I manifesti fake di Salvini e della Meloni su gay e migranti nella provocazione del Banksy torinese

L’artista misterioso Andrea Villa torna a colpire tappezzando la sua città con manifesti in cui fa dire ai politici frasi che non pronuncerebbero mai

I manifesti fake di Salvini e della Meloni su gay e migranti nella provocazione del Banksy torinese

Dell’artista e writer inglese Banksy, il maggiore esponente vivente della street art, sappiamo solo che è nato a Bristol e che ha 46 anni, ma non ne conosciamo la vera identità. Non ha mai mostrato il suo volto, ma al suo posto ci pensano le sue opere, presenti sui muri di diverse città del mondo, luminose metropoli come paesini piccolissimi e sperduti. In questo anni ci sono state diverse mostre a lui dedicate (una delle ultime, Il secondo principio di un artista chiamato Banksy, è in corso al Palazzo Ducale di Genova) e sono stati pubblicati diversi libri (recuperate quello cult, Wall and Piece, in Italia pubblicato da L’Ippocampo edizioni), ma sull’artista continua a regnare il mistero.

Anche noi in Italia abbiamo un artista che ha scelto l’anonimato: si chiama Andrea Villa (o, almeno, è così che si fa chiamare) ed stato già ribattezzato dal mondo dell’arte come il “Banksy torinese”, autore di lavori che non hanno nulla a che vedere con la guerrilla art del collega inglese con cui invece condivide la sua presa di posizione contro ciò che non funziona, dalla politica all’economia fino al sociale. La sua prima opera risale al 2014, Il Quinto Stato, e omaggiava con ironia il celebre dipinto di Pelizza da Volpedo; seguì poi Eau Di Nolfi, in cui citava una famosa pubblicità di Dolce e Gabbana ironizzando su un politico e nel 2016 trasformò Matteo Salvini e l’esponente dell'estrema destra Marine Le Pen in Adolf Hitler con un rasoio rovesciato posizionato sotto il naso.

Tempo dopo, prese di mira il giornalista Maurizio Belpietro - inserendolo in un finto manifesto pubblicitario in stile futurista della Campari – e Alessandra Mussolini rappresentandola in stile icona religiosa, con un preservativo al posto dell'aureola. Sempre Salvini, assieme a Di Maio, finirono su un altro manifesto affisso per alcune vie della città sabauda con un dito medio tra i loro profili. Sopra le loro teste, la frase “0,2% zero in due” che indicava la percentuale di crescita del PIL italiano prevista dalla Ue nel 2019.

Il nuovo colpo di Andrea Villa

Qualche sera fa, un altro colpo del “nostro” Banksy, sempre a Torino e sempre con dei cartelloni pubblicitari fake. Ancora una volta il volto di Matteo Salvini, ma con accanto Giorgia Meloni e una scritta/slogan: “Pensa come vuoi, ma pensa come noi”. Sotto il volto del leader della Lega, il testo “Aprire i porti ai migranti è un dovere civile e morale”; sotto quello della numero uno di Fratelli d’Italia le parole: “I gay devono sposarsi nelle chiese cattoliche, è un loro diritto inviolabile”.

Seguito da uno stemma che ricorda quello della linea di moda di Chiara Ferragni (un occhio aperto) ma che con la stessa non ha nulla a che fare, simbolo, nel caso di Villa, del “Ministero della Verità”. Si tratta, ovviamente, di una sua ennesima provocazione, da lui poi spiegata sulla sua pagina ufficiale di Facebook. “Mi sono appropriato provocatoriamente dei precedenti manifesti della Boldrini e di Conte e ho usato il loro stesso aspetto grafico per distorcere i messaggi sovranisti e farli miei, scrivendo sotto le teste dei leader frasi che non avrebbero mai pronunciato".

Quella di Villa è sicuramente una maniera originale e diretta “per contrastare una dilagante propaganda tossica”, come ha lui stesso dichiarato. Si tratta di “un vero e proprio monito agli artisti e ai creativi”, il suo modo per manifestare la sua personale forma di ribellione contro qualsiasi autorità governativa che disprezzi apertamente o clandestinamente le libertà dei suoi cittadini”. “Siamo un’unica umanità. Se qualcuno viene ferito, siamo tutti feriti. Questo è un periodo storico molto importante dal punto di vista politico, quasi un parallelismo con l’inizio secolo di cento anni fa, nel periodo dei dada e dei futuristi”.

“Con le mie azioni”, conclude Villa, “vorrei spingere i giovani artisti italiani a non avere paura, ad alzare la testa dalla sabbia e tornare ad analizzare e criticare la società contemporanea, senza avere paura delle conseguenze”. I due cartelloni, però, sono stati già rimossi, ma ci piace pensare che qualcuno, invece, abbia deciso di rubarli, perché sono delle opere d’arte che un giorno non troppo lontano avranno sempre più valore.