Non trova autisti, forma e assume 120 richiedenti asilo. Ma i decreti Sicurezza lo costringono a licenziarli

Il manager della Number 1 Logistic parla davanti alla commissione Affari costituzionali. "La nostra era una bella storia di integrazione, è stato tutto vano"

Un'azienda parmense che opera nel settore della logistica, suo malgrado, "vittima" dei decreti Sicurezza: è l'estrema sintesi di una storia che ha inizio nel 2017 quando, a causa della difficoltà a reperire autisti che conducano i camion per il trasporto delle merci, la Number 1 Logistic avvia un progetto di formazione e inserimento al lavoro di 160 richiedenti asilo. Lezioni teoriche e pratiche vengono attivate dalla stessa azienda che, alla fine di un percorso professionalizzante, porta 120 giovani fino all'assunzione con contratto regolare.

Tutto bello finché anche la Number 1 - il 20 per cento delle merci dei supermercati passano dai loro magazzini - cade vittima delle famigerate norme del governo gialloverde. Centinaia di migliaia di richiedenti asilo rimangono senza permesso di soggiorno, quello concesso per motivi umanitari. Tra questi ci sono i 120 dipendenti che la società parmense aveva formato e assunto. La società si trova costretta a licenziare tutti e ricominciare la “difficile” ricerca dei lavoratori specializzati per mandare avanti l'attività.

La storia è stata raccontata dallo stesso presidente, Renzo Sartori, nel corso di un'audizione davanti alla commissione Affari Costituzionali della Camera, nell'ambito dell'analisi del testo della proposta di legge C. 13 di iniziativa popolare, "recante nuove norme per la promozione del regolare soggiorno e dell'inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari". Sartori ha spiegato per bene quali conseguenze sono derivate dalle restrizioni dei decreti Sicurezza.

L'esperienza del progetto Next

Il progetto Next (New experiment for training), ha raccontato il dirigente, prevedeva lezioni di lingua italiana, educazione civica e formazione professionalizzante come operatori di magazzino per il 2018 e autisti nel 2019, "a cui abbiamo contribuito al pagamento della pratica della patente del camion". "Gli autisti di camion oggi non si trovano - ha aggiunto davanti alla Commissione -, noi li abbiamo formati prendendoli dagli Sprar. Oggi invece queste persone saranno costrette a vivere nell'illegalità". Giovani uomini di diverse etnie, provenienti dal Senegal, dalla Nigeria, dal Ghana e anche dal Venezuela, formati e assunti grazie ai permessi di soggiorno provvisori con davanti un futuro concreto.

"Questi progetti li abbiamo fatti in collaborazione con la Caritas di Fidenza e di Parma - ha detto ancora Sartori -, con le aziende, che hanno contribuito soprattutto nel primo anno, e in parte anche con il finanziamento di Cariparma". Un progetto riuscito, che ha dato una prospettiva di futuro e integrazione a 120 giovani immigrati. "Noi sappiamo quello a cui spesso vanno incontro gli stranieri in Italia, sentiamo parlare spesso del caporalato o dello sfruttamento. Credo che noi abbiamo fatto una cosa giusta - ha chiosato il manager -, la nostra è una bella storia di accoglienza che dimostra come inserire correttamente delle persone deboli nel mondo del lavoro sia possibile”.