Il #bibliomotocarro che diffonde cultura con il maestro La Cava

Continua la missione dell’ex insegnante, dai paesi più ai margini della Lucania ai quartieri più lontani dal centro della città.

di Digital Media

Matera 02.05.2016 (DM) – Il suo mezzo di certo non passa inosservato: è il bibliomotocarro protagonista a Matera con l'Unesco attiva sul territorio con la missione di far leggere con egual passione la Divina Commedia a 453 persone o "La rapa gigante" a 8 bambini, “lontano dal clamore, dove il silenzio può essere vuoto o assordante oppure amplificare le cose belle, come la gioia dei bambini che vivono le fiabe con il loro maestro, il loro magico Bibliomotocarro...Grazie, ogni giorno, maestro la Cava. Questo è costruire cuori di uomini in cui sedimenta la pace”. Il bibliomotocarro del maestro La Cava si muove dai paesi più ai margini della Lucania ai quartieri più lontani dal centro della città di Matera, Agna Le piane e la Martella, già da alcuni giorni incantando tutti.

Il Bibliomotocarro nacque negli anni 99/2000 con una finalità estrinseca dichiarata: richiamare l’attenzione sulla crescente disaffezione nei confronti del libro da parte, soprattutto, delle nuove generazioni, affascinate ed attratte sempre più dai nuovi mezzi di comunicazione di massa. Per conseguire tale finalità potevano essere usati tanti mezzi, non necessariamente un motocarro. Perché, allora, il maestro La Cava pensò proprio al motocarro come mezzo efficace per fare di un’idea l’idea vincente? Per rispondere alla domanda è necessario dire che ad ispirare la nascita del Bibliomotocarro ci furono sicuramente ragioni soggettive: ragioni, cioè, legate al suo ideatore e intimamente ispirate alla sua formazione e alla sua storia. Il Bibliomotocarro, perciò, è “figlio” innanzitutto del maestro elementare La Cava e della sua lunga esperienza nella scuola; ma è frutto anche della sua innata ambizione a sentirsi un po’ “maestro di strada” e della sua convinzione che le pareti delle aule fossero spesso troppo strette ed anguste e che ci fosse, perciò, il bisogno per la scuola di cercare “fuori” quello che “dentro” non c’era; anche perché non sempre bastava portare il fuori-scuola dentro la scuola per risolvere il problema.

La scuola - diceva il maestro - facciamola fuori, non nel senso di “eliminarla” ma immaginando le grandi potenzialità offerte dall’uso didattico del territorio. Insomma, la scuola fuori dalla scuola”. Il Bibliomotocarro, perciò, nacque anche da questa idea di scuola. E non solo. Da piccolo, il maestro La Cava, figlio d contadini, abitava in un “sottano” e quando, soprattutto nelle serate d’inverno la madre spegneva l’unica lampadina di casa, lui, per leggere, accendeva una candela; la luce era fioca, il calore era tenue, ma quella candela, ancorché fioca e tenue, è rimasta accesa negli anni, diventando seme prezioso. Così come un seme è stato il primo libro letto dal maestro, preso sul finire degli anni 50 (58-59) non in una libreria, che a Ferrandina a quei tempi non c’era (e anche se ci fosse stata?), né in biblioteca, che invece c’era, bensì in una sorta di bibliobus (in realtà era un camion ben attrezzato come un bibliobus) che svolgeva una straordinaria funzione di biblioteca ambulante per conto dell’allora Provveditorato agli Studi di Matera (ne curava il servizio il maestro Plasmati). E’ un esempio concreto, questo, di cultura popolare, di educazione permanente, di tempi in cui forte era l’azione di lotta all’analfabetismo. Spesso il maestro dichiara: “Non poteva che essere il motocarro il mezzo per consentire ai libri di mettere le ruote”. Perché lo dice? Perché il motocarro è un mezzo popolare, umile, semplice: le qualità giuste perché l’idea risultasse vincente. Il Bibliomotocarro, infatti, è a dimensione di bambini, li mette a loro agio, avvicina a loro i libri così tanto da creare, tra libri e bambini, familiarità, dimestichezza, amicizia: una rivoluzione, insomma, nel campo della promozione della lettura pensando a come il libro viene spesso visto e vissuto. “Sì, perché se in Italia si legge poco, in Basilicata si legge ancora meno per tante ragioni che hanno tutte, però, un elemento in comune: la lontananza del libro.”

Il 2003 il Bibliomotocarro partecipò al Salone Internazionale del Libro a Torino, invitato dalla Regione Basilicata e fu il primo successo ufficiale con un breve passaggio televisivo a Uno Mattina e a Quelli che il calcio con Simona Ventura e Dario Vergassola. Un riconoscimento significativo e concreto arrivò il 2005 dal Ministero per le Attività Culturali e i Beni Librari con il 1° Premio Nazionale quale miglior Progetto per la promozione del Libro e della Lettura. Fu questa una data importante per la storia del Bibliomotocarro, perché, grazie anche all’assegno che accompagnò il premio (5700 euro), il Bibliomotocarro mise…casa: nacque, cioè, la casetta che ormai lo contraddistingue e lo caratterizza. E la casetta, con regolari infissi, tegole e comignolo fumante, sta ad indicare un messaggio chiaro e diretto: “la disaffezione nei confronti del libro, che tante volte comincia a scuola, si afferma e si consolida in casa, in famiglia, al cui interno, spesso e volentieri, scarseggiano i modelli positivi, costruiti su esempi e comportamenti che portino i figli ad acquisire il gusto della lettura e il piacere di leggere”. Ma il Bibliomotocarro non dimentica la sua forza: l’umiltà del mezzo, la semplicità della proposta, soprattutto il Bibliomotocarro sa che la “rilevanza” di oggi è il frutto e la conseguenza della sua capacità di mostrarsi e di essere “irrilevante”.

Questo progetto a Matera è fortemente sostenuto dal Comitato Promotore Unesco Matera, nato per promuovere progetti di cultura partecipata, sostenibile e trasformativa, operando per la diffusione degli ideali dell'Unesco: dialogo tra le culture e promozione della pace, in primis. Tale idea si innesta in una città, Matera, da ultimo proclamata Capitale Europea della Cultura per il 2019, ma che non è nuova al contesto internazionale, visto che i suoi antichi rioni Sassi costituiscono Patrimonio mondiale dell'Umanità dal 1993, primo sito dell'Italia meridionale.

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