Chi sono i diciotto corteggiatissimi in vista del voto sul Mes che può segnare il destino di Conte e della legislatura

Tutti li cercano, tutti li vogliono. Miglior cuccagna per un parlamentare, Vita piu nobile, no, non si dà

Francesco Giacobbe
Francesco Giacobbe Pd, commercialista di Sidney

Quando Mirko Tremaglia fu nominato ministro per gli Italiani nel mondo nel secondo e nel terzo governo Berlusconi, il mandato era chiaramente quello di portare a casa la legge sul diritto di voto degli emigrati italiani nel mondo. Addirittura, prima di Tremaglia, storico esponente di destra proveniente dalla Repubblica sociale e poi dal Movimento Sociale Italiano, prima di aderire a Alleanza Nazionale, solo due volte era stata assegnata la delega per gli italiani all’estero: la prima a Margherita Boniver, nel settimo governo Andreotti, pensando anche alla cooperazione internazionale, tanto che l’esponente socialista fu spesso attaccata da Umberto Bossi; la seconda a Sergio Berlinguer, nel primo governo di Silvio Berlusconi, poi caduto col ribaltone del dicembre 1994.

E dopo Tremaglia non ci fu più il ministro per gli Italiani all’estero, per dire. Insomma, Tremaglia - l’esponente omaggiato dal grandissimo discorso di insediamento alla presidenza della Camera di Luciano Violante che chiuse cinquant’anni di guerra civile, con l’esponente ex repubblichino che andò ad abbracciare l’attuale presidente della Fondazione Ansaldo a fine discorso – aveva uno scopo politico nella seconda Repubblica: quello di portare a casa la legge sul voto degli italiani nel mondo. Lo raggiunse. Ma, oggettivamente, quella legge costituzionale è un po’ pasticciata, con il ruolo dell’Aire che tratta diversamente territori diversi e soprattutto il diritto di voto ad emigrati che spesso non hanno più alcun legame con l’Italia e che non pagano le tasse al nostro Stato, violando il principio chiave della democrazia che prevede – specularmente - No taxation without representation.

Insomma, una legge mal scritta e che, soprattutto, per Berlusconi fu l’eterogenesi dei fini con una delle due elezioni perse contro Romano Prodi proprio a causa dei voti degli italiani all’estero. E poi come dimenticare le epiche giornate a rincorrere “el senador Pallaro” e gli altri italiani all’estero individuati di volta in volta come papabili per il ribaltone? Insomma, da quando sono in Parlamento, gli eletti all’estero sono individuati come papabili per eventuali cambi di gruppo o ribaltoni, soprattutto nei momenti vitali delle legislature.

E ora, con il governo di Giuseppe Conte, il primo ad avere un eletto all’estero come sottosegretario alla Farnesina, siamo esattamente a uno di quegli snodi. Partiamo dalla Costituzione e precisamente da due commi degli articoli 56 e 57. Eccoli, 56: “Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero”. 57: “Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero”. Numero destinato a scendere a otto deputati e quattro senatori con la riforma costituzionale approvata definitivamente con il referendum.

E vediamo un po’ chi sono questi diciotto eletti all’estero in questa legislatura, mai così tanto corteggiati come in questi giorni, tirati per la giacchetta da tutte le parti. Le testimonianze sono plurime e univoche: gli eletti all’estero in questi giorni sono come Figaro a Siviglia. E già in molti hanno ricominciato a collocarsi dove lo ritengono più utile. Alcuni funzionano come un anemometro. A Palazzo Madama sono in sei. Il rappresentante di Africa, Asia, Oceania, Antartide è Francesco Giacobbe Pd, commercialista di Sidney.

Per l’America Meridionale sono in due: Adriano Cairo, nato a Montevideo, ma residente in Argentina a Buenos Aires, giornalista e direttore de L’Eco dell’Italia e coordinatore della comunità calabrese a Buenos Aires, eletto con l’USEI, l’Unione Sudamericana Emigrati Italiani, che semplificando possiamo definire come il partito sudamericano di centrodestra, storico avversario del MAIE, il Movimento Associativo Italiani all’Estero, che invece è più di centrosinistra.

Insomma, un vero e proprio ribaltone sudamericano. Cairo ha esordito in questa legislatura prima nel PSI-MAIE-USEI per una settimana, poi è stato USEI puro per un mesetto, quindi si è fatto un mese di PSI-MAIE, e oggi è MAIE tout court, senza più socialisti, per un totale di quattro componenti del Misto in pochissimo tempo. Oggi è nella maggioranza di governo, come tutto il MAIE, l’unica forza politica insieme al MoVimento Cinque Stelle ad aver appoggiato sia il governo gialloverde che quello giallorosso.

E insieme a lui in Sud America è stato eletto senatore Ricardo Antonio Merlo, imprenditore, docente universitario e giornalista di Buenos Aires, sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, sia nel governo Conte uno, sia nel governo Conte bis. Merlo, che è un po’ il capo del MAIE, è alla quarta legislatura, tre alla Camera e una al Senato. Per l’America Settentrionale e Centrale è invece senatrice Francesca Alderisi, conduttrice e autrice televisiva, esponente di Forza Italia.

E per il collegio Europa i senatori sono in due: Laura Garavini, assistente sociale e docente universitaria che vive a Berlino, eletta nel Pd e che oggi ha seguito Matteo Renzi in Italia Viva-Psi, alla sua terza legislatura. E Raffaele Fantetti, avvocato londinese, già subentrato due legislature fa a un collega del Pdl, tornato a Palazzo Madama con Forza Italia e oggi approdato pure lui al MAIE pigliatutto. E, soprattutto, Fantetti è passato dall’opposizione in maggioranza, regalando un voto in più a Conte.

Più complesso lo scenario alla Camera, dove gli eletti sono dodici. Vediamo di conoscerli, a partire dai cinque eletti in Europa: Simone Billi, che ha corso per il centrodestra unito è un ingegnere e manager, oggi iscritto al gruppo della Lega. Alessandro Fusacchia, è un dottore di ricerca, eletto in +Europa, che da una settimana ha mollato il partito di elezione per approdare a un’altra componente del Misto: Centro Democratico-Italiani in Europa.

Angela Schirò, professoressa alle superiori in Germania, è stata eletta nel Pd. Elisa Siragusa, impiegata, viene dai Cinque Stelle, ha rotto col suo partito per aver detto di No al referendum, è stata tre giorni al Misto e oggi ha raggiunto Fusacchia in Centro-Democratico Italiani in Europa. Infine, Massimo Ungaro, analista finanziario, è stato eletto nel Pd ed ha seguito Matteo Renzi in Italia Viva. Un percorso, questo, che l’aveva accomunato a Nicola Carè, emigrato calabrese, eletto nel collegio Asia, Oceania, Antartide, Africa, ma con una fine diversa. Carè infatti è stato eletto nel Pd, è andato con Matteo Renzi esattamente come i suoi compagni di viaggio Ungaro e Garavini, ma poi è tornato indietro, unico renziano tornato piddino: “Mi ero sbagliato”.

In America Settentrionale e Centrale sono elette due deputate. La prima, Fucsia Fitzgerald Nissoli, bergamasca, siede in Forza Italia ed ha una storia parlamentare degna di Cristoforo Colombo, Ferdinando Magellano, Amerigo Vespucci e Marco Polo messi insieme. Ma, fondamentalmente, senza mai spostarsi dal centro.

Nella scorsa legislatura, infatti, Fucsia Nissoli, è stata eletta in Scelta civica per l’Italia al seguito di Mario Monti, ha aderito al gruppo dei montiani, poi è stata due giorni al MAIE, che era il suo vecchio partito, poi è tornata per otto mesi a Scelta civica Per l’Italia. Quindi, dopo la scissione dei montiani è arrivata a Democrazia Solidale-Centro Democratico al seguito prima dei Popolari per l’Italia di Mario Mauro e poi di Demos di Andrea Olivero, e infine è approdata a Forza Italia. Dove evidentemente si trova bene, visto che è stata rieletta fra i berlusconiani e in questa legislatura non si è mai mossa di lì.

Tanto è mobile Fucsia, tanto è tranquilla Francesca La Marca, professoressa di francese in Canada, alla seconda legislatura: allora è stata eletta nel Pd, è stata nel gruppo Pd, poi è stata rieletta col Pd e anche oggi è nel Pd. Quasi noiosa per i ritmi degli italiani all’estero. Ma sono come sempre i quattro eletti dell’America Meridionale a registrare le maggiori attenzioni dei cacciatori di teste e di voti parlamentari: Mario Alejandro Borghese, chirurgo e dermatologo argentino di Cordoba, è alla seconda legislatura sempre con il MAIE: questa volta ha fatto una settimana nel Misto come non iscritto, poi il MAIE ha fatto un accordo con gli ex pentastellati di Sogno Italia, quindi un altro giorno da apolide e oggi nel MAIE senza altre aggiunte, sempre con altri due ex grillini: Andrea Cecconi e Antonio Tasso.

Poi c’è Luis Roberto di San Martino Lorenzato di Ivrea, che ha otto parole nel nome, ma è sempre uno: imprenditore vinicolo e produttore agricolo, di Orlandia in Brasile, leghista eletto nel centrodestra unito. Eugenio Sangregorio, diventato famoso per un suo intervento in un italiano ovviamente contaminato dalla sua parlata sudamericana, è invece il capo dell’USEI, rimasto al suo partito di origine e all’opposizione: si è fatto solita settimana al Misto per poi seguire Maurizio Lupi in Noi con l’Italia, raggiunto poi dai totiani di Cambiamo! e da Alleanza di centro con anche Vittorio Sgarbi. E infine c’è Fausto Longo, architetto e urbanista brasiliano di San Paolo, che è alla seconda legislatura, esponente del Partito socialista italiano di Riccardo Nencini.

Nella scorsa legislatura in Senato ha aderito al gruppo Per le Autonomie, con Sudtiroler Volkspatei, Union Valdotaine, Partito Autonomista trentino tirolese, Unione per il trentino e, per l’appunto, Psi. Stavolta è stato Misto fra i non iscritti, come tutti, la prima settimana; poi ha aderito a Civica Popolare, Alternativa Popolare, Psi e Area Civica, insieme ai seguaci di Beatrice Lorenzin e ai prodiani; quindi ha fatto un altro anno da apolide nel Misto e ora è approdato fra i neo-alfaniani di Popolo protagonista, Alternativa Popolare Psi.

Nel frattempo si è anche candidato alle elezioni per il Parlamento brasiliano spiegando che, in caso di elezione, si sarebbe dimesso da quello italiano. Non è stato eletto. E quindi rimane in Italia, dove gli eletti all’estero sono corteggiatissimi. Tutti li cercano, tutti li vogliono. Miglior cuccagna per un parlamentare, Vita piu nobile, no, non si dà.