Marie è la prima sindaca trans francese: "Ero un uomo, oggi vivo una normalità possibile"

Ha 55 anni e fino a qualche anno fa all'anagrafe era un uomo. Si stupisce delle richieste di interviste e pensa al suo paesino di circa 550 abitanti

Marie è la prima sindaca trans francese: 'Ero un uomo, oggi vivo una normalità possibile'
TiscaliNews

Conquista gli onori della cronaca in tutto il mondo non per la sua attività politica ma perché è la prima trans a diventare sindaca in una cittadina francese. per Marie Cau, per l'anagrafe uomo fino a qualche anno fa, è motivo di rammarico. Ma anche questo parla di muri di diffidenza abbattuti e di diritti conquistai. Lei dice di voler essere "simbolo di normalità" e sicuramente la strada è tracciata. 

Tilloy-lez-Marchiennes è un villaggio di 530 abitanti immerso nel cuore di un parco naturale a una quarantina di chilometri da Lille, nel Nord della Francia. La sindaca Cau, 55 anni, nata nella regione, a Roubaix, non vuole divulgare il suo vecchio nome maschile. Lei pensa al suo progetto politico per "risvegliare" il paese, che le sembrava un po' addormentato.

Il nome della lista con cui ha vinto le elezioni contiene in sé il programma. "Decider ensemble" (decidere insieme) significa democrazia partecipativa: sviluppare l'economia locale, riconciliare agricoltura ed ambiente e occuparsi delle persone che vivono sole. Un impegno non da poco per un piccolo centro della campagna francese. Davanti a tutte le richieste di intervista lei risponde la stessa cosa: la mia elezione è "un non avvenimento".

Marie e la "normalità possibile"

Marie che nella vita lavora come consulente finanziaria, specializzata nel "servizio management", vive nel paesino da circa vent'anni. L'idea di occuparsi del comune dopo un sindaco rimasto in carica per due decenni, spiega che le è venuta parlando con le persone del paese. Riflessioni sulla necessità di rispondere ai bisogni della piccola comunità. Adesso parla di sé soltanto perché le centinaia di messaggi ricevuti l'hanno convinta che è diventata "un simbolo". Lei accetta di esserlo, ma vuole rappresentare una "normalità possibile": "non sono mai stata una militante, ma se ho la possibilità di far passare un messaggio, ho il dovere di farlo", spiega a Le Monde.

Il passato di Marie non è stato semplice, spiega al quotidiano francese: un'infanzia difficile, da adulto una moglie e tre figli. Poi la consapevolezza che non si può mentire a lungo a se stessi e agli altri. A quarant'anni matura la decisione, sofferta, cui segue il divorzio e una nuova identità. E la nuova vita, in campagna, dove "la gente ha i piedi per terra" ed è, evidentemente, più pratica. "Più che in città - spiega - non c'è malevolenza. La paura viene dall'ignoto. A partire da quando ti conoscono, la paura non c'è più.