[Il commento] Il problema dei problemi è la disuguaglianza: il rapporto Oxfam e la cecità delle politiche fiscali

Lo studio dice che “negli anni successivi alla crisi finanziaria il numero dei miliardari è raddoppiato, e i loro patrimoni aumentano di 2,5 miliardi di dollari al giorno”. Ma chi indirizza le politiche sembra faccia finta di non accorgersene

[Il commento] Il problema dei problemi è la disuguaglianza: il rapporto Oxfam e la cecità delle politiche fiscali

Puntuale come sempre, ogni anno arriva il rapporto di Oxfam sulla disuguaglianza nel mondo. Nonostante i proclami dei politici e da qualche tempo anche dei capi delle più importante aziende di ogni parte del globo, la situazione continua a peggiorare: la disuguaglianza aumenta sempre di più e le conseguenze della povertà mietono sempre più vittime e acuiscono sempre di più le crisi economiche (e anche ambientali). Tutto questo causa spostamenti di centinaia di milioni di persone. Sono le vittime più deboli delle disuguaglianze che quando riescono ad arrivare nei Paesi ricchi vengono additate dalla propaganda politica più becera (a cui pare che troppi creduloni diano retta) come i colpevoli delle sventure nostre.

Il rapporto dice che “negli anni successivi alla crisi finanziaria il numero dei miliardari è raddoppiato, e i loro patrimoni aumentano di 2,5 miliardi di dollari al giorno”. Ma chi indirizza le politiche fiscali sembra faccia finta di non accorgersene. Il fisco in teoria non dovrebbe essere un nemico ma uno strumento attraverso il quale, secondo le Costituzioni dei paesi cosiddetti avanzati, si redistribuisce la ricchezza e si sostengono quei servizi che sono diritti fondamentali e che gli Stati avrebbero il compito di erogare ai cittadini.

Il fisco e la disuguaglianza

Ma il fisco in effetti è oggi diventato ostile alla maggioranza dei cittadini, perché non tiene conto di questo spaventoso e gigantesco problema che è la disuguaglianza: i super-ricchi e le grandi imprese sono infatti soggetti alle aliquote fiscali più basse registrate negli ultimi decenni.

Queste montagne di miliardi sono quindi sempre meno tassate: solo 4 centesimi per ogni dollaro di gettito fiscale provengono da imposte patrimoniali. E non solo a causa dell’elusione fiscale: “Gli individui e le imprese più ricchi - dice ancora Oxfam - sono soggetti a un’imposizione fiscale inferiore alla loro reale capacità contributiva. In molti Paesi ricchi sono state ridotte le aliquote più alte delle imposte sui redditi delle persone fisiche e quelle delle imposte di successione e sui redditi d’impresa. Se la situazione si invertisse, quasi tutti i governi avrebbero risorse sufficienti a fornire servizi pubblici universali”.

Ma nemmeno l’elusione fiscale viene combattuta efficacemente: i super-ricchi “occultano al fisco almeno 7.600 miliardi di dollari evitando così di pagare, secondo le stime, 200 miliardi di dollari di imposte”. Questo le persone fisiche. E le imprese? Le “multinazionali sfruttano le scappatoie delle normative fiscali per trasferire i profitti nei paradisi fiscali societari e ridurre il proprio carico fiscale; si stima che per i Paesi in via di sviluppo ciò comporti la perdita di ulteriori 100 miliardi di dollari di imposte sui redditi d’impresa”, dice Oxfam.

“Se l’1% del segmento più ricco della popolazione - dice il rapporto - pagasse lo 0,5% in più di tasse, ci sarebbero risorse per mandare a scuola tutti gli oltre 260 milioni di bambini che non vi hanno accesso e fornire assistenza sanitaria necessaria a salvare la vita a 3,3 milioni di persone”.

La politica dei muri e le sue vittime

Da noi invece ci si concentra a costruire muri sempre più alti, a rendere il Mediterraneo la frontiera più letale del pianeta, a costruire e a vendere sempre più (e sempre più micidiali) armi da distribuire a pioggia nei paesi più o meno canaglia rendendo sempre più difficile soluzioni pacifiche delle diverse crisi che attraversano i paesi più poveri e incrementando sempre più il numero dei conflitti che - ovviamente - aumentano sia la povertà che gli spostamenti di massa delle popolazioni civili, che sono poi le principali se non le uniche, vittime delle guerre.

E facciamo finta di non sapere che proprio a causa delle disuguaglianze che le nostre politiche (fiscali e non) causano, “3,4 miliardi di persone, pari a poco meno di metà della popolazione mondiale, sopravvivono con meno di $5,50 al giorno” cioè sotto la soglia di povertà estrema. Ci fanno credere che il problema dei problemi non sia il fatto che la ricchezza è sempre più concentrata in poche mani: "l’anno scorso soltanto 26 individui (contro i 43 dell’anno precedente) ne possedevano tanta quanto la metà più povera dell’umanità, ossia 3,8 miliardi di persone”.

Sappiamo i nomi e i cognomi di questi super ricchi (ma chiamarli rapinatori forse sarebbe più corretto): Jeff Bezos, proprietario di Amazon e secondo i dati di Forbes anche l’uomo più ricco del mondo, possiede da solo 112 miliardi di dollari. “Appena l’1% di questa cifra - dice Oxfam - equivale quasi all’intero budget sanitario dell’Etiopia, un Paese con 105 milioni di abitanti”. Eppure, a quel signore non viene in mente un modo per spendere i suoi soldi che non sia quello di “dedicarsi ai viaggi spaziali”. 

I poeti spesso sono più avanti di noi: “Mario, ma tu guarda i miliardi che spendono / a prendere i sassi nel cielo /questi prendono, vanno, vengono, / non fanno niente, è solo un volo / noi quaggiù ci sbraniamo, gridiamo ti amo /ma chi la sente la povera gente”, cantava nel secolo scorso Enzo Jannacci. Da allora nulla è cambiato in meglio, anzi: il problema, stando a quanto riportano i media per gli italiani e gli europei e gli statunitensi, non sono i ladri di soldi e futuro. Il problema sono i migranti.