La nave dissequestrata e l'atto d'accusa: il doppio schiaffo della legge a Salvini

Il tribunale di Palermo toglie i sigilli alla nave Mare Jonio e quello dei ministri scrive un pesante rapporto contro l'ex ministro dell'Interno

La nave dissequestrata e l'atto d'accusa: il doppio schiaffo della legge a Salvini

Il tribunale civile di Palermo ordina il dissequestro immediato della nave di Mediterranea, la Mare Jonio, sotto sequestro dallo scorso 3 settembre. La nave era entrata in porto, dopo aver salvato quasi cento naufraghi e dopo averli trasferiti tutti - in acque internazionali - sugli assetti della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, e per questo era stata posta sotto sequestro. Ma il tribunale civile di Palermo ha accolto il ricorso della rete Mediterranea per la reimmissione in possesso della nave salva migranti, smontando tutte le accuse che il ministro dell'Interno aveva costruito contro l'Associazione Mediterranea. 

"La decisione del Giudice civile di Palermo ripristina finalmente la legalità", ha commentato Alessandra Sciurba, Presidente della associazione Mediterranea Saving Humans. "La Mare Jonio è di nuovo libera, dopo un sequestro illegittimo durato cinque mesi. E, dopo l'archiviazione delle accuse contro il comandante Marrone e il capomissione Casarini, questo è un altro fondamentale passo verso la cancellazione dal basso dei Decreti Sicurezza".
"Il governo attuale - dice ancora Alessandra Sciurba - non ha avuto il coraggio di fare politicamente quello che un tribunale oggi ha ritenuto essere l'unica cosa giusta. La nostra nave è libera, e adesso vogliamo tornare in mare al più presto, a salvare i profughi di una guerra terribile dall'annegamento e dalle catture delle milizie libiche, a salvarci, insieme alle altre navi della società civile, da scelte criminali e velenose come quelle del rinnovo del memorandum con la Libia. Ma per farlo, abbiamo bisogno di tutto il sostegno dei nostri equipaggi di terra".

Il doppio schiaffo

Il secondo schiaffo all'Ex ministro Salvini arriva dal tribunale dei ministri di Palermo, che in 114 pagine motiva la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Salvini indagato per sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio. 

I giudici contestano la violazione delle convenzioni internazionali per una decisione presa in totale autonomia dall'allora ministro dell'Interno. Secondo la magistratura, nello scambio di mail con il premier Conte è evidente che se il primo ministro chiedeva che i minori fossero immediatamente sbarcati, Salvini sosteneva invece che nessuno sarebbe dovuto sbarcare. "La condotta omissiva ascritta agli indagati, consistita nella mancata indicazione di un Pos (porto sicuro) alla motonave Open Arms, è illegittima per la violazione delle convenzioni internazionali e dei principi che regolano il soccorso in mare, e, più in generale, la tutela della vita umana, universalmente riconosciuti come ius", scrivono i giudici.

Durante i giorni in cui la nave rimase bloccata davanti a Lampedusa, più volte il premier scrisse a Salvini per sollecitare lo sbarco immediato dei minori. Il giorno di ferragosto Salvini risponde che la responsabilità non è dell'Italia ma dello Stato di bandiera, la Spagna, "anche con riferimento alla tutela dei loro diritti umani". E "che inoltre, non vi erano evidenze per escludere che gli stessi viaggiassero accompagnati da adulti che ne avevano la responsabilità, comunque ricadente sul comandante della nave - si legge ancora nella richiesta di autorizzazione a procedere - che, infine, aveva già dato mandato all'Avvocatura generale dello Stato per impugnare il decreto di sospensiva del Presidente del Tar del Lazio, che di fatto aveva rimosso ogni ostacolo all'ingresso della nave in acque territoriali".