Internet e incontri adeguati ai tempi del Covid: il grido d'allarme per i bambini figli dei detenuti

Telefono Azzurro lancia un appello perché vengano messi in campo i mezzi che aiutino le famiglie dei carcerati. "Importante mantenere attivo soprattutto con i mezzi digitali il legame di minori e adolescenti con i genitori carcerati"

Internet e incontri adeguati ai tempi del Covid: il grido d'allarme per i bambini figli dei detenuti
TiscaliNews

Sviluppare le connessioni digitali per favorire i contatti tra i minori e i genitori incarcerati. In nome di quel senso di umanità che sottende alla carcerazione, come stabilito dalla Costituzione, e che include la continuità del rapporto con i figli. Da una parte il carcerato o la carcerata, dall'altro i figli e la loro necessità di non interrompere il legame familiare. Di questo si è parlato, ma anche del benessere dei più piccoli e delle difficoltà nei rapporti con genitori carcerati, durante la due giorni organizzata a Treviso - città che dà il nome alla Carta che tutela i minori nel contesto dell'informazione - presso la sede di Telefono Azzurro, dal titolo eloquente “Bambini e Carcere”. Il progetto è attivo dal 1993, ideato e coordinato dalla Onlus con la collaborazione di una fitta rete di volontari sul territorio, e oggi richiede uno sforzo lteriore per garantire la ripartenza dopo lo stop dovuto all'emergenza sanitaria. 

In primis i dati. La popolazione carceraria italiana è composta da 53.921 detenuti, di cui 2263 donne. Di questi, 1 su due è genitore. I bambini entro i 6 anni "ristretti" insieme alle proprie mamme sono 35: questi vivono negli Istituti di prevenzione e pena con le proprie madri, che attualmente sono 33. 

Il progetto di Telefono Azzurro

Il progetto di Telefono azzurro che agisce con i suoi 200 volontari circa, attivi in 23 strutture carcerarie dislocate in 10 Regioni, consiste in attività di supporto al dialogo, sostegno e animazione che mira alla facilitazione dei rapporti familiari laddove uno o entrambi i genitori di figli piccoli o adolescenti siano reclusi. Ma anche la formazione dei volontari, soprattutto in tempi caratterizzati dall'emergenza sanitaria da Covid. "Fin dalla sua nascita, il progetto 'Bambini e Carcere' ha sottolineato l'importanza del volontariato nel tutelare le fasce più deboli e nel creare una cultura dell'infanzia. L'incontro di Treviso, città che da anni si impegna per diventare una vera e propria 'Città dei Bambini' - ha spiegato il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo -, ha voluto essere l'occasione di dare risposte concrete ai bisogni di bambini e adolescenti e di supportarli nel rapporto con i genitori, dentro e fuori dal carcere".

Servono soluzioni per abbattere la distanza digitale

Durante il confronto di Treviso, a cui hanno partecipato anche altre Onlus coinvolte nei progetti e le sezioni dei volontari che, oltre che nella città veneta, operano a Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Prato, Roma e Torino, è emersa la difficoltà a raggiungere gli obiettivi in tutti quei casi in cui esiste una lontananza digitale. Probelma che, in periodo di Covid si aggiunge al discorso più ampio legato ai bisogni educativi, scolastici, sociali ed economici dei bambini e degli adolescenti figli di detenuti. Nel momento in cui i figli non possono raggiungere i genitori carcerati per i colloqui in presenza, all'interno delle strutture penitenziarie o nelle case di reclusione si può creare una frattura grave. 

Internet e nuovi metodi per gli incontri

Si rende necessario infatti intervenire a favore di chi non possegga mezzi tecnologici e informatici adeguati per il collegamento in linea con i genitori detenuti, oltre alla riattivazione degli incontri ludici de visu mettendo in campo nuove metodologie per garantire il distanziamento fisico. 

Perché tutto questo possa essere garantito, scrive Vita, il sito di informazione del Terzo settore, è necessario avviare "webinar formativi per sensibilizzare i giovani detenuti e la collettività sulla giustizia minorile; interventi di sensibilizzazione, laboratori e attività di mentoring sul tema dei bisogni socio-educativi dei figli dei detenuti; attività mirate al contesto scolastico (rivolte ad alunni e insegnanti) sul tema della genitorialità negli istituti penitenziari; percorsi di sensibilizzazione e formazione degli operatori penitenziari e delle forze dell'ordine sulle difficoltà socio-economiche delle famiglie dei detenuti e sulle tecniche di comunicazione alle famiglie in merito al percorso giudiziario".