Sabine Pigalle: “Vi presento le mie “chimere fluttuanti” capaci di rompere ogni schema”

La visionaria artista francese rompe ogni tabù con opere che sono un invito ad essere ciò che si vuole. Il Centre d’Art Contemporain de la Matmut, in Normandia, le dedica una retrospettiva per ora visitabile solo online

Sabine Pigalle: “Vi presento le mie “chimere fluttuanti” capaci di rompere ogni schema”

Il mio più grande divertimento? Usare alcune opere d’arte del XIX secolo, quelle più noiose,  quelle che mostrano un modello di società obsoleto in cui domina il pregiudizio e le trasformo: aggiungo, tolgo, le faccio mie”. Chi ci parla così è Sabine Pigalle, artista e fotografa francese che lavora principalmente con la manipolazione digitale. Classe 1963, dopo gli studi alla Sorbonne e dopo aver lavorato con un genio e un mito della fotografia -  Helmut Newton – ha deciso poi di concentrarsi sulla fotografia di moda. Fino al momento in cui, non troppi anni fa, ha cercato di portarla a suo modo nel mondo dell’arte.

Oggi vive a Parigi, ma se questo momento non ci si riesce a spostare per via del Covid, a farlo ci pensano le sue opere. Fino al 20 giugno prossimo, infatti, il Centre d’Art Contemporain de la Matmut - un posto incredibile nel piccolo villaggio di Saint Pierre de Varengeville, in Normandia - ospita la sua personale che va a ripercorre la sua carriera caratterizzata da quella sua capacità di riuscire a raccontare, attraverso le tecniche digitali – rivisitandola - la Storia dell’Arte. Al momento è chiusa e si può visitare online, ma siamo in molti ad augurarci che lo si possa fare presto anche dal vivo.

La serie “Alpha and Omertà” mostra il maschile e il femminile insieme, una fusione che attrae ma non distrae, che condanna e fa riflettere

“Il mio vocabolario plastico – spiega l’artista - riguarda l’ibridazione, riguarda la rottura ed è per questo che creo chimere fluttuanti tra realtà e regno virtuale, una serie che adotta le convenzioni visive della borghesia ritrattistica, ma trascinandoli nella confusione fino ad alternare i codici di genere e posizione sociale”.

Ecco, quindi, che nelle sue foto il maschile non va a sostituire il femminile, ma a mescolarsi con lo stesso creando una fusione particolare, che attrae e mai distrae, che condanna facendo riflettere, senza però mai punire. Anche perché, per quale motivo mai dovrebbe? Ci sono dame con volti maschili che sono un invito a riflettere sul contrasto tra i canoni visivi dettati dalla società e ciò che in realtà possiamo e vogliamo essere.

In fin dei conti, il messaggio che l’artista vuole trasmettere con questa serie - da lei intitolata “Alpha and Omertà”, una contrazione fra Alfa e Omega, ovvero tra “Interezza” e “Codice del silenzio”, l’Omertà -  è proprio questo: ognuno deve essere libero di essere ciò che vuole. La sua, come spiega, “è una maniera per esprimere una forma estrema di lealtà e di solidarietà di fronte all’autorità, sigillando le labbra di ciascuno a loro difesa anche se innocenti per i reati accusati”. Quel suo mescolare re, principi, regine e principesse con la società della classe media o con dei modelli anonimi e quel tono dirompente che usa e che traspare dalla serie, non fa altro che prendere in giro il galateo morale e l’arte accademica, eliminando quell’immagine tradizionale del maschio alfa che domina la società patriarcale.

“Il politicamente corretto non mi appartiene: decostruisco l’ordine stabilito ribadendo  il diritto di avere un corpo che sia in grado di costruire la propria identità”

Mi allontano dalla correttezza politica – scrive nel catalogo della mostra - smantello la mentalità borghese, decostruisco l’ordine stabilito, rivelo l’equità nascosta di aspetti maschili / femminili che tutti portiamo dentro e rivendico un nuovo standard sociale per liberare il genere da vincoli normativi, utilizzando il diritto di avere un corpo ed essere in grado di costruire la propria identità, se fosse femminile, maschile, un mix di entrambi o anche oltre una categoria binaria”. “La scelta dell’identità di genere – aggiunge - nonostante alcuni notevoli progressi, è ancora tabù e viene disprezzata nelle nostre società moderne. 

La stessa trans-identità, dovrebbe essere depenalizzata in alcuni paesi e rimossa dall’arena psichiatrica ed eventuali nozioni e pratiche psicologiche, dovrebbero essere invece adoperate per liberare il genere da ogni vincolo ideologico e politico”.

Durante la pandemia, inoltre, l’artista ha ripreso alcuni dei quadri più conosciuti nel mondo dell’arte globale, da La ragazza con l’orecchino di perla al ritratto di Dante, celebrato ieri con il Dantedì, e li ha personalizzato con l’oggetto più usato (e quindi venduto) nell’anno della pandemia: la mascherina. Necessaria e vitale, questo sì, ma in questo caso fondamentale per sdrammatizzare.