Il Coronavirus amplifica la solitudine dei senzatetto: dove le città si attrezzano per proteggerli

Da Bologna a Roma e fino al Sud Italia si aprono i dormitori e si organizzano i pasti caldi "al sacco". Emergency a Roma garantisce i controlli sanitari

Il Coronavirus amplifica la solitudine dei senzatetto: dove le città si attrezzano per proteggerli

Aveva fatto scalpore qualche giorno fa la notizia di alcuni volontari che portavano latte, biscotti e cioccolatini ad alcuni senzatetto che vivono nella stazione di Foggia, multati perché non possedevano il biglietto del treno. Replica peggiorativa lunedì a Bologna dove alcune persone senza fissa dimora sono state sanzionate perché si trovavano in strada senza una ragione di "necessità", richiesta dalle norme emergenziali anti-cononavirus. Ma è accaduto anche a Milano e in altre città. Paradossi di questi tempi confusi. Sono uomini e donne, a volte stranieri, spesso con problemi mentali aggravati dalla condizione di precarietà nella quale vivono.

Sono circa 50 mila in tutta Italia, un terzo solo a Roma. Vivono in stazioni, sottopassaggi della metro o al riparo dei portici delle città storiche. Per loro non c'è casa dove stare al riparo dai contagi e neanche medico curante al quale rivolgersi per avere una diagnosi o una cura. L'assistenza sanitaria di base è legata alla residenza. Le denunce li emarginano ancora di più. "Si sono spostati dal centro verso le periferie per sfuggire alle multe - è l'allarme lanciato dalla Croce Rossa -. Facciamo più fatica del solito a rintracciarli e a spiegare loro che cosa sta succedendo. E questo significa per loro anche meno cibo e meno assistenza".

La solitudine dei senzatetto

Mentre tutto il Paese sta a casa, la solitudine dei senzatetto si amplifica. Cresce, aggravata dalla chiusura di tante mense dove non è possibile servire i pasti rispettando le distanze di sicurezza o dallo stop all'attività di associazioni di volontariato che portano nei rifugi di fortuna beni di conforto, come cibo, abiti o coperte. Alcuni dormitori cercano di adattarsi alle nuove esigenze, ma chi da sempre dorme per strada vive uno stato di totale solitudine.

Marco (è un nome di fantasia) vive con un amico e un cane tarchiato su un marciapiedi del centro di Cagliari. Tre metri quadrati letteralmente arredati con cartoni, coperte e una poltrona damascata, recuperata chissà dove. "Io al dormitorio non ci vado, il virus lì me lo prendo di sicuro", afferma l'uomo dell'apparente età di 50 anni. "Meglio dornìmire per strada - aggiunge - sono abituato. E' da circa un anno che cerco un alloggio ma gli affitti sono troppo alti: mi basterebbe anche un monolocale". Di Benício invece si parla in un articolo di Internazionale. Dal dramma alla strada: sono state le persecuzioni subite in patria a indurre l'uomo, un ingegnere di circa trent'anni, a lasciare il Sudamerica e riparare in Italia un anno fa. Una fuga non molto fortunata, visto che il paese ospite chiude i battenti e lo lascia fuori dalla porta. Benìcio dice di aver scritto a suo fratello perché gli mandi i soldi per il biglietto aereo: "Ora voglio tornare a casa, almeno sto con la mia famiglia".

Una casa per i senzatetto: cosa fanno le città

Molte città si stanno attrezzando, è una lotta contro il tempo. Roma ha ampliato l'arco temporale di apertura dei dormitori che è passato da H15 ad H24, con il ricovero garantito cioè giorno e notte. Un servizio che viene rafforzato dal pasto "al sacco" a domicilio, avviato anche nelle mense sociali. Ma si deve fare di più: alla sindaca Virginia Raggi scrivono le associazioni di volontariato chiedendole di "trasferire chi è in strada in strutture di accoglienza". "Serve la volontà politica di affrontare la situazione e una maggiore capacità di intervento", dicono insistendo su più servizi per le persone fragili.

Anche le case dell'accoglienza invernale di Firenze, che in genere svolgono attività serale e notturna, allungano fino al 24 marzo l'apertura 24 ore su 24 per consentire alle persone ospitate di potersi adattare alle misure di contenimento del virus. Così come avvenuto anche a Bologna dove, dal lunedì 16 marzo e fino al termine del "Piano Freddo" (31 marzo), alcune strutture di accoglienza resteranno aperte dalle 14 alle 10 del giorno successivo (anziché dalle 19 alle 9), andando ad aggiungersi alle altre che sono già aperte tutto il giorno. Inoltre, spiega l'amministrazione comunale, "lo sportello Città Prossima-Help Center funziona solo in modalità mobile: gli operatori escono in strada per raggiungere le persone senza dimora che hanno bisogno di assistenza. Le uscite sono effettuate in orari differenti, per monitorare in modo efficace la presenza delle persone in strada". 

Ugualmente il comune di Milano decide di tenere aperti i centri per i senzatetto, che di solito accolgono le persone soltanto la notte, anche durante il giorno. L'apertura dei centri - fanno sapere dai Servizi sociali - sarà prolungata fino al 3 aprile invece che chiudere il 31 marzo come previsto inizialmente dal "piano freddo", messo su ogni anno per accogliere i clochard durante le notti invernali. Grazie all'aiuto di Emergency inoltre - vale qui la pena ricordare che l'area di Milano è una di quelle più colpite dall'epidemia - "nelle strutture verrà affettato lo screening sanitario con la misurazione della temperatura e delle funzioni respiratorie per garantire la sicurezza e la salute di tutti".

L'appello dell'arcivescovo: aprite le chiese

L'ultimo intervento che bisogna menzionare arriva dall'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, che - insieme a Caritas, Migrantes e Pastorale della salute - chiede a tutte le parrocchie di aprirsi per accogliere le persone in grave disagio sociale, senza fissa dimora o immigrati e richiedenti asilo, nelle ore diurne in cui i dormitori sono chiusi. "Si tratterebbe di mettere a disposizione una sala, ad esempio, dell'oratorio (al momento inutilizzato) con adiacenti servizi igienici per ospitare, tra le 9 e le 17 di ogni giorno", dice il monsignore. Ospitare ciascuno "un piccolo gruppo di tre o massimo quattro persone senza dimora in modo che restino riparate. La fantasia della Carità di ciascuna parrocchia potrà eventualmente arricchire il soggiorno diurno, ad esempio, con un piatto di pasta al momento del pranzo o di un caffè a metà mattina e metà pomeriggio, ovviamente nel rispetto delle norme di distanza e igieniche per la prevenzione attualmente in vigore".