“Halston”, gioie, dolori e castighi di un’icona della moda e del mondo LGBTQI+

Su Netflix la nuova serie tv dedicata allo stilista e grand viveur americano interpretato da Ewan McGregor 

“Halston”, gioie, dolori e castighi di un’icona della moda e del mondo LGBTQI+

Tre anni fa, durante il Tribeca Film Festival, a New York - città molto amata da Roy Halston Frowick (1932-1990), per tutti Halston - venne presentato il documentario a lui dedicato di Frédéric Tcheng che ripercorreva la vita di quella personalità iconica degli anni ’70 e ’80. La cosa suscitò subito una curiosità su di lui, una vera e propria “Halston mania”, registrata soprattutto tra le nuove generazioni che non sapevano neanche chi fosse quel grande stilista americano che partendo da Des Moines, in Iowa, si fece conoscere, in poco tempo, al mondo intero.  

Dal doc alla serie Netflix: è “Halston mania”

Da poche settimane, grazie a Netflix, si continua a parlare ancora di lui grazie a “Halston”, la mini serie in 5 puntate a lui dedicata, tratta da “Simply Halston”, il libro biografico di Steven Gaines, diretta da Daniel Minahan e prodotta da Ryan Murphy che ha al suo attivo grandi successi come «American Horror Story», «Glee» e, non certo a caso, il remake di un cult gay come «Boys in the band». Ad interpretare lo stilista e grand viveur c’è Ewan McGregor. Krysta Rodriguez è invece Liza Minelli, Rory Culkin è Joel Schumacher e Rebecca Dayan è Elsa Peretti, designer di Tiffany & Co, scomparsa qualche settimana fa.

Quando Jackie Kennedy indossò un suo abito e gli cambio la vita 

Halston fu una vera e propria personalità iconica degli anni ’70 e ’80, un grande amico di Andy Wahrol e il creatore di una nuova corrente fashion, fatta di eleganza e tocchi audaci. Karl Lagerfeld riteneva che fosse “il primo della nuova generazione di stilisti a creare il vero stile americano” tanto da vestire  star come Liz Taylor, Bianca Jagger, Catherine Deneuve, Liza Minnelli, Jackie Onassis, Marella Agnelli ma - soprattutto - Jackie Kennedy. Fu infatti grazie al cappellino celeste da lei sfoggiato all’Inauguration Day del marito nel 1961, che Halston raggiunse la fama in mondiale meno di 24 ore. 

Ewan McGregor e la New York post ‘68 

La serie Netflix -  già tra le più viste sulla piattaforma - ripercorre quegli anni soffermandosi molto sulla realtà LGBTQI+ della New York post ‘68 dove quell’acronimo ancora non c’era, o meglio, non aveva avuto ancora questa estensione. Il regista segue passo dopo passo il percorso biografico dello stilista che iniziò disegnando cappellini fino ad avere Jackie come modella. Un gran colpo per un ragazzo umile come lo era lui, almeno alle origini, e che arrivo a frequentare le star più grandi di quegli anni tra  eccessi e uno stile di vita festaiolo che lo contraddistingueva. In una delle scene c’è infatti McGregor all'interno del nightclub Studio 54, centro di gravità mondano dell’epoca. Puntata dopo puntata, è proprio vero che Halston assomiglia a un trattato di sociologia sugli anni ‘70 e ‘80, folli e affascinanti. Grazie a lui torniamo tornare a quell’epoca folle e a suo modo speciale quando una certa New York viveva come i tempi della caduta dell’Impero romano tra discoteche alla moda ed eccessi di ogni tipo. È la storia della sua ribalta come designer e celebrità: uno che incarnava la decadenza dell’epoca, approfondendo - come si legge nella sinossi di Netflix - “la presa di potere ostile del suo omonimo marchio, che lo costrinse a combattere per il controllo del suo bene più prezioso… il nome stesso Halston”.

Dagli sfarzi alla cenere

Nonostante lo sfarzo e la fama però, la sua storia non ebbe un lieto fine: nel 1983, assieme alla sua brand, fini al centro di un’importante controversia commerciale che ha scosso il mondo della moda e non solo. Dopo un accordo con JCPenny, i grandi magazzini di alta moda che vendevano i prodotti Halston - su tutti  Bergdorf Goodman - hanno ritirato i tutto ciò che era firmato dallo stilista scaffali, credendo che il marchio fosse stato svalutato dalla nuova partnership. Negli anni successivi, l’etichetta fu acquisita più volte, e il controllo dell’azienda da parte dello stilista diminuì drasticamente e in tempo record. Diminuì anche la sua capacità di resistenza alle cure contro l’AIDS di cui era affetto, tanto che nel 1990 morì in seguito ad alcune complicazioni di salute legate a quella malattia. Il suo sogno adesso rivive in tv. 

L’omaggio del brand alla sua memoria 

 Il brand americano ha voluto rendere omaggio al suo omonimo fondatore, dando vita a una speciale collezione ispirata ai pezzi d'archivio. Si tratta di una linea esclusiva che riprende alcuni dei pezzi d’archivio più celebri del fashion designer, apparsi anche durante gli episodi dello show su Netflix: dieci abiti da sera iconici, già disponibili sul sito di Halston al pre-ordine, che prendono il nome dalle Halstonette del designer, le molteplici muse che hanno contribuito a delineare la cifra stilistica del brand. Tra questi non poteva mancare Elsa, in onore di Elsa Peretti, ovvero un caftano di chiffon di seta stampato in batik blu zaffiro, Liza, ispirato a Liza Minnelli, un caftano in chiffon di seta lurex in versione oro e navy, o ancora Beverly, dal nome della top model Beverly Johnson, un abito in chiffon di seta stampato rosso e fucsia.