“Tom of Finland”, storia dell’uomo che sdoganò l’immaginario erotico gay

Nel centenario dalla nascita, l’artista finlandese viene celebrato con mostre con il libro “Made in Germany pubblicato da Skira

“Tom of Finland”, storia dell’uomo che sdoganò l’immaginario erotico gay

Centouno anni fa nasceva Touko Laaksonen (1920-1991), un nome che a molti non dirà nulla, ma se vi dicessimo qual era quello con cui era conosciuto (ed è ancora oggi) nel mondo dell’arte di cui divenne uno dei protagonisti nel XX secolo - “Tom of Finland” – capirete subito di chi stiamo parlando. Sono suoi i ritratti di cowboy, di braccianti, di marinai, di soldati e di pellettieri mostrati sempre nella loro massima sensualità e potenza, quasi mai nudi, semmai in costume da bagno o in mutande quando non sono in uniforme, una sorta di ‘magnifica’ ossessione nata quando faceva l’ufficiale dell’esercito durante la Seconda Guerra Mondiale, una scelta che non aveva nulla a che vedere con la politica, ma soltanto con il suo senso estetico.

“Un uomo completamente vestito – dice l’artista nel film di Dome Karukoski a lui dedicato - è più erotico di uno nudo” e a ben vedere quei disegni - stereotipi virili portati all’estremo, quasi sempre delle parodie - non si può che dargli ragione. Quelle immagini iconiche non soltanto per la comunità LGBTQI+ e quasi sempre in bianco e nero, hanno mosso animi e coscienze, hanno sdoganato l’impensabile e sono state finalmente riconosciute come opere d’arte con mostre e presentazioni in giro per il mondo. A Londra gli è stata dedicata  la mostra “Love & Liberation” dove c’è anche una presentazione video condotta dal suo compagno Durk Dehner, co-fondatore e presidente della Tom of Finland Foundation, mentre le poste finlandesi gli hanno dedicato un’emissione di francobolli e un musical con il suo nome. I suoi disegni la fanno oggi da protagonisti alla Galerie Judin di Berlino con la mostra “Tom of Finland: Made in Germany” e un ricco catalogo pubblicato da Skira in edizione bilingue inglese-tedesco con circa 150 illustrazioni e testi approfonditi di Juerg Judin, Pay Matthis Karstens, Kati Mustola e Alice Delage, conversazioni con Durk Dehner e Michael P. Hartleben e persino un facsimile del diario di viaggio tedesco dell’artista del 1955.

L’importante anniversario dalla sua nascita diventa così una maniera per riscoprirlo come artista, il primo ad aver rappresentato una sessualità molto sicura di sé tanto ha dato ai movimenti gay di tutto il mondo dagli anni ‘60 in poi. Mostrare tanta virilità attraverso forme che lasciano poco spazio all’immaginazione è stato per lui un escamotage per aggirare la censura, oltre che una maniera per creare un fortissimo rapporto tra i soggetti rappresentati e chi li guarda, incuriosito - che non vuol dire sempre o per forza interessato - non potrà non chiedersi fino a che punto andranno a spingersi. I suoi quasi quattromila lavori - i più famosi dei quali sono quelli a matita o inchiostro e penna – si aggiungono alle tante foto da lui realizzate, ai moodboard e agli schizzi preliminari.

La prima illustrazione di Tom of Finland apparve sulla copertina di Physique Pictorial nel 1957 con due boscaioli tronfi e gaudenti, di cui quello in primo piano mezzo nudo. L’editore di quella rivista era il fotografo Bob Mizer, così entusiasmato da quelle illustrazioni che decise di soprannominarlo “Tom of Finland”, nome più adatto a un artista e, soprattutto, più facilmente pronunciabile e ricordabile dai più. Prima di arrivare al successo, però, la sua strada personale e professionale di Tom non è stata semplice. Nascere gay a Kaarina - una piccola città finlandese che oggi conta trentamila abitanti – di certo non gli fu d’aiuto, ma i suoi genitori furono i primi a credere in lui e a sostenerlo in ogni cosa. Lo mandarono a studiare pubblicità a Helsinki e una volta divenuto pubblicitario per la multinazionale McCann Erickson, esercitò quella professione fino agli anni ’70. Nel 1973, i tempi e le leggi sulla rappresentazione della nudità maschile cambiano e lui lascia quel lavoro iniziando a vivere, parole sue, “in jeans”, sostenendosi solo col disegno, Creando quelle figure così erotiche e con il membro maschile immaginato e mostrato in quel modo, attirò l’attenzione della comunità omosessuale.

Prima di arrivare a Londra o a New York, fu accolto a braccia aperte dalla comunità di Amburgo e l’amicizia con i principali esponenti della scena gay locale gli permise di realizzare la sua prima mostra. Il leggendario murales “Tom’s Bar” che gli è stato dedicato, è ancora lì. Le commissioni regolari per progettare poster e annunci per eventi gay ad Amburgo gli permisero poi di avviare la sua carriera artistica e hanno portato alla creazione della più vasta collezione privata di suoi disegni fino ad oggi. Tanti altri sono sparsi nei più importanti musei del mondo, dal MoMA di New York all’Art Institute of Chicago e al MOCA di Los Angeles. Una vera e propria icona.