Voto ai 16enni: la sfida della "generazione Greta". Perché tutti vogliono più spazio per i giovanissimi

Enrico Letta torna su un argomento già percorso in passato. In un'Italia che invecchia bisogna dare più spazio ai giovani e fare politiche adatte a loro. Come funziona negli altri Paesi

Voto ai 16enni: la sfida della 'generazione Greta'. Perché tutti vogliono più spazio per i giovanissimi

La "generazione Greta" chiede attenzione sui temi sensibili, quali l'ambiente e lo sviluppo sostenibile sociale ed economico. Ma chiede anche voce in capitolo. E forse è proprio partendo da questa riflessione che Enrico Letta, ex premier e oggi direttore della scuola SciencesPo di Parigi, in un'intervista a La Repubblica, traccia la strada da seguire per rendere i giovani partecipi delle sorti dell'Italia e dell'Europa e quindi del loro futuro: voto ai sedicenni e legge sullo ius culturae

"Una riforma costituzionale da fare in un anno", spiega Letta, riferendosi alla partecipazione attiva dei giovanissimi attraverso il voto e alla cittadinanza per chi in Italia è cresciuto e ha studiato: è un modo per dire a quei ragazzi "vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi", afferma portandosi dietro anche l'opinione favorevole dell'attuale premier, Giuseppe Conte. E sul tema dell'inclusione dei ragazzi figli di stranieri ma italiani di fatto, spiega che "è il modello di integrazione positiva a cui dobbiamo tendere. L'opposto dei tagli ai corsi di italiano per immigrati che sono stati una delle caratteristiche del salvinismo". 

Inclusione degli italiani "di fatto" e voto ai 16enni

In realtà l'ex presidnete del Consiglio non arriva primo sul tema del voto ai 16enni. Nel 2017 infatti venne depositata in Parlamento una legge del M5S a firma Toninelli che intendeva appunto estendere il diritto di voto alle elezioni regionali e comunali a chi avesse compiuto 16 anni. Un modo, si disse, per "controbilanciare" il voto degli anziani in una società, quale quella italiana, dove la popolazione ha sempre più i capelli grigi e poca visione del futuro. 

Non saremmo gli unici in realtà, visto che il voto ai giovanissimi è permesso in Argentina, Cuba, Equador e Nicaragua. In Europa si registra l'allargamento delle urne austriache, una sperimentazione in alcune zone della Norvegia, elezioni locali in diversi Lander della Germania e nel Cantone di Glarona in Svizzera. La sfida è ad ampio spettro e chiama in causa le famiglie e soprattutto la scuola che, in primis, deve contribuire a formare la coscienza civile e politica dei ragazzi.

Come si emancipano i giovanissimi

Qui entra in gioco una legge recentissima che reintroduce nelle scuole l'educazione civica come materia autonoma, posto che i relativi contenuti negli anni passati risultavano spalmati (ma forse persi?) tra le pieghe degli altri insegnamenti. Proprio questa "nuova" disciplina, che partirà dal prossimo anno scolastico, potrebbe essere il veicolo principale sul quale far viaggiare i futuri giovani elettori. Soprattutto in un'epoca storica in cui i partiti sono diventati liquidi, incapaci per certi versi, di attrarre le nuove generazioni e quindi di tradurre il loro operato in politiche ad essi dedicate. E poi mettere in campo temi e strumenti di partecipazione che realmente dendano all'inclusione.

Un milione di voti da attrarre

Come conquistare il milione di voti in più (questo sarebbe il numero approssimativo di votanti tra i 16 e i 18 anni ndr) sarà la sfida del futuro. Il M5Stelle su questo parte avvantaggiato e avrà molto da dire in materia visto che la media d'età dei suoi militanti e dei suoi eletti è la più bassa del Parlamento. Per altro verso è quasi un unicum il fatto che i pieni poteri politici in Italia si raggiungano a 25 anni, quando si raggiunge l'età costituzionale per eleggere i senatori. Non a caso ogni riforma della zona ordinamentale della Carta fondamentale contempla anche l'abbassamento dell'età richiesta per il voto al Senato. Il tema, insomma, è caldo.

Oggi parla il Pd attraverso il suo esponente Dem, seguendo la strada tracciata dal M5S e condivisa appieno dalla Lega che ha espresso in diverse occasioni il suo favore per l'estensione del diritto di voto ai 16 enni. Come spiegava Salvini, i giovanissimi "oggi sono più consapevoli e informati che nei tempi passati". Se si conta che il Pd ha un elettorato per lo più sopra i 45-50 anni, si capisce lo sforzo per "svecchiare" l'immagine di un partito in cerca di novità.