[Il rapporto] Msf nei campi dei braccianti-schiavi del Metapontino: alloggi fatiscenti e malattie croniche

Una equipe di medici della Ong ha condotto visite su 910 persone, per lo più immigrati, costretti a condizioni di vita disumane. Le testimonianze

[Il rapporto] Msf nei campi dei braccianti-schiavi del Metapontino: alloggi fatiscenti e malattie croniche
di An. L.

Casolari fatiscenti e malsani, camere spartane con materassi buttati a terra come letti, secchi al posto delle toilettes. E' lo scenario nel quale 2 mila braccianti, per lo più immigrati, sono costretti a vivere nel Metapontino, larga zona in provincia di Matera a vocazione per lo più agricola. Sono soprattuitto giovani uomini a cui i ritmi di lavoro pesantissimi e le scarse condizioni igieniche in sui sono costretti a vivere riserva una vasta gamma di malattie spesso male o mai curate. La descrizione meticolosa delle patologie a cui sono esposti queste persone è scritta nero su bianco in un rapporto di Medici senza frontiere dal titolo emblematico: "Vite a giornata. Precarietà ed esclusione nelle campagne lucane".   

Condizioni igieniche terribili e patologie croniche

"Tra luglio e novembre 2019, siamo intervenuti nell’area con una clinica mobile, offrendo cure mediche di base e orientamento socio-sanitario - si legge nel rapporto -. Su 910 visite mediche, abbiamo identificato in 785 casi condizioni mediche legate in particolare alle difficili condizioni di lavoro e di vita, come infiammazioni muscoloscheletriche o disturbi gastrointestinali e respiratori", ancora dermatiti e reazioni allergiche: tutti disturbi riconducibili alle pessime condizioni igienico sanitarie degli alloggi. Tra quelle visitate, 51 persone soffrivano di malattie croniche come diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, respiratorie o patologie ai reni.

Condizioni aggravate dal fatto che, come rileva il rapporto, "più di 1 paziente su 2 ha avuto difficoltà ad accedere al sistema sanitario, soprattutto per barriere amministrative, sebbene oltre il 30% abbia detto di essere in Italia da più di 8 anni". Solo il 43% possiede la tessera sanitaria e il 27% ce l'ha scaduta e, "nonostante avesse un permesso di soggiorno valido, non era in grado di rinnovarla per motivi amministrativi, legati all’impossibilità di dichiarare una residenza", si legge ancora nel rapporto. 

Msf ha avviato il progetto "Rural Settlements" (in italiano insediamenti rurali) che in Italia ha portato i volontari della Ong a svolgere attività di supporto medico-sociale tra i campi del Metapontino, dove migliaia di braccianti lavorano in condizioni difficili, come detto. Gli operatori hanno offerto cure mediche in sette insediamenti, tra cui l’ex-Felandina, baraccopoli in cui vivevano ammassati i lavoratori stagionali, nel comune di Metaponto di Bernalda, provincia di Matera, utilizzata come base per raggiungere i campi della zona oggi sgomberata. 

Le testimonianze

Le testimonianze raccolte sono, per certi versi, agghiaccianti. “La persona che ero una volta non esiste più. Dicono che siamo in Europa, ma mi sembra che qui si viva peggio che in molti posti in Africa. Questa è la periferia invisibile dell’Europa” ha detto A. di 30 anni, proveniente dal Niger.

E nell'ex-Felandina c'è stato anche S., 29enne rifugiato politico eritreo con una storia singolare. A 12 anni venne ferito a una gamba mentre, nel suo paese, cercavano di arruolarlo forzosamente. Fuggito e arrivato in Italia quattro anni fa, entra nel sistema di protezione in un centro din accoglienza di Venezia. Da qui viene ricoverato in ospedale dove viene operato alla gamba, che recupera parzialmente. Uscito dall'ospedale con un certificato di invalidità perde l'alloggio nel centro di accoglienza ma trova un lavoro presso una panetteria. Il lavoro non dura che alcuni mesi. Da lì al Metapontino il passo è breve: il giovane arriva alla ex-Felandina dove cerca occupazione nei campi, ma nessuno lo vuole assumere per via di quella gamba malata. Trova un posto di fortuna presso un amico, avviluppato dal disagio psicologico.

L'arrivo di Msf porta un po' di luce: lo aiutano ad accedere al sistema sanitario e a entrare in contatto con il Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati (Siproimi), richiedendo l'inserimento in un progetto di accoglienza. Adesso S. sta a Matera e studia l'italiano, sogna di fare il panettiere e prendere la patente. 

Msf che ha ormai concluso la sua attività in Basilicata ha passato il testimone all’associazione locale LOE-UISP, che si avvale di medici volontari, e a cui ha ceduto il camper dell’unità mobile, le attrezzature mediche e le scorte di farmaci.