Soggiorno per motivi umanitari: la Cassazione smonta il dl Sicurezza. Ma su una cosa dà ragione a Salvini

Due no e un sì alla filosofia salviniana che restringe al massimo il principio di accoglienza. Norma disapplicata a favore del principio comunitario e no alla retroattività

Soggiorno per motivi umanitari: la Cassazione smonta il dl Sicurezza. Ma su una cosa dà ragione a Salvini

Un doppio stop al decreto Sicurezza, il primo messo in campo dall'ex ministro e attuale senatore leghista Matteo Salvini per dare un giro di vite alla concessione dei permessi di soggiorno ai richiedenti asilo per motivi umanitari. La norma, tra le altre cose prevede l'immediata espulsione del migrante che avesse visto respinta la sua istanza, negandogli la possibilità di presentare un ricorso basato su nuovi elementi.

Il primo dl Sicurezza bloccava ogni ulteriore adempimento, spoliando la commissione territoriale del compito di procedere a una ulteriore analisi della pratica. Le Sezioni Unite civili della Cassazione, disapplicando questa norma, hanno invece richiamato la normativa comunitaria, ovvero la regola della Direttiva comunitaria 2013/32, che (come chiarito già dalla Corte Ue nel caso del Belgio) stabilisce che sia fatto almeno "un esame preliminare" dei possibili "elementi nuovi" che ha applicato la normativa comunitaria, superiore rispetto a quella nazionale. 

Inoltre, sempre secondo i supremi giudici, il decreto Sicurezza voluto dall'ex ministro dell'interno Matteo Salvini (dl 4 ottobre 2018 n. 113) ed entrato in vigore il 5 ottobre 2018 con l'introduzione di norme più rigide in tema di immigrazione e sicurezza urbana, non si può applicare retroattivamente. Le Sezioni Unite civili della Cassazione, dopo orientamenti contrastanti tra gli stessi ermellini, hanno stabilito che l'eliminazione dell'istituto della "protezione umanitaria" per restringerne la (ritenuta) "troppo discrezionale concessione" non è legittima. Infatti, scrive la suprema corte, "non trova applicazione in relazione a domande di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima dell'entrata in vigore (5 ottobre 2018) della nuova legge".

L'integrazione non è motivo "sufficiente"

Due no e un sì alla filosofia salviniana che restringe al massimo il principio di accoglienza. Quest'ultimo arriva dal fatto che secondo la Cassazione, il solo fatto di essersi socialmente ed economicamente inseriti nella società non è di per sé sufficiente per concedere il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Questa decisione è stata presa sulla base di un ricorso presentato dal Viminale per il quale i permessi non possono essere concessi sulla base del solo elemento dell'integrazione e che invece occorre comparare anche la "specifica compromissione" dei diritti umani nel paese di origine di chi richiede il permesso di soggiorno in Italia.