Ius culturae, Landini rilancia la cittadinanza per i figli degli immigrati. Le proposte ci sono, ma anche le critiche

Sono due i disegni di legge in commissione Affari Costituzionali, una di Boldrini e l'altra di Orfini. Il sindacalista: "Se si vuole coesione sociale si diano diritti a tutti i giovani". Draghi prende appunti e, per ora, tace. Il no di Meloni

Ius culturae, Landini rilancia la cittadinanza per i figli degli immigrati. Le proposte ci sono, ma anche le critiche
(Foto Ansa)

"Un futuro per i giovani". Ragazze e ragazzi evocati da Maurizio Landini, segretario della Cgil, nel corso delle consultazioni con il presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, nel cui novero "sono anche i figli degli immigrati", per i quali servono gli "stessi diritti di cittadinanza". Atto imprescindibile, dice il sindacalista, "se si vuole coesione sociale". Un tema importante ma probabilmente poco trattato nel corso di questo doppio giro di audizioni che dovrebbe portare al governo più allargato della storia della Repubblica. Dal M5S passando per Pd e Leu fino a Forza Italia e alla Lega, con solo la destra estrema di Fratelli d'Italia fuori, sono talmente tante e variegate le forze politiche comprese entro il perimetro tracciato dall'ex presidente della Bce da vanificare di fatto ogni fuga in avanti verso temi sensibili e divisivi, quale appunto lo ius soli, ancorché riveduto e corretto. Ma le varianti sono tante e niente è ancora scritto.

Il tema è quanto mai attuale perché, come ha sottolineato il leader del maggior sindacato italiano, attiene ai diritti ma anche al mondo del lavoro, nella sua visione più ampia, che Draghi ha il difficile compito di rivitalizzare dopo la drammatica stasi nella quale è caduta l'economia italiana. Lo sguardo proposto è prospettico e risponde a una domanda cruciale: che società dobbiamo ricostruire dopo l'azzeramento prodotto dalla pandemia?

Ius soli, ius sanguinis, ius culture

Lo ius soli, il diritto di cittadinanza per nascita, alternativo allo ius sanguinis attualmente vigente in Italia - ovvero diritto di appartenenza a uno Stato perché si è figli di padre o madre italiani - turba i sogni delle forze politiche da almeno quanche decennio. Da quando cioè l'Italia è diventata suo malgrado Paese di forte immigrazione ma soprattutto da quando le forze di centrosinistra sono riuscite a riportare il tema all'interno dell'agenda politica di governo. Inutile sottolineare che la questione resta divisiva anche in questa sinistra che, allargata a un centro molto liquido e poco identitario, trova sempre più difficoltà a focalizzarsi su temi di questa portata. L'immigrazione è un campo di fiori e spine davanti al quale anche la sinistra di governo ha indugiato mantenendosi spesso su posizioni ambigue. 

Eppure in Italia i minori figli di immigrati sono circa 1 milione e 600 mila, il più delle volte nati in Italia, cresciuti e scolarizzati al pari dei coetanei con cittadinanza. Può la politica non occuparsene? Secondo Landini a questo punto è fondamentale farlo. Il primo tentativo di mettere mano alla materia con una legge risale al governo Gentiloni. In quel frangente il Parlamento cercò di dare corpo a una norma che prevedesse uno ius soli rivisto, che spostasse il criterio principale dalla nascita nel suolo italiano all'aver frequentato un corso di studi completo. Quello che venne fuori nella norma, approvata alla Camera e arenatasi al Senato nel dicembre del 2017 - pochi mesi prima, lo scioglimento delle Camere avvenuto nel giugno del 2018 -, fu un nuovo principio chiamato ius culturae, ovvero la cittadinanza subordinata all'aver acquisito la cultura italiana, a prescindere quindi dalla nazionalità dei genitori. 

Da Gentiloni al Conte II: le proposte di legge

Il governo successivo formato da M5S e Lega, ca va sans dire, non se ne occupò, essendo la materià tabù per il Carroccio a guida Salvini. "La cittadinanza è una cosa seria e arriva alla fine di un percorso di integrazione, non è un biglietto per il Luna Park”, andava dicendo il leghista mentre metteva in campo i respingimenti, chiudeva i porti e alimentava l'odio verso "gli invasori". Qualche timido tentativo si è visto invece durante il Conte II con l'ingresso nella maggioranza di Pd e Leu. E proprio da qui arrivano le due proposte di legge che attendono in commissione Affari costituzionali.

La prima, presentata dall'ex presidente della Camera, Laura Boldrini, stabilisce che può acquisire la cittadinanza italiana "chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno è regolarmente soggiornante in Italia da almeno un anno, al momento della nascita del figlio". Non solo, la proposta prevede anche la cittadinanza per "chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno è nato in Italia". Ma per acquisire il diritto è necessario anche il requisito culturale. Dice il testo: "Il figlio di genitori stranieri acquista la cittadinanza italiana, a seguito di dichiarazione di volontà in tal senso espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale, se ha frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria di primo grado ovvero secondaria di secondo grado presso istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione".

L'altra proposta di legge è a firma di Matteo Orfini (Pd) e ricalca, più o meno, la norma del governo Gentiloni: acquisizione della cittadinanza dopo che il minore nato da genitori stranieri ha completato un ciclo di studi nel nostro paese, elementari, medie o scuole superiori. 

Meloni dice no: "Si parli piuttosto dei disoccupati" 

Le parole di Landini ributtano quindi sul tavolo la carta dei diritti dei figli degli immigrati che, si può immaginare, potrebbe entrare nell'agenda di un governo a guida Draghi che - senza pronunciare alcun No - sembra accogliere tutte le proposte dei partiti comprese quelle della Lega che, in maniera ancora poco comprensibile, assicura di non voler mettere veti, nemmeno nella spinosa questione della gestione delle migrazioni, dicendosi "a favore di una legislazione europea". Ma forse lo ius soli-ius culturae è altro e, forse, più difficile da digerire. Se Salvini per ora tace, chi si oppone con forza è Giorgia Meloni che ha collocato i suoi Fratelli d'Italia all'opposizione. In un tweet la segretaria infatti scrive: "È normale che mentre rischiamo milioni di disoccupati il sindacato dei lavoratori si occupi di chiedere al nuovo governo la cittadinanza automatica agli immigrati?".