[La storia] Salvatore cacciato perché gay e le buone notizie da Napoli. Discriminazione e salvezza ai tempi del Corona

C'è chi non ha un tetto sotto il quale dormire e chi sperimenta un progetto di co-housing sociale per persone Lgbt+. E l'amministrazione di Napoli crea una casa di accoglienza dedicata

[La storia] Salvatore cacciato perché gay e le buone notizie da Napoli. Discriminazione e salvezza ai tempi del Corona
Salvatore ripreso nel sottoscala dove si era rifugiato (fonte Il fatto vesuviano)

In questi giorni di emergenza Coronavirus in cui siamo tutti a casa, c’è chi un tetto sotto il quale dormire, purtroppo, non ce l’ha. O meglio: non lo ha avuto per diversi giorni. È il caso di Salvatore, un ragazzo di 20 anni di Ercolano, in provincia di Napoli, che nel giro di poche ore è stato trasformato in un vero e proprio homeless non da una improvvisa indigenza economica, ma dalla sua famiglia che lo ha cacciato dall’abitazione in cui viveva, perché omosessuale, costringendolo a dormire in un sottoscala di un metro quadrato. “Solo al mondo”, ha dichiarato il ragazzo ad una tv locale e riportato anche su Facebook.

La triste storia di Salvatore

Salvatore non ha né un padre (è in carcere) né una madre, perché da anni è andata a vivere all’estero e gli unici che avrebbero potuto aiutarlo sono stati proprio quei parenti omofobi che lo hanno cacciato. Prima da casa e poi dall’auto in cui si era rintanato non potendo andare in nessun altro posto proprio per via del Coronavirus, per finire quindi in quel sottoscala. Dopo la notizia sui social, è scattata subito la denuncia e la collaborazione di diversi cittadini della zona che lo hanno “adottato” dandogli coperte e cibo e la sua storia è giunta fino al sindaco della cittadina campana che si è attivato facendo in modo che il ragazzo trovasse una sistemazione. Una storia orrenda che ha avuto però un lieto fine, visto che una coppia senza figli di Caserta che stava assistendo alla diretta, ha deciso di prendere con sé il ragazzo.

Sempre dalla Campania è arrivata una buona notizia. La giunta comunale di Napoli ha disposto di effettuare un prelievo di ottomila euro dal fondo di riserva per acquistare arredi per la sede del Comune di Parco Carelli dove, come ha riportato Il Mattino, prenderà vita una casa di accoglienza per persone LGBT+ in difficoltà. “Occorre affiancare un’azione concreta e urgente per offrire, nelle prossime settimane, alle persone LGBT+ vittime di violenza o in gravi situazioni di disagio, abbandono e indigenza una disponibilità immediata di un ricovero temporaneo”, hanno ricordato il vicesindaco Enrico Panini e l’Assessore alle Pari Opportunità Lucia Francesca Menna. “Questa sede, che fa riferimento all’assessorato alle Pari Opportunità, si trova a Posillipo in uno dei quartieri più belli della città. È un segnale luminoso di cultura dell’inclusione averlo scelto come sede”.

Le opportunità del co-housing sociale a Torino

Dal sud, al nord. A Torino c’è “To Housing”, il progetto di co-housing sociale che accoglie persone LGBT in difficoltà e in condizioni di estrema vulnerabilità che di recente ha stretto una collaborazione internazionale con il movimento globale LGBT+ “All Out”, “un movimento globale – leggiamo sul loro sito ufficiale (www.allout.org ) - che lotta per un mondo dove nessuno dovrà sacrificare la propria famiglia, libertà, sicurezza o dignità a causa della sua identità o di quella della persona che ama”. Ogni anno mobilitano migliaia di persone in tutto il mondo per sostenere i diritti LGBT+, dal firmare una petizione al partecipare a una protesta, dal condividere sui social media al fare una donazione, trasformando ogni giorno la solidarietà in azioni concrete.

Tra le loro campagne, oltre ad una pressione pubblica globale, c’è il Grassroots Giving, un programma innovativo di raccolta fondi che mette in relazione la comunità mondiale di All Out con i gruppi locali LGBT+. Grazie a questo programma, migliaia di membri dell’associazione possono fare piccole donazioni online per finanziare collettivamente il lavoro di gruppi locali che in tutto il mondo si battono per porre fine all'ineguaglianza, alla discriminazione e alle ingiustizie perpetrate contro le persone LGBT+.

L’iniziativa torinese è legata a tutto questo, tanto che l’associazione Quore (promotrice di TO HOUSING), ha deciso di iniziare questo nuovo percorso perché le domande per accedere ai 24 posti disponibili – in 5 appartamenti di proprietà ATC – Agenzia Territoriale per la Casa di Torino non destinati alle graduatorie per le case popolari – sono in costante aumento e perché i costi del progetto, anche per poter mantenere inalterato la standard qualitativo dei servizi offerti, sono malto elevati. Il lancio della campagna in USA e UK, Italia, Francia e Germania, è appena avvenuto e il fundraising si basa sullo storytelling di alcuni ospiti con particolare attenzione alla condizione dei rifugiati LGBT+ che vivono una condizione di particolare emergenza a causa delle restrizioni COVID19 in quanto le udienze per le richieste di asilo sono state rimandate e l’accesso all’assistenza sanitaria è diventato per loro difficoltoso quando non impossibile.