La rivincita del “pink prince”, il primo a fare coming out in India

Alla fine ce l’ha fatta: il principe Manvendra Singh Gohil si è sposato col suo compagno e ha deciso di aprire il suo palazzo per sostenere l'uguaglianza di genere e proteggere gli omosessuali nel suo Paese

La rivincita del “pink prince”, il primo a fare coming out in India

Nel 2006, il suo coming out stupì prima di tutto sé stesso. Fino a poco tempo prima, il principe Manvendra Singh Gohil, futuro maharaja di Rajpipla, ultimo della stirpe guerriera dei Rajiput, da dieci secoli signori del Rajasthan, non sapeva nemmeno che fosse possibile amare un uomo, perché nel suo Paese l’omosessualità era un reato e ancora oggi è mal tollerata.

La storia e il ripudio della famiglia e dei sudditi

Negli anni fu diseredato dai suoi genitori (sua madre comprò persino una pagina su un giornale per dire che disapprovava le sue scelte), fu ripudiato dai sudditi e la sua immagine venne bruciata in pubblica piazza. Era gay w  mancino, quindi figuriamoco! Nel 1991 si era sposato con la principessa Chandrika Kumari, un matrimonio combinato e finito dopo quindici mesi senza essere mai consumato. Da quel momento Manvendra capì che doveva fare qualcosa per gli altri cominciando proprio da sé stesso. Intraprese così un cammino e nel giro di poco tempo divenne una star della lotta per i diritti degli omosessuali. Amico di Carla Bruni e Nicolas Sarkozy, ospite per ben tre volte del planetario salotto di Oprah Winfrey, osannato in “Al passo” con i Kardashian, ha creato un fondo, il Lakshya Trust, volto a sostenere l'uguaglianza di genere e soprattutto a proteggere gli omosessuali in India. “I want to give people social and financial empowement”, si legge infatti nel suo claim. “So eventually people who want to come out wont be affected”.

Una nuova vita: l’accettazione e il matrimonio con il compagno

Nel 2012 ha incontrato il futuro marito, l’americano deAndre Duke Richardson, uno stilista, e durante il Covid i due hanno addirittura aperto le porte del loro palazzo, una costruzione tra le piantagioni di banane e cotone nello stato del Gujarat, a 400 chilometri a sud dell’antica Bombay. Tutto questo per far crollare il muro di pregiudizi e discriminazioni che ancora imprigionano i gay in India. “Nessuno meglio di me sa quanto sia importante trovare un posto sicuro dove vivere dopo aver dichiarato la propria omosessualità”, ha dichiarato. Il suo palazzo nel Gujarat servirà quindi a dare riparo agli omosessuali ancora banditi dalla società.

La partecipazione al Global Pride

Pochi giorni fa è stato lui, accanto a Duke, l'ospite d'onore del Global Pride che si è svolto interamente via internet. I due hanno raccontato la loro storia, un segno di apertura in un mondo che si chiude per proteggersi. “Alla fine mio padre, il maharaja, ha incontrato deAndre - ha raccontato Manvendra – e persino i miei sono riusciti, almeno in parte, ad accettarmi». Nonostante la fama internazionale, gli amici altolocati e il sangue blu, trovare soldi per sostenere la parità di genere e aiutare la causa omosessuale continua a essere difficile in India, anche per un maharajah. «I fondi sono pochi, ma gli omosessuali in India sono tanti» dice.

Il coming out in India tra mille difficoltà

Stando alle organizzazioni internazionali, sono almeno due milioni e mezzo i ragazzi in India che subiscono gravi discriminazioni. “Fare coming out è difficilissimo, solo una minoranza osa - dice Manvendra - i genitori continuano a forzare i figli gay a sposarsi con persone del sesso opposto, minacciando di suicidarsi o li cacciano di casa» Nel palazzo di pietra di Gujarat, da sempre della stirpe dei Rajpipla, i fasti sono stati cancellati dal tempo. Manvendra spera di riaprire anche questa reggia ai gay e alla tolleranza. All'ingresso, c'è una foto della sua famiglia, con lui adolescente: “Mio padre indossa l'abito della caccia alla tigre, mia madre una tenuta di gala, quello sono io, con la mia tunica rosa. Per questo tutti mi chiamavano the pink prince, il principe rosa”, tiene a precisar questa volta, però, ridendo.