“Non ci fate giocare perché siamo neri?” Il grido dei ragazzi della Tam Tam basket esclusi dal campionato

Il coach Antonelli: “La norma del 2017 vale solo fino a livello regionale. Le nostre squadre, tutte di immigrati nati in Italia e regolarmente iscritti alle scuole italiane, non possono gareggiare”. L’intreccio perverso tra norme nazionali e regole federali. Burocrazia o razzismo? E dove sono finite le belle parole sull’integrazione dopo la favola olimpica?

La squadra della Tam Tam Basket
La squadra della Tam Tam Basket

“I ragazzi vogliono giocare il campionato nazionale. E’ il loro sogno. Non sono da Nba ma ci credono, si sono allenati, la squadra di basket è la loro nuova identità. Forse l’unica. La Federazione non lo permette. I ragazzi mi stanno chiedendo: perchè non possiamo giocare? Perchè siamo neri?”. Massimo Antonelli è un ex giocatore di basket (Virtus Bologna, ad esempio) e con altri quattro colleghi/amici è il responsabile del progetto Tam-Tam. Che in pochi anni è diventata una società sportiva che forma atleti. Soprattutto piccoli uomini con valori e passione. 

Il Perfect game di Castel Volturno

Il “Perfect game” italiano è ambientato a Castelvolturno, in Campania. Al posto della squadra di giovanissimi immigrati messicani che diventerà protagonista del campionato juniores negli Stati Uniti del 1957 raccontata nel bel film di Kevin Costner, ci sono una trentina di giovanissimi africani, nati in Italia, cresciuti in qualche modo a Castel Volturno che hanno avuto nella vita la “fortuna” di incontrare cinque persone che dallo sport hanno avuto molto e nel 2016 hanno deciso  che era giunta l’ora di restituire qualcosa. Il film non c’è ancora. La storia è tutta vera e da raccontare. Anche se ancora nessuno conosce il finale. 

Se le parole sono pietre, in politica diventano brezza. Specie quando la politica si occupa di diritti.  Stamani il ddl Zan  contro l’omotransfobia rischia di schiantarsi per l’ottusità di alcuni gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, incapaci di capire il valore della mediazione su un testo così importante e quindi anche divisivo. Qualcuno ha voluto giocare a dadi col ddl Zan e adesso rischia di mandare tutto all’aria. Con lo ius soli, una cittadinanza più veloce per chi è vissuto in Italia e ha seguito uno o più cicli di studio  è accaduta una cosa simile nel 2017: testo già approvato alla Camera, il Pd non ritenne utile forza re la mano e portarlo al Senato per il via libera finale. Quella legge è morta allora.  E da almeno dieci anni illudiamo qualche migliaio di giovanissimi “italiani” cui vengono negati alcuni diritti fondamentali. Ad esempio competere a livello agonistico. Poi se Jacobs vince i cento metri e anche la staffetta, se le Olimpiadi diventano più belle grazie  ai figli di immigrati che vivono in Italia da anni, ci si riempie la bocca sulle magnifiche sorti progressive del melting pot  e delle società miste. Interviste, ospitate tv, proclami: tanto clamore mediatico e zero sostanza politica.

La denuncia 

Nella giornata convulsa giornata di ieri, tra manovra, pensioni, ddl Zan e varie ed eventuali, casca l’occhio si un comunicato “anomalo” dell’onorevole Michele Anzaldi (Iv). “Ancora una volta l’ottusa burocrazia della Feder Basket rischia di bloccare i ragazzi della Tam Tam Basket di Castel Volturno: 5 anni di campionati, di partite, di vittorie non bastano a permettere a questi ragazzi di fare sport serenamente, al pari dei loro coetanei. La loro 'colpa'? Essere figli di immigrati. Ma come si fa a definire 'stranieri' dei giovani nati in Italia e che frequentano fin da piccoli le scuole italiane? Che fine hanno fatto tutte le belle parole pronunciate in occasione delle Olimpiadi di Tokyo da parte dei vertici dello sport italiano, ma anche dal mondo delle istituzioni?”.

Che sta succedendo ancora? Tam Tam aveva già conquistato le prime pagine nel dicembre 2017 quando, governo Gentiloni, Renzi segretario del Pd, nella legge di bilancio fu inserita grazie al lavoro di Anzaldi e Lotti all’epoca sottosegretario con delega allo Sport, lo Ius soli sportivo. “Ogni cittadino minorenne straniero che vive in Italia da almeno un anno e ne frequenta le scuole può gareggiare nello sport senza aggravio”. Quella legge ha permesso a 800 mila ragazzi stranieri minorenni che vivono in Italia di poter fare sport e gareggiare. Inutile dire che fare sport, allenarsi, partecipare ad un rito come quello delle gare del fine settimana è per molti adolescenti la prima e spesso l’unica forma di integrazione (con la scuola, ovviamente). Attenzione però: le legge Tam Tam del 2017 vale solo per le competizioni e i campionai a livello regionale.

Intreccio di regole, burocrazia anche nello sport

Massimo Antonelli è l’unico che può spiegare cosa sta succedendo e di fare luce in un garbuglio assurdo di regole nazionali che vanno a sbattere con regole federali. “Nel 2019 abbiamo vinto il campionato regionale under 15. I ragazzi erano strafelici, emozionati, orgogliosi. E hanno iniziato a sognare: Coach, vogliamo giocare nell’eccellenza. Alcuni di loro conoscono la geografia italiana grazie alla squadre di basket. Nessuno di loro sarà mai Michel Jordan  o Kobe Bryant però hanno tanta passione e quando mi dicono coach-coach-coach, così, tre volte di fila, significa che vogliono fare sul serio”.Ma il sogno di questi ragazzi, tutti figli di africani approdati senza nome vent’anni nella zona di CastelVolturno per raccogliere pomodori, si sta schiantando contro una regola assurda: l’Eccellenza si gioca a livello nazionale e la deroga per i giocatori minorenni stranieri, la legge del 2017, vale solo per i campionati a livello regionale. In sintesi: tutti i minorenni stranieri possono allenarsi ma non possono gareggiare a livello nazionale. Questo vale certamente per la FederBasket (Fip). Già il 21 settembre 2019 la Fip ha risposto argomentando per decine di pagine i motivi del No: non possiamo dare troppe deroghe; le altre squadre si lamentano; in sostanza emerge la preoccupazione che aprendo agli stranieri minorenni - che in questo caso arriverebbero numerosi  - possano essere trascurati i vivai italiani. Poi c’è il Covid, i campionati interrotti, passa il tempo. Tam Tam resta a giocare a livello regionale. Il vivaio intanto aumenta: tutti giocatori colored, gli italiani di Castelvolturno. Arrivano le settimane per le iscrizioni ai campionati ’21-’22.

Il campionato ’21-’22

Racconta Antonelli: “Iscrivo ai campionati eccellenza due squadre, under  17 e under 19. Il portale della Fip rigetta l’iscrizione perchè quando metto i nomi, al secondo nome straniero il sistema si blocca in nome della regola al massimo due stranieri per squadra. Allora diciamo che forzo un po’, li iscrivo a mano. E Fip mi risponde ancora una volta No perchè le squadre del campionato, sentite autonomamente dalla Federazione , non avrebbero dato il consenso unanime e necessario alla nuova deroga”. 

La società ha presentato ricorso al Tar per la squadra under 17. C’è già stata una prima risposta non positiva. Si attende il verdetto del 7 novembre. Per l’under 19 Antonelli è convinto di avere la soluzione in tasca e di vincere a tavolino alla “prima occasione utile. Scoppierà un casino ma abbiamo ragione noi”.  Un regola federale, quindi Fip, garantisce il diritto di formazione: ovverosia, dopo quattro anni di allenamenti e partite diventi un giocatore “italiano” a tutti gli effetti. I ragazzi della Tam Tam under 19 (tutti minorenni) hanno quattro anni di formazione. Solo che non risulta sui terminali perchè, al solito, giocando in deroga, le formazioni sono state scritte a penna e non nel sistema federale. Una situazione assurda. “Disumana” dice Antonelli. “I ragazzi mi chiedono: ‘Non ci vogliono perché siamo neri?’ Vorrei che qualcuno a Roma si rendesse conto del danno che stanno facendo”.

Qualcosa di clamoroso

Antonelli comunque ha un piano B. “Sentirete presto parlare di noi, faremo qualcosa di eclatante, poi io sarò sospeso come allenatore ma pazienza. Lo faccio per questi ragazzi. Se lo meritano”.

Tam Tam basket è nata il 22 ottobre 2016. Cinque sportivi - Massimo Antonelli e il fratello Rino, Antonella Cecatto, Pietro d’Orazio e Guglielmo Occiero - decisero che era giunto il tempo anche per loro di dare seguito ad un principio mutuato dagli anglosassoni: la giving back philosophy. Restituire qualcosa a chi ti ha dato tanto. Nel loro caso, lo sport. Il 22 ottobre 2016 ci fu il primo allenamento. La prima selezione fu fatta nelle scuole. Quel giorno si presentano 17 immigrati e 14 italiani. Nel giro di due-tre sedute gli italiani spariscono.

Tam tam, come la palla, il tamburo e il cuore

I figli di immigrati aumentano: la squadra, gli allenamenti, la maglia, il senso di appartenenza, sensazione che molti di loro conoscono in quel momento per la prima volta. Sono figli di braccianti agricoli, muratori, badanti, qualcuno - a Castel Volturno da vent’anni - è riuscito ad aprire piccoli negozi, di frutta, parrucchiere, oggetti etnici. Sono ragazzi che fanno anche 4-5 km a piedi per andare agli allenamenti, con ogni tempo e temperatura.   Alcuni sponsor tecnici in questi anni hanno saputo garantire divise, palazzetti per gli allenamenti, il pulmino per le trasferte. Si chiamano “Tam Tam” perchè è la musica del tamburo africano, il suono della palla sul parquet e il ritmo del cuore.  Quando sono arrabbiati dicono “si nu ciesso”. Adesso dicono “coach-coach-coach” - per tre volte di fila - vogliono giocare il campionato e chiedono: “Non ci fanno giocare perchè siamo neri?”. Serve un perfect game italiano.