71esimo Festival di Sanremo: la celebrazione della diversità in tutte le sue forme

Dai vincitori Maneskin ad Achille Lauro, dalla Vanoni alla Berté: tra fiori, duetti, icone, spot gay e immancabili polemiche, quello del 2021 è stato un trionfo per il mondo LBGT+

71esimo Festival di Sanremo: la celebrazione della diversità in tutte le sue forme
Achille Lauro sul palco di Sanremo (Foto Ansa)

71esimo Festival di Sanremo: the day after. È finito solo da poche ore e chi lo ha seguito, ma – soprattutto - chi vi ha lavorato e lì sul palco dell’Ariston si è esibito, ha ancora le occhiaie per aver dormito poche ore, ma se ne continua ovviamente a parlare. Nelle radio, in tv, nei giornali come su internet e sui social, circolano spezzoni di video o video interi, meme, interviste e dichiarazioni tra numeri e polemiche. Comunque sia andato, questo Sanremo, il primo (e, si spera, l’ultimo) sotto il Covid non lo dimenticheremo, perché è stato il festival della celebrazione delle differenze in tutte le sue forme. Il festival dei fiori, ma anche degli amori negati e di quelli tenuti segreti per tropo tempo e poi tirati fuori, degli amori sussurrati come sbandierati, etero o LGBTQI poco importa. Non fanno mistero della loro fluidità i trionfatori di questa edizione, i Maneskin, che per il gran finale erano praticamente nudi, coperti soltanto da una tuta color cipria aderentissima fatta apposta per loro da Etro, piena di paillettes argentate come gli stivaletti di Giuseppe Zanotti.

I Maneskin: “abbiamo cambiato proprio le regole”

“Ciao amici, grazie. Abbiamo cambiato proprio le regole, grazie”, è stato il saluto con cui su Instagram, Damiano David, cantante della band romana che fino a tre anni fa si esibiva per strada, nella centralissima via del Corso, ha salutato e ringraziato i suoi fan tra le lacrime. Si è dichiarato fluido anche Achille Lauro, performer assoluto di tutte e cinque le serate fino all’ultima in cui si è pugnalato con rose. E, ancora, la talentosa Madame, gli indimenticabili minuti con Mahmood, l’indipendenza a tutto campo di Ornella Vanoni che a 86 anni ha ancora molto da insegnare e quella di Loredana Berté con la sua “Figlia di…”, divenuta iconica anche grazie a un video con Asia Argento, Platinette, Franca Leosini, Chiara Ferragni, Emma, Barbara Alberti, Vladimir Luxuria, Miss Ketha ed Elodie e molte altre, tutte icone gay. E molto altro ancora che vi abbiamo e vi hanno già raccontato. Peccato solo per il duetto di Fiorello/Amadeus dedicato a “Siamo donne” di Jo Squillo e Sabrina Salerno: avremmo voluto avere loro due su quel palco.

La polemica del vescovo di Sanremo

Nonostante tutto questo, però, come spesso accade quando qualcuno si espone e il pubblico è numeroso, c’è sempre che cerca di rovinare la festa, dicendo cose non proprio condivisibili. Prendete, ad esempio, le recenti dichiarazioni di Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia/Sanremo contro la kermesse, contro quel festival che da 71 anni porta visibilità mondiale a una cittadina italiana decisamente normale che, al contrario, non ne avrebbe, e quindi turismo (quando c’era), tante persone e tanti soldi. Ebbene, “A seguito di tante segnalazioni di giusto sdegno e di proteste riguardo alle ricorrenti occasioni di mancanza di rispetto, di derisione e di manifestazioni blasfeme nei confronti della fede cristiana, della Chiesa cattolica e dei credenti, esibite in forme volgari e offensive nel corso della 71 edizione del Festival della Canzone Italiana a Sanremo - scrive il vescovo - sento il dovere di condividere pubblicamente una parola di riprovazione e di dispiacere per quanto accaduto”. Il suo, ribadisce, è stato un intervento “doveroso” per confortare “la fede dei piccoli”, “per dare voce a tutte le persone credenti e non credenti offese da simili insulsaggini e volgarità”, “per sostenere il coraggio di chi con dignità non si accoda alla deriva dilagante”, “per esortare al dovere di giusta riparazione per le offese rivolte a Nostro Signore, alla Beata Vergine Maria e ai santi, ripetutamente perpetrate mediante un servizio pubblico e nel sacro tempo di Quaresima”. Non contento, Suetta ha anche manifestato il suo dissenso nei confronti di Fiorello, celebrato con il premio Città di Sanremo, perché - spiega – “trovo che non rappresenti gran parte di cittadinanza legata alla fede e dico semplicemente: non in mio nome”. L’unico che lo ha applaudito è stato, manco a dirlo, Mario Adinolfi, che via social ha scritto: “Controcorrente rispetto alla proposta blasfema imposta dalla lobby Lgbt tramite la direzione di Gaiuno al festival siamo rimasti noi del Popolo della Famiglia e il vescovo della diocesi di Sanremo. Ma sappiate che PdF e Chiesa non sono poca cosa”.

Lo spot con una coppia gay

A compensare il tutto (strano che il vescovo non si sia informato prima di certe dichiarazioni), c’è stato lo spot della Regione Liguria poco prima dell’ultima esibizione di Achille Lauro sul palco dell’Ariston, uno dei tradizionali contribuiti a favore della regione che ospita il Festival della Canzone Italiana, tra usi e costumi locali e meraviglie paesaggistiche. Il video è finito sotto ai riflettori perché protagonista è una coppia di turisti gay, divisi tra l’idea di un tour gastronomico e di una vacanza all’insegna del fitness. “Te lo scordi, amore“, fra i banchi di verdura e le piante di basilico, parole quasi inconcepibili fino a qualche anno fa. Diretto da Fausto Brizzi, lo spot promozionale a tinte arcobaleno merita la segnalazione in quanto non di frequente vengono scelte coppie LGBTQ+ per campagne pubblicitarie simili. Come accaduto per gli altri spot d’autore, il video è stato rilanciato persino dal presidente conservatore della Liguria Giovanni Toti, che in passato ha dimostrato solo ad intermittenza una certa apertura nei confronti di tematiche care alla comunità.

Il messaggio universale di Achille Lauro: “È giunto il nostro momento, tutti insieme inginocchiati davanti al sipario della vita”.

E a proposito di Achille Lauro, il suo è stato un Sanremo cruento con performance amabili/detestabili, sicuramente indimenticabili. Particolare davvero la sua ultima preghiera pubblicata sul suo profilo Instagram, un vero e proprio messaggio universale:

È giunto il nostro momento.
La nostra stessa fine in questa strana fiaba.
La più grande storia raccontata mai.
Maschere dissimili recitano per il compimento della stessa grande opera.
Tragedia e commedia.
Essenza ed esistenza.
Intesa e incomprensione.
Elementi di un’orchestra troppo grande per essere compresa da comuni mortali.
È giunto il nostro momento.
Colpevoli, innocenti.
Attori, uditori.
Santi, peccatori.
Tutti insieme sulla stessa strada di stelle
Di fronte alle porte del Paradiso.
Tutti con la stessa carne debole.
La stessa rosa che ci trafigge il petto.
Insieme, inginocchiati davanti al sipario della vita. 
E così sia.
Dio benedica Solo Noi 

Il miglior modo, dunque, per mettere tutti a tacere ripetendo ad alta voce - citando il titolo del brano vincitore dei Maneskin – un sonoro “Zitti Tutti”.