buen retiroradical chic che è Capalbio.

Gualtieri, pur legnoso, ce la potrebbe fare…

E questo nonostante il fatto che, almeno in teoria, erano il centrosinistra e i 5s a essere in affanno. Prima con la rinuncia a correre di Zingaretti, poi con la discesa in campo di Gualtieri – tignoso quanto legnoso – che Letta non voleva candidare, infine con l’handicap della mancata alleanza con i 5Stelle, che puntano le loro residue speranze sulla sindaca uscente, Virginia Raggi, che però – tra commissariamenti, strade dissestate, buche, rifiuti per strada, cinghiali e piccioni in libertà – oggettivamente, di speranze, proprio non ne ha.

Per non dire della, fin troppo prematura, discesa in campo dell’‘azionista’ Carlo Calenda, in gara da mesi, che ruba voti un po’ ovunque, a destra come a sinistra, rischiando di buttare giù gli altri. Risultato: se Gualtieri, quello con più chanche, rispetto a Raggi e Calenda, arriverà, pur se ‘da secondo’, dietro Michetti, al ballottaggio, è assai probabile che, poi, lo ‘spareggio’ lo vinca lui.

 E se la Meloni volesse ‘perdere’, a Roma?

E addio ai ‘sogni di gloria’ della Meloni e della destra, di cui però si dice anche che ‘non’ vuole vincere, né governare, Roma, con uno come Michetti, per non finirne schiacciata e depressa, a livello di sondaggi nazionali. Meloni che punta, invece, tutte le sue carte su quando, nel 2022, si aprirà la sfida, con un ‘successore’ di Zingaretti (ancora non scelto: forse il suo assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, forse la pasionaria pentastellata, oggi assessore, Paola Taverna), per la guida della Regione Lazio. Una sfida su cui Meloni e FdI puntano tutte le loro carte e pensano di candidare l’attuale capogruppo alla Camera, Francesco, detto ‘Lollo’, Lollobrigida.

A Napoli Maresca ‘non c’è’, Manfredi sì

 A Napoli, il candidato del centrodestra, il pm – ora in congedo - Catello Maresca prima è arrivato a un passo dal rinunziare alla candidatura (non voleva le liste di partito) e, poi, a ‘schifare’, letteralmente, le liste ‘di partito’ che lo hanno scelto, poi ha iniziato una campagna elettorale incolore e insapore, in cui né c’è né si vede: uomo ‘freddo’ in una città ‘calda’. E’ surclassato dal candidato dei giallorossi, Gaetano Manfredi, che – pure essendo un ex ministro e un ex rettore, ex capo della Crui – si sta dimostrando presente, sempre sul pezzo, attento a non compiere passi falsi né gaffes, persino empatico e piacevole nel presentarsi. E questo nonostante la ‘concentrazione’ di liste – e di candidati a sindaco – che la sinistra/sinistra, tanto per farsi del male e tanto per cambiare, gli ha squadernato contro: l’ex ‘re’ di Napoli, e ‘viceré’ della Campania, Antonio Bassolino, la candidata donna della ex lista di Luigi De Magistris (letteralmente ‘scappato’ dalla città), altri candidati di una sinistra extraparlamentare e radicale, minuscola, divisa, ma pronta a togliere voti e a dare fastidio a Manfredi a ogni passo. Forse Manfredi dovrà andare al ballottaggio, ma poi dovrebbe vincere, su Maresca, in scioltezza.

 

A Milano il ‘candidato con la pistola’ non piace, Sala, invece, è considerato una garanzia

 

Anche a Milano, la candidatura del medico ospedaliero Luca Bernardo si è rivelata subito un handicap, per il centrodestra, più che un surplus. Tra le polemiche sul‘candidato con la pistola’ (portata fin dentro il suo ospedale…), la competizione al fulmicotone tra le liste di FdI e della Lega, che si sfidano all’ultimo sangue su chi dovrà avere la primazia della lista più votata (il direttore di Libero Vittorio Feltri capeggia quella di FdI, una donna quella della Lega: diciamo pure che, tra i due, non c’è gara…), la campagna elettorale di Bernardo non decolla.

 

I milanesi – gente concreta e che vuole certezze – sembrano molto orientati a tenersi stretti il sindaco uscente, Beppe Sala, che gli ha portato l’Expò, le Olimpiadi invernali Milano&Cortina e quel po’ di glamour internazionale che, a Milano, piace sempre. E questo nonostante le ambiguità politiche di Sala che un giorno dice di stare nel Pd, un altro giorno lo critica e dice che ne uscirà, un giorno dice che si iscrive ai Verdi, il giorno dopo si scopre che, in realtà, non lo ha mai fatto, e insomma mantiene quel tasso di ambiguità necessaria per farsi benvolere un po’ da tutti, compresi i milanesi moderati e un po’ ‘bauscia’. Potrebbe, Sala, vincere direttamente al primo turno oppure stracciare Bernardo al ballottaggio, senza dire del fatto che la candidata dei 5Stelle, Layla Pavone, è a percentuali da prefisso telefonico come, del resto, l’M5s in tutto il Nord.

Solo Torino e Bologna appaiono già assegnate

A Bologna, poi, il candidato del centrosinistra, Matteo Lepore, assessore uscente della giunta guidata da Virginio Merola, ma soprattutto uomo dei ‘poteri forti’ della città (Unipol, Coop, etc.), dopo aver stracciato la ‘renziana’ Isabella Conti nelle primarie e dopo aver condotto una ‘pulizia etnica’ di tutti gli ex renziani che ancora militano nel Pd, rifiutandosi di candidarli – specie gli assessori Aitini e Gerli – perché avevano osato appoggiare la ‘nemica’ Conti, si trova a giocare come l’Italia contro la Lituania. Un ‘5 a 0’ facilmente pronosticabile, quello di Lepore, e già al primo turno, e non certo perché i 5Stelle, deboli a Bologna come ovunque, hanno deciso di ‘appoggiare’ la corsa di Lepore, contro il candidato del centrodestra. Anche qui la Meloni e FdI si sono intestarditi su un uomo vicino alla destra, Fabio Battistini, di professione imprenditore, che non essendo ‘riconosciuto’ come candidato utile, e valido, dagli altrettanto concreti bolognesi, perderà in modo rovinoso. In realtà, dato anche la ‘rottura’ avvenuta, e conclamata, tra gli ambienti moderati (commercianti in testa) della città e la sinistra del ‘partitone’ Pci-Pds-Ds-Pd, una scelta saggia sarebbe stata, per dire, quella di candidare Andrea Cangini, attuale senatore di Forza Italia, ex stimato e amato, in città, direttore del Quotidiano nazionale – Il Resto del Carlino, ma né la Meloni né Salvini né pezzi di FI locali hanno voluto sentire ragioni, perdendo così la possibilità, convergendo sul suo nome, forse non di vincere, ma almeno di giocarsela, in una città ‘rossa’ ma che, ormai, è diventata pure ‘bianca’.

Solo a Torino, in buona sostanza, il centrodestra nutre speranze di vittoria. L’imprenditore – sceso in campo in splendida solitudine da tempo – Paolo Damilano, con l’appoggio della coalizione, prosegue da mesi una campagna elettorale serena e, persino, ‘modesta’, ma sicura, calma, financo low profile, esattamente come sono i torinesi… Dall’altra parte, il centrosinistra è debole, diviso come un campo d’Agramante: ha scelto, alla fine, dopo primarie dalla partecipazione risibile, di convergere sul capogruppo comunale uscente, Stefano Lo Russo, uomo grigio e d’apparato, che non emoziona e che ha, però, questo va detto, la difficoltà di correre in una città che di votare ‘a sinistra’ l’ha abbandonata da un pezzo. Invece, i 5Stelle, data la non ricandidatura della sindaca uscente, Chiara Appendino, hanno buttato nell’arena la consigliera comunale Valentina Sganga, pure lei a percentuali risibili. Morale, almeno a Torino, il centrodestra può farcela, anche se forse soltanto al ballottaggio.

 Infine, ci sarebbe Trieste, dove se la giocano il forte candidato, nei sondaggi, e sindaco uscente, Roberto Di Piazza, e il candidato del centrosinistra, Francesco Russo (uno dei pochi lettiani rimasti tali, negli anni…), che – da uomo mite ma coraggioso – sfida la destra in una città tanto bella e intellettuale quanto… di destra…  Forse, volendo essere ‘cattivi’, il centrodestra, le prossime amministrative, ‘vuole’ perderle, per produrre lo stesso, distorto, effetto ottico che, nel 1993, vide l’alleanza dei Progressisti di Occhetto vincere tutte le principali città d’Italia con i suoi sindaci e, poi, illusa di vincere pure le politiche, correre al voto, che si tenne agli inizi del 1994, e perdere rovinosamente le elezioni politiche. Mutatis mutandi, potrebbe accadere lo stesso…

Elezioni amministrative 2021, i sondaggi

Ma vediamo cosa dicono i sondaggi sulle comunali a pochi mesi dalle elezioni (si vota, come si sa, il 3 e 4 ottobre, per il primo turno), consultando soprattutto il principale sondaggio uscito, in questi giorni, sui giornali, quello di consorzio ‘Opinio’-RAI che raggruppa istituto Piepoli, istituto EMG e istituto Noto sondaggi.

ROMA. Per il consorzio ‘Opinio-RAI’ è in testa al primo turno il candidato del centrodestra, Michetti, dato tra il 29% e il 33% dei consensi. Seguono Gualtieri (PD) tra il 22% e il 26% e il sindaco uscente Virginia Raggi tra il 19 e il 23. A ruota c’è Calenda, dato tra il 15% e il 19%. Altri candidati stanno, tutti, al 5-9% mentre la quota di indecisi è valutata intorno al 16%.

 MILANO. Sembra che Beppe Sala dovrà sudare poco per avere la meglio sul suo sfidante. Alcuni sondaggi danno addirittura in testa Bernardo e il centrodestra, Dempolisinvece vede Sala in leggero vantaggio con il 45% dei voti, seguito da Bernardo con il 40. Terzo Paragone con il 10%. Il consorzio Opinio-Rai vede Sala in testa, forte del 44-48%, Bernardo al 38-42%, la Pavone al 3-5%, surclassata da molti altri candidati (8-12%) mentre gli indecisi sono ‘forti’ (al 20,3%).

TORINO. Il candidato del centrodestra, Damilano è dato favorito al primo turno (42-46%) mentre il candidato del centrosinistra Lorusso (39-43%) sarebbe favorito a ballottaggio perché la Sganga è data al 7-11%. Gli altri candidati sono al 4-8%, indecisi al 20%.

BOLOGNA. Matteo Lepore, candidato del centrosinistra, è avanti, forte dell’alleanza tra Pd e 5 Stelle con uno stellare 56-60% (e vittoria, quindi, al primo turno). SegueBattistini, scelto dal centrodestra, appena al 35-39%. Altri candidati stanno al 4-8%, indecisi al 17,4%.

NAPOLI. Situazione analoga a Bologna, con il candidato di PD e 5 Stelle, Gaetano Manfredi, avanti e favorito per la vittoria, forse al primo turno. Manfredi è dato al 42-46%, Maresca del centrodestra al 27-31% e Bassolino al 16-20%. L’assessora uscente, Alessandra Clemente, sponsorizzata dal sindaco uscente Luigi De Magistris è data a un buon 6-10%. Briciole agli altri candidati (0-3%) e indecisi alti (22.4%).