[Il caso] Il primo compleanno del governo giallorosso. Conte festeggia con il decreto Semplificazioni. E la tregua con Di Maio

Via libera del Senato al testo del decreto che deve semplificare per agganciare i fondi Ue e spenderli senza sprecare tempo. Il premier costretto a fare marcia indietro sulle Valutazioni di impatto ambientale e sulla rigenerazione dei centri urbani. “Infastidito” dai paletti ambientalisti di una parte dei 5 Stelle. I duelli di Costa contro Patuanelli  

Il trio Conte-Zingaretti-Di Maio
Conte-Zingaretti-Di Maio

 

Non abolisce la burocrazia. E semplifica meno del necessario. Ma viste le premesse - nei fatti il congelamento del codice degli appalti tanto caro ai 5 Stelle - è andata meglio del previsto. Giuseppe Conte ha dovuto ingoiare un paio di stop e fare marcia indietro sulle norme relative alla “rigenerazione dei centri urbani”, cioè la ristrutturazione di strutture e immobili fatiscenti, e sulla famigerata Valutazione dell’impatto ambientale (Via) che tiene bloccate decine di opere. Però ieri il governo ha portato a casa (157 sì, 81 contrari, solo 241 i senatori presenti) una “cassetta degli attrezzi” importante e utile per quel rilancio e la ripartenza di cui il paese ha bisogno. Per agganciare i fondi Ue, spenderli senza sprecare tempo. Le opposizioni hanno votato contro al grido “occasione sprecata”, ma mai come per il decreto Semplificazioni ha funzionato la collaborazione tra maggioranza e opposizione in Parlamento. Visto che ieri Di Maio ha detto “piena fiducia al premier e a questo governo”, è stata nel complesso una giornata tranquilla come non se ne vedevano da tempo. Un omaggio forse al primo anno di governo giallorosso. Anche se i gialli e i rossi si danno “botte” da orbi nei comizi della campagna elettorale. Zingaretti chiede il voto utile o disgiunto. Di Maio è sceso a Bari per supportare la candidata Laricchia che alla fine potrebbe essere quella che consegna la Puglia al centrodestra.  

Il ruolo delle opposizioni

“Sono stati presentati 2800 emendamenti, 2000 circa ammissibili, discussi, valutati e votati; 315 approvati di cui 80 delle opposizioni” ha spiegato Salvatore Margiotta (Pd), sottosegretario alle Infrastrutture che ha seguito l’iter del testo. “La maggioranza - ha aggiunto - esce rafforzata dal confronto di queste giornate e nottate. E il decreto rappresenta veramente un cambio di passo che ci consentirà di realizzare più velocemente le opere pubbliche”.

Il testo, 56 articoli, esce “migliorato” dal confronto parlamentare. Nella prima parte sono contenute misure per spendere più velocemente negli investimenti pubblici, in particolare infrastrutturali. Nella seconda si interviene sulla semplificazione dei procedimenti amministrativi. “Conte è stato di parola: il Piano Shock per sbloccare i cantieri e far ripartire l’Italia è entrato nel decreto Semplificazioni” ha ringraziato Matteo Renzi spiegando anche che oggi  “si fa chiarezza su un punto. In primavera noi di Italia viva abbiamo creato un momento di dissidio sui cantieri e le grandi opere. Molti osservatori dissero che era un modo per alzare il prezzo e chiedere posti. Noi abbiamo preteso un'assunzione di responsabilità perchè l'Italia ripartisse dai cantieri e non da sussidi. Conte è stato di parola”. 

Ministri contro nei 5 Stelle: Patuanelli vs Costa

E però il premier, che oggi festeggia un anno di governo alla guida dei giallorossi e tornerà “pubblico” con un’intervista al Fatto e con l’intervento a Cernobbio, ha dovuto ingoiare un paio di rospi. Che sciupano e graffiano il progetto complessivo del decreto. Criticità che una volta di più hanno dimostrato, spiega una fonte di governo, “la squadra di governo debba essere rivista. Il Movimento è ornai diviso in due anime che durante l’iter del decreto si sono fronteggiate, da una parte Patuanelli e dall’altra Costa. Ha prevalso Costa. Ha dovuto fare un passo indietro Conte”. Messo all’angolo anche da Loredana de Petris e dagli ambientalisti di Leu. 

L’articolo 10 e 50, le due marce indietro

In generale si può dire che per gli investimenti pubblici - accelerazione degli appalti e avvio dei cantieri - il testo è uscito migliorato. Per gli investimenti privati le “diverse” sensibilità ambientaliste della maggioranza hanno invece impoverito il testo. Gli investitori privati sono molto delusi.  Sono stati due i passaggi critici. Il primo riguarda l’articolo 10 che riguarda la cosiddetta “rigenerazione urbana nei centri storici”, la possibilità cioè di abbattere e ricostruire come se fossero ristrutturazioni edilizie, dare un futuro o cancellarlo per sempre a edifici abbandonati, fatiscenti, a volte veri e propri ruderi o cantieri abbandonati che punteggiano i nostri centri urbani. È quello che comprende anche gli stadi che potranno essere rigenerati grazie all’emendamento Iv-Pd, Renzi-Biti votato anche dalla Lega. Gli ambientalisti sono andati subito all’attacco temendo speculazioni di vario genere, architettoniche, urbanistiche, nelle destinazioni d’uso. La mediazione è stata affidata a palazzo Chigi. Che però ha ceduto alle pressioni di Leu. Per fare un esempio una periferia come quella di Centocelle a Roma è stata considerata “centro storico” e quindi intoccabile. Non si capisce perché non abbia fatto premio in questa trattativa il tema tanto caro a 5 Stelle e Leu dello stop al consumo del suolo (stop a nuove costruzioni) per dare agio invece alla ristrutturazione di edifici vecchi e abbandonati senza nuovo cemento. La tenuta della maggioranza deve essere stato l’argomento vincente. Il senatore del Pd Collina è riuscito a far passare un suo emendamento che consente la demolizione e la ricostruzione facilitate anche nei centri storici se si tratta di interventi ad alta valenza sociale, ospedali, scuole, anche se finanziati da privati”. 

Lo stop sulle Via

Il premier è stato descritto “innervosito” per le resistenze che i 5 Stelle hanno fatto sull' articolo 50 che regola l’utilizzo delle Via (valutazione di impatto ambientale) e sul 51, sempre sulla Via di porti e aeroporti. Le Valutazioni di impatto ambientale tengono bloccate per anni cantieri e opere pubbliche. La mediazione faticosamente raggiunta prevede che ogni anno un Dcpm del Presidente del consiglio individui la lista di quelle da sbloccare subito. Nulla da fare invece per le Via di porti e aeroporti: per questo i 5 Stelle possono dire che “l’ampliamento dell’aeroporto di Firenze non si farà”. E per quelle dei “cavi sottomarini più lunghi di 40 km”. Un emendamento 5 Stelle sponsorizzato dal ministro Costa (5 Stelle) che si è scontrato con il titolare del Mise (Patuanelli), anche lui 5 Stelle. “Sono queste le resistenze che bloccano l’azione di governo” si osserva da palazzo Chigi. E su cui ci sarà da riflettere se e quando ai arriverà al rimpasto.    

 Il Piano Shock

Il cuore del decreto sono i primi nove articoli che scrivono la nuova disciplina sugli appalti pubblici che resterà in vigore “fino a tutto il 2021” (anzichè il 2020). Fino al prossimo anno il tetto per gli affidamenti diretti sara' pari a 150 mila euro. L'aggiudicazione deve avvenire in due mesi, che diventano quattro in casi specifici. Per i contratti sopra soglia il termine è di sei mesi. La pubblicazione dei bandi diventa obbligatoria sia per gli appalti sopra che sotto soglia. Al decreto è collegato anche la lista delle prime 50 grand opere da far partire. O sbloccare. Con o senza commissari che saranno nominati “solo se necessari e senza generalizzazioni”.  Si ratta dei punti salienti del Piano Shock presentato da Italia Viva a dicembre 2019. 

Abuso d’ufficio e danno erariale

Si tratta dei reati per cui vengono indagati molti, troppi amministratori. Norme vaghe che paralizzano l’azione di sindaci e assessori che preferiscono non rischiare. E non fare. Sono state riscritte e meglio circostanziate.  Il danno erariale scatta solo quando c'è dolo. In generale si rischia di più in caso di omissioni o inerzie. Per il settore dell’ “edilizia sociale”, scuole, università, ospedali, strutture sportive e anche abitazioni, basterà la Scia  (segnalazione certificata d'inizio attività). Questo regime di forte semplificazione è valido per i lavori che cominciano entro il 2022 e riservato a investitori pubblici o istituzionali. 

“Liberati” anche gli stadi

Gli impianti sportivi, come gli stadi, devono essere adeguati a “standard internazionali di sicurezza, salute e incolumità pubbliche”. Le sovrintendenze possono dare indicazioni ma “secondo tempi contingentati”. Mai più quindi quegli stop lunghi anni che spesso hanno bloccato e disincentivato investimenti importanti nei nostri stadi. Arrivano le “strade urbana ciclabili” con limite di velocità a 30 Km/h e la priorità alle bici monopattini. Le multe potranno essere fatte dai dipendenti pubblici e dagli addetti alla raccolta dei rifiuti. 

La rivoluzione digitale

Nasce la piattaforma digitale dei dati. Da fine febbraio tutte le amministrazioni pubbliche dovranno avviare il processo di digitalizzazione dei servizi, caricandoli sull'app 'Io', in modo che i cittadini possano accedervi attraverso Spid, l'identità digitale, arrivata a quota 10 milioni, o la carta di identità elettronica. Soprattutto dovrebbe sparire per sempre quella pratica assurda per cui la pubblica amministrazione ci chiede più volte lo steso documento o certificato. Consegnato una volta alla grande macchina della Pubblica amministrazione, saranno i vari uffici, in ogni parte d’Italia, a condividere i documenti. Il testo approvato ieri al Senato ora passa alla Camera dove però non potrà subire variazioni visto che deve essere convertito entro il 14 settembre. Poi si potrà verificare se anche questa volta semplifichiamo per finta. Per davvero.