[Il retroscena] I 5 Stelle riscrivono il decreto sicurezza… all’insaputa di Di Maio e di Salvini

Il presidente della Commissione Brescia, legatissimo a Fico, e una dozzina di deputati presenta 116 emendamenti al decreto Sicurezza: ridimensionati i poteri di Salvini

[Il retroscena] I 5 Stelle riscrivono il decreto sicurezza… all’insaputa di Di Maio e di Salvini

Centosedici pagine che fanno a pezzi il decreto Sicurezza bis, quello che ha chiuso porti, mari, fa sequestrare le navi delle ong e non fa sbarcare in terra ferma naufraghi ripescati in mare. Centosedici pagine che rimettono l’essere umano al centro della faccenda. Quasi le avesse scritte lo staff legale di papa Francesco che ieri ha ricordato che “i più deboli e vulnerabili devono essere aiutati” e che i migranti sono “persone”. Portano invece la firma di una dozzina di deputati 5 Stelle e contengono gli emendamenti al testo del decreto Sicurezza bis, quello che, per l’appunto, il vicepremier Salvini considera “blindato” e, nel caso, “da rafforzare per rendere più stringenti alcuni punti”. 

L’irritazione di Salvini

Possiamo immaginare che il ministro dell’Interno sarà parecchio irritato quando oggi pomeriggio potrà leggere il dossier degli emendamenti firmati M5s. Anche perché tra i principali picconatori del decreto c’è Giuseppe Brescia, presidente della Commissione Affari costituzionali e uomo ombra del presidente della Camera Roberto Fico colui che dovrà decidere sull’ammissibilità degli emendamenti. E’ molto difficile che possa bocciare quelli di Brescia, cioè i suoi.

116 pagine

Ma andiamo con ordine. Tiscali.it ieri sera è entrata in possesso del dossier di 116 pagine che contiene appunto le correzioni che alcuni parlamentari grillini vogliono portare al testo del decreto che è in vigore dal 13 giugno e la cui applicazione in queste due settimane ha messo in scena una triste battaglia navale tra le navi delle ong e il dispositivo del Viminale. Si tratta di decine e decine di emendamenti (il termine di presentazione nelle Commissioni congiunte Affari costituzionali e Giustizia scade oggi alle 15) che vanno nella direzione opposta a quella auspicata dal Salvi-Maio, di cui entrambi i vicepremier sanno poco o nulla e che nei fatti aprono una voragine nella maggioranza.

Meno potere a Salvini, di più a Conte

Il primo gruppo di emendamenti punta a riportare al centro della scena e delle decisioni il presidente del Consiglio che invece è stato messo ai margini in favore degli ampi e totali poteri assunti dal ministro dell’Interno. I deputati Dadone, Grippa, Sarli (solo per citarne alcuni) e soprattutto il presidente della Commissione Giuseppe Brescia chiedono che “al Presidente del Consiglio si data comunicazione preventiva (e non successiva) dei divieti di navigazione e di ingresso nel porto”. Conte, e non solo Salvini, deve “partecipare al processo decisionale”. Non solo: “Il divieto d’ingresso e di transito è adottato una volta sentito il Presidente del Consiglio, la Farnesina e sulla base di un’adeguata motivazione”. Nei fatti è lo svuotamento dell’articolo 1 del decreto. E’ il primo dito nell’occhio.

Sequestro, confisca e legge del mare

Un altro gruppo di emendamenti prevede che il sequestro della nave (ad esempio il veliero Alex) possa avvenire “solo se ci sono elementi che confermano il coinvolgimento in operazioni illecite”. Nessuno automatismo, quindi, solo per il fatto di avere a bordo un pugno di naufraghi come invece è previsto dal testo in vigore. Un altro blocco di emendamenti, a firma delle deputate Ehm, Suriano e Sarli, richiama l’obbligo di rispettare la legge del mare e quel complesso di convenzioni internazionali (Amburgo, Solas, Sar, Unclos) che mettono al centro e prima di tutto il salvataggio delle vite in mare e il loro ricovero nel primo Pos (place of security) disponibile. Princìpi che Salvini, ma anche il Quirinale che ha firmato il decreto, ritengono secondari rispetto alle leggi e alle necessità di sicurezza interna. Il procuratore di Agrigento Patronaggio sembra aver dato ragione a Salvini (priorità delle leggi nazionali). La gip Vella, che ha liberato la capitana Carola, ha ritenuto invece che prima di tutto valgano le convezioni internazionali e la messa in sicurezza delle persone. E’ un dibattito che ci porteremo dietro per mesi fin dentro le corti di giustizia europee e la Corte Costituzionale. Gli emendamenti proposti restituiscono potere alle Capitanerie di porto, ribadiscono “il principio del non respingimento” e i “vincoli internazionali in tema di soccorso in mare”.

Pagina dopo pagina il decreto Sicurezza bis viene depotenziato e svuotato. Ad esempio, la reiterazione del reato, necessaria per la confisca della nave, non vale “se è commesso in tempi ravvicinati e riconducibili ad una programmazione unitaria (il veliero Alex non sarebbe confiscato, ndr)”. Così come l’onorevole Martinciglio (M5s) chiede che “non scatti la violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane disposto dal Ministro dell’Interno qualora la violazione sia stata dettata dalla necessità di prestare soccorso in mare, omettendo il quale sarebbe derivato un grave e irreparabile pregiudizio per la vita umana”.

Codice identificativo per gli agenti in ordine pubblico

L’operazione di svuotamento vale anche nella seconda parte del decreto,  quella che riguarda l’ordine pubblico. E qui il presidente Brescia, anzichè un dito mette una trave negli occhi del vicepremier Salvini. In questo caso si chiede un’integrazione al testo e di aggiungere l’obbligo per gli agenti impegnati in ordine pubblico di montare una piccola telecamera (body cam) sul caso di servizio “per riprendere situazioni di criticità durante i servizi di ordine pubblico”. Non solo: il presidente Brescia e l’onorevole Zanichelli (M5s) chiedono anche di posizionare “codici identificativi sui giubbotti degli agenti, una seria alfanumerica visibile almeno da 15 metri di distanza”. La questione è da sempre motivo di grande tensione nei sindacati di polizia, soprattutto il Sap, che è rappresentato in Parlamento, in quota Lega, da Tonelli che ne è stato a lungo il segretario.

A loro insaputa

Ora, tutto questo e molto altro accade ad insaputa dei due vicepremier. A metà giornata, quando gli emendamenti ancora non erano stati presentati, una prima linea 5 Stelle come l’onorevole Emilio Carelli può dichiarare alle telecamere che “non ci saranno criticità nell’iter di approvazione del decreto sicurezza”. E’ sembrato un momento di distensione dopo che tra sabato e domenica e ieri mattina sono volate parole grosse tra Salvini e la ministra Trenta (l’operazione Sophia, che la ministra della Difesa rimpiange accusando Salvini, “tra il 2017 e il 2018 ha fatto arrivare in Italia 18.390 immigrati soccorsi in mare”), tra Salvini e il sottosegretario Manlio di Stefano. Nel pomeriggio c’è stata una riunione tra i due relatori del decreto (Simona Bordonali e Roberto Turri), il sottosegretario della Lega Nicola Molteni e il sottosegretario dei 5 Stelle Simone Valente. Ufficialmente è stata una riunione “per evitare divisioni interne alla maggioranza e allo stesso esecutivo durante l’iter di approvazione” (entro il 13 agosto, pena la decadenza del decreto). Di Maio ha fatto presentare un emendamento che, in linea anche con i desiderata di Salvini, “anticipa la confisca della nave della ong al primo ingresso nelle acque italiane e non più in caso di reiterazione commessa con l’uso della nave stessa”.

Ancora più severo

Salvini, che nel pomeriggio ha riunito il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, ha messo insieme a sua volta una serie di iniziative e un pacchetto di emendamenti per rendere “ancora più efficace il dispositivo a tutela dei confini e contro il traffico degli esseri umani”:  più controlli per ridurre le partenze, con l'utilizzo di radar, mezzi aerei e navali; presenza delle navi della Marina e della Guardia di Finanza per difendere i porti italiani e quindi “non a fare servizio taxi alle navi delle ong”; contatti con la Tunisia per migliorare e aumentare i rimpatri e per ridurre le partenze; invio di dieci motovedette italiane da consegnare alla Guardia Costiera Libica entro l’estate; un emendamento dedicato ai micro sbarchi.

Non toccare gli articoli 1 e 2

A sera - quasi - il sottosegretario Molteni ha spiegato che la Lega è disponibile a correzioni “ma guai a toccare gli articoli 1 e 2 del testo, i punti fondanti del provvedimento”. Quando ha parlato, si presume che Molteni non avesse ancora visto il dossier emendamenti 5 Stelle. Che picconano, per l’appunto, proprio gli articoli 1 e 2.

Vedremo oggi.  Stamani sono attese una serie di riunioni per trovare una sintesi. E’ chiaro che la Lega può, a mala pena, tentare accordi con Di Maio ma è distante anni luce dell’ala di Roberto Fico che invece ha in mano proprio il boccino dell’ammissibilità.

Ed ecco quindi che la questione “finestra” - quella elettorale per andare a votare in ottobre - è ancora  perfettamente ”aperta”. E con i due vicepremier tutto è possibile. Sulle Autonomie rafforzate per le regioni - che dovevano essere pronte a metà febbraio - Di Maio ha preteso e ottenuto ieri un nuovo rallentamento. A quel punto aveva tanto l’aria della ripicca l’annuncio ufficiale che Salvini “incontrerà  sindacati e parti sociali al Viminale il 15 luglio”. A cui ha risposto lo staff del premier Conte  levando dal tavolo ogni ipotesi di accelerazione o sostituzione : “La manovra economica, ovviamente, si fa nelle sedi istituzionali con il Presidente del consiglio, il ministro dell’Economia e tutti i ministri competenti”.

Sfida Di Maio-Salvini

Di sicuro Salvini si è molto arrabbiato quando ha saputo, in serata, dell’esistenza di quel numero importante di emendamenti al decreto Sicurezza che vanno nella direzione opposta a quella sperata. Anzi. Ma il punto, oggi, non è il leader della Lega. Piuttosto sono gli amici di Fico. E lo stesso presidente della Camera.   Che fine faranno le loro picconate? Gli emendamenti saranno ritirati oppure sarà battaglia fino all’ultimo voto? E soprattutto, chi e quanti parlamentari degli oltre 300 eletti si sente rappresentato dalla linea portata avanti dal vicepremier?

Il decreto sicurezza dovrebbe andare in aula il 15 luglio. E’ molto probabile un rinvio. Il tema sicurezza e migranti sarà la cartina di tornasole per vedere se e come sviluppa nel tempo la legislatura. Prima della prova generale con la legge di bilancio.