Mario Mieli: storia di un pensatore e di un innovatore dimenticato

A Roma abbiamo incontrato Andrea Adriatico, regista de “Gli anni amari”, un film che ripercorre la vita del fondatore del movimento omosessuale italiano

Un'immagine di Mario Mieli
Un'immagine di Mario Mieli

Negli anni Ottanta, Andrea Adriatico era un adolescente quando un poco più che ventenne, Mario Mieli (1952-1983) scrisse un libro necessario per molti oltre che per sé stesso - Elementi di critica omosessuale (Einaudi) - un saggio destinato a restare nel tempo e a segnare la storia del movimento LGBT italiano e non solo. Col tempo, Mieli è divenuto il simbolo di quel mondo che all’epoca doveva ancora scoprirsi, farsi conoscere ed accettare, tanto che poi è stato considerato lui stesso uno dei fondatori del movimento omosessuale italiano a cui è dedicato il circolo più famoso d'Italia.

“Mieli era un genio che ci ha sedotto", ci spiega Adriatico che nella vita fa il regista. Siamo nel cuore più verde di Roma, alla Casa del Cinema di Villa Borghese, e lui ci presenta il suo Gli anni Amari, un film che va ripercorrerne la vita di Mieli a partire dall’adolescenza nel rinomato quanto austero liceo classico Giuseppe Parini di Milano in cui espresse con coraggio la propria personalità chiedendo di farsi chiamare Maria. “Riusciva a sedurre tutti coloro con cui entrava in relazione – continua il regista – ma era anche un ragazzo immerso in una profonda solitudine, quella in cui si è ritrovato per l’ennesima volta quel giorno di marzo del 1983 in cui, a soli 30 anni, decise di togliersi la vita”.

Mieli, pensatore dimenticato

Nato nel 1952 a Milano, Mario fu attivista, intellettuale, scrittore, performer, provocatore, ma soprattutto un pensatore e un innovatore dimenticato. Figlio di genitori benestanti e penultimo di sette figli, visse una vita intera in un rapporto complicato con il padre Walter e la madre Liderica Salina. Oltre all’adolescenza, la pellicola racconta la sua gioventù e la sua vita notturna sfrenata, quando l’omosessualità era ancora sinonimo di disturbo mentale. C’è il suo viaggio a Londra e l’incontro fondamentale con l’attivismo inglese del Gay Revolution Front, seguito poi dal ritorno in patria e dall’adesione a “Fuori!”, la prima associazione del movimento di liberazione omosessuale italiano, la fondazione dei “Collettivi Omosessuali Milanesi”. La pubblicazione del suo celebre saggio è di quegli anni (1977) cui segue una grande popolarità mediatica.

Nel film c’è anche la sua vita privata, ad esempio la devozione esoterica inseguendo una proclamata discendenza dai faraoni, la droga come i ricoveri negli ospedali psichiatrici. “Mario – ricorda Adriatico - era il protagonista assoluto in quel momento, un ragazzo attorno al quale gravitavano nomi e volti di amici e compagni che assieme a lui contribuirono a cambiare la storia”, aggiunge, “da Corrado Levi a Piero Fassoni, da Ivan Cattaneo ad Angelo Pezzana (fondatore del primo movimento omosessuale italiano, ndr), senza dimenticare Fernanda Pivano, Milo De Angelis, Francesco Siniscalchi (il massone che denunciò Licio Gelli e la P2, ndr) e  il giovanissimo Umberto Pasti, futuro scrittore, con cui Mieli ebbe un’intensa e sofferta storia d’amore”. Nel film viene ricordato anche quando rubò la scena a Dario Fo durante un comizio al Parco Lambro di Bologna oppure quando intervistò con tacchi e trucco, per una trasmissione Rai, gli operai dell’Alfa Romeo sull’omosessualità.

Il personale e il politico

Prodotto da Cinemare, Rai Cinema e da Nicoletta Mantovani con la sua Pavarotti International, il film – necessario per riportare in primo piano una figura conosciuta da pochi – è stato già presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma, ha tra i protagonisti l’esordiente Nicola Di Benedetto nel ruolo di Mieli, Sandra Ceccarelli, Antonio Catania, Tobia De Angelis, Lorenzo Balducci, Giovanni Cordì, Francesco Martino, Davide Merlini e Grazia Verasani che è anche autrice della sceneggiatura con Stefano Casi e Adriatico. “Mieli - ha ricordato quest’ultima - è stato il promotore di un movimento per la liberazione omosessuale che nacque da una volontà di cambiamento sociale, inclusi l’utopia, il sogno, e un modo ideale, visionario e creativo di mettere il personale e il politico sullo stesso piano. Il film racconta questo clima irripetibile attraverso di lui”.

Degna di nota, la colonna sonora che ci riporta tra le sonorità italiane che accompagnarono la vita del protagonista attraversando molti generi esemplari di quell’epoca. Nelle prime scene del giovanissimo Mieli c’è Abracadabra (1969) e la voce di Sylvie Vartan, poi Il primo giorno di primavera (1969) dei Dik Dik, Non mi rompete (1973) del Banco del Mutuo Soccorso fino al rock irriverente del lombardo Ivan Cattaneo, presente con due brani, Polisex e Darling (1975), quest’ultimo scritto proprio da Mieli.

C’è il pop, che nel film ha la voce di Raffaella Carrà che canta una delle sue maggiori hit, Rumore (1974), e Paolo Frescura con la romantica Bella Dentro (1975), senza dimenticare Faust’O con Piccole Anime (1980). Gli anni “amari” del titolo - “quei vitali, difficili, creativi, dolorosi e rimossi anni ’70” – sono onnipresenti e diventano essi stessi i coprotagonisti di questa storia collettiva di impeto libertario tra colorate manifestazioni giovanili e un’aspirazione rivoluzionaria. Da non perdere.